Abbiamo davvero corso il rischio che la superstar dei serial killer restasse libero. La prova che ha inchiodato Ted Bundy.
Ragionamento deduttivo e consequenziale, queste erano le armi di un detective prima di prove forensi ipertecnologiche, esami del DNA e altre diavolerie che abbiamo imparato a conoscere tramite i vari CSI.

Che poi, non succede mai come nei telefilm che le prove siano cosรฌ chiare e lineari. Quella fibra di un particolare blu prodotta in un solo momento storico e solo per quel particolare manufatto si รจ depositato proprio nel fermaglio della vittima. Mai. O quasi mai. Le scene del crimine, specialmente quelle allโaperto corrono il serio rischio di essere contaminate, corrotte e addio prove schiaccianti.
Le prove
Le prove parlano, vero, quando ci sono. Lo stesso dicasi dei testimoni, anche se, da alcune ricerche, risulta che non ci sia nulla di meno attendibile di un testimone oculare.
Tutti abbiamo in mente il confronto allโamericana in cui il testimone indica con sicurezza il colpevole, o, anche meglio, il perfetto colpo di scena in tribunale in cui il testimone oculare urla con sicumera, in perfetto stile Perry Mason: Eโ lui!

Escludendo i riconoscimenti fraudolenti di persone prezzolate, piรน di una ricerca ha gettato unโombra di dubbio sullโesatta percezione di un testimone oculare. Il fatto di essere presenti ad un evento criminoso non significa aver prestato adeguata attenzione ai dettagli. Ad esempio, se si assiste ad un crimine in cui qualcuno รจ armato, tutta la nostra attenzione sarร fissata sullโarma. Ciรฒ che avviene intorno non verrร adeguatamente messo a fuoco e tantomeno ricordato.
Anche il modo in cui le domande vengono poste puรฒ influenzare le risposte di un testimone. I quesiti dovrebbero essere quanto piรน possibili neutri. Nei confronti allโamericana lโufficiale presente non dovrebbe essere a conoscenza di quale tra le persone presenti sia il reale sospettato. Ci sono meccanismi subliminali che da un lato suggeriscono la risposta e dallโaltro riescono a coglierla.
Il futuro, secondo la rivista Science, รจ nella gestione informatica dei riconoscimenti.
Come hanno inchiodato Bundy
Allโepoca del processo Bundy, nel 1979, le prove erano perlopiรน circostanziali. Identikit, testimoni che avevano visto Bundy in prossimitร delle scene del crimine ed alcune prove forensi, come alcuni capelli, presumibilmente di Bundy trovati in alcuni effetti personali delle vittime. Mancava la prova regina, la pistola fumante, che collocava definitivamente il serial killer sulla scena del crimine e lo inchiodava alla sua responsabilitร .
Niente DNA allโepoca e se Bundy era accorto e furbo, bisognava esserlo di piรน per inchiodarlo.
In quanto predatore, Bundy aveva un suo rituale nelle uccisioni, rituale che in molti casi prevedeva che mordesse le vittime dopo averle stuprate e uccise e non sempre in questโordine.
Durante lโassalto alla confraternita Chi Omega Bundy, in un quarto dโora, tra le 2.45 e le 3 del mattino uccise Lisa Levy e Margaret Bowman, di 20 e 21 anni, mentre dormivano ed in piรน le aveva morse ripetutamente e con forza.
Queste impronte dei morsi furono fotografate e confrontate in aula con i calchi dentali presi allโimputato. Era una procedura nuova, usata per la prima volta, basata sulla convinzione che, come le impronte digitali, anche le impronte dentali siano uniche e riconducibili ad un individuo ed uno solo.
Fu davvero un colpo di teatro. Gli odontoiatri forensi Richard Souviron e Lowell Levine testimoniarono in aula che le ferite da morso presenti su Lisa Levy combaciavano perfettamente con la dentatura di Bundy. In particolare, era possibile riconoscere lโimpronta di un incisivo centrale scheggiato e dalle cartelle cliniche in possesso dellโaccusa risultava che Bundy lo avesse rotto ben prima del 1978. Fu proprio grazie a questa prova che il serial killer fu condannato a morte.

Ad onore del vero, oggi, una condanna solo sulla base di unโimpronta e di una foto non sarebbe possibile. Un odontoiatra forense, oggi, avrebbe sicuramente ravvisato lโalta possibilitร che le impronte provenissero dallo stesso individuo, ma la certezza non avrebbe potuto giurarla. Ma oggi avremmo il DNA ad inchiodare il mostro per i suoi delitti.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it


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