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Il mostro di Udine

Nero italiano, il mostro di Udine: 13 vittime, una caccia che continua

Famosi ed esecrabili, sono gli incubi dei nostri giorni, i serial killer. Un incubo che diventa più cupo se il mistero della loro identità non è stato mai svelato.

Non c’è nulla di rassicurante nei serial killer, nulla di umanamente salvabile. Nulla che possa intenerire chi si trova davanti una serie di cadaveri scelti a caso, seguendo caratteristiche fisiche o la semplice opportunità. Niente.

Il mostro di Udine
Il mostro di Udine – Boomerissimo.it

Persone che fino ad un momento prima pensavano alle piccole cose della loro vita, fare la spesa, portare a spasso il cane, cosa avrebbero preparato a cena, il momento dopo sono diventate oggetto di attenzione di un individuo che le ha scelte per soddisfare il suo piacere, piacere che coincide con l’omicidio. Persone che all’improvviso si ritrovano non solo a non avere più un futuro, ma a sperare che quel presente, orrido e terrificante, finisca presto. Un attimo dopo sono vittime, perdono nome, abitudini, espressione. Diventano prove e non è poco, se da quelle prove, che prima avevano un nome, altre potranno continuare ad esserlo.

Le prove

Non è un caso, grazie soprattutto alla scienza, che per merito di queste “prove”, molti assassini seriali siano stati identificati, arrestati e processati. Ted Bundy avrebbe avuto qualche chance in più in tribunale se non avesse morso le sue vittime. Il Golden State Killer è stato scoperto grazie al DNA lasciato sui corpi, prova che ha permesso agli scienziati forensi di ricostruirne l’albero genealogico ed arrivare a lui.

Joseph D'Angelo
Il Golden State Killer, identikit vs foto all’arresto (left: FBI, right: Sacramento Sheriff, CC0, via Wikimedia Commons)- Boomerissimo.it

Il Green River Killer, attentissimo a tutto, è stato invece tradito da microsfere di vernice che sono state ritrovate sulle donne uccise e che provenivano dal suo luogo di lavoro. Poi ci sono gli altri, quelli che non sono mai stati identificati, quelli che nonostante abbiano lasciato tracce, non è stato possibile confrontarle con qualcosa/qualcuno. E siamo ancora qui a ragionare e fare ipotesi sull’assassino dello Zodiaco o sul mostro di Firenze. In questo articolo parleremo proprio di uno di questi assassini, uno di quelli che è rimasto un’ombra senza nome, mentre le persone che ha ucciso un nome lo avevano.

Il mostro di Udine

Ai giornali di una volta e ai media più o meno social di oggi piacciono le generalizzazioni. E’ così che nascono gli appellativi, i nomi che vengono affibbiati ad assassini, la storia ne offre generosi esempi: Jack lo Squartatore, la saponificatrice di Correggio, la belva di San Gregorio, il mostro di Firenze, il mostro di Udine. Soprattutto per quanto riguarda gli ultimi due, la definizione è quantomeno riduttiva. Si tratta di omicidi che non sono stati compiuti in città, ma nella provincia, in zone nascoste, lontano da occhi indiscreti. E se il mostro di Firenze aveva una predilezione per coppie che si appartavano alla ricerca di privacy e quindi vulnerabili, il mostro di Udine prediligeva vittime che vulnerabili lo erano per professione, le prostitute, persone ad alto rischio per definizione. Tredici donne furono uccise in provincia di Udine tra il 1971 e il 1989. Erano donne della cui sorte pochi si interessavano, il cui assassinio non meritava titoloni sui giornali. Oltre alle prostitute, nell’elenco ci sono anche donne con altre fragilità, con dipendenze, donne che volutamente vivevano di notte. Di queste tredici vittime solo quattro sono per certo state uccise dalla stessa mano. Ma molti dubbi restano sulle altre.

Marina Lepre
L’ultima vittima del Killer, Marina Lepre – Boomerissimo.it

Quattro donne uccise d’inverno, in giorni di pioggia, quando il fango confonde le impronte rendendo tutto più difficile. Donne strangolate e sgozzate, violate da un grosso taglio a S sull’addome, dal petto al pube, senza toccare l’ombelico.

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Qualcosa che ricorda i tagli cesarei prima maniera, degli squarci, che rimanevano a perpetuo monito di gravidanze difficili oppure le dissezioni sui cadaveri, le autopsie. Perché? Un perché che ad oggi non è mai stato trovato. Dalle perizie, dalla precisione nei tagli e nell’assenza di sbavature, si è pensato ad un medico, chirurgo o ginecologo in grado di eseguire una simile incisione. Qualcuno, su questa base è anche stato indagato, qualcuno sorpreso a girovagare nei luoghi dei delitti con studi in medicina, ma in assenza di prove concrete si è approdati a nulla. Di recente è stato isolato un profilo di DNA da vecchie prove conservate. Ma un DNA serve a niente se non puoi confrontarlo con altri. Si cerca ancora, ma fino ad allora tredici donne continueranno a non avere giustizia.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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