Cosa sappiamo di Ted Bundy, davvero. Chi è stato, come è diventato il serial killer più studiato e raccontato del mondo. E soprattutto, chi sono state le sue vittime e come potremo mai liberarci di questo incubo.
Quali sono le ragioni per cui Ted Bundy, è diventato il simbolo stesso del serial killer? Bundy è una figura che supera la cronaca ed entra direttamente nelle nostre paure e nei nostri incubi.

Su Boomerissimo abbiamo provato a capire perché, non tanto con elucubrazioni psicologiche ma raccontando la sua storia. La sua, e soprattutto quella delle sue vittime, anche quelle che gli sono sopravvissute.
Alle radici dell’incubo
Ted Bundy forse ci colpisce perché ha l’aspetto di una persona esattamente come noi. Per certi versi, forse, anche migliore di noi. Bell’aspetto, intelligenza vivace, un lavoro normale e anche di un certo prestigio. Nessun particolare bisogno economico. Non abbiamo certezze di terribili traumi familiari, al massimo il sospetto. Nulla di quello che, in un certo senso, riesce a spiegare con chiarezza la parabola di un altro serial killer come Ed Gein, il macellaio di Plainfield.

Alle radici delle parabola criminale di Ted Bundy abbiamo “solo” un amore tormentato e fallimentare, la storia di Diane Edwards, che abbiamo raccontato qui.
Si tratta di una storia certamente complessa, ma quasi sconvolgente nella sua normalità. L’ unica donna che Ted Bundy non è riuscito ad avere torna all’infinito nei ritratti delle sue vittime, ragazze di bell’aspetto, che sembrano scelte per assomigliare a quella prima fidanzata sfuggita. Non sapremo mai davvero quali forze abbiano spinto Ted Bundy ad essere quello che è stato. Ma la storia con Diane Edwards resta tutto sommato il migliore indizio che abbiamo.
Dalla parte delle vittime
La carriera assassina di Ted Bundy è stata lunghissima, e degna di un film, che in effetti è stato fatto, anche con un certo successo. Circa vent’anni, e venti vittime confessate e accertate. Il numero reale potrebbe però essere molto, molto più alto.

Raccontare la storia di questa scia di sangue e di morte comporta un pericolo gravissimo, quello di trasformare l’autore in eroe, per quanto negativo e consegnare le sue vittime a uno sfondo confuso, una lista di nomi, se va bene. O nemmeno quello, nella maggior parte dei casi. È un rischio che abbiamo cercato di affrontare in questo articolo (e non solo), nel abbiamo voluto parlare di Kathy Kleiner, una delle donne che a Bundy sono riuscite a sfuggire. Non così purtroppo, per le sue compagne di camera di quella drammatica notte.
Quella notte, Ted Bundy riuscì a fuggire. Ma la sua folle corsa cominciava finalmente ad avviarsi alla fine. Del suo arresto abbiamo ritrovato una immagine storica: la foto del confronto all’americana a cui venne sottoposto.

La Kleiner fu una delle testimoni del processo, che condusse Bundy alla sua drammatica fine sulla sedia elettrica.
La vittima dimenticata: sua moglie
La storia di Ted Bundy è prima di tutto una storia di distorsione e di manipolazione. Il suo aspetto affascinante, i suoi occhi azzurri, la sua faccia da ragazzo perbene, sono state le sue armi più pericolose, in una serie di omicidi che ha cambiato per sempre la coscienza del pericolo che si nasconde anche nei rapporti umani apparentemente meno angoscianti.
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Ted Bundy affascinava, inteneriva talvolta con i suoi trucchi, le sue finte braccia ingessate, il suo sorriso innocente. Un bel ragazzo innocuo, che aveva bisogno di aiuto. Di questo meccanismo perverso, c’è una vittima che molti hanno dimenticato o hanno voluto addirittura accusare: sua moglie Carol Ann Boone. Una storia che ha travolto un’altra vita, e che abbiamo voluto raccontarvi qui.
La figura di Carol Ann Boone è stata oggetto di polemiche e controversie. Sedotta con astuzia e abilità manipolatorie, sposata durante il processo grazie a un assurdo cavillo legale, la Boone ha sempre voluto credere, drammaticamente, nell’innocenza di Bundy.

Indifferente alle testimonianze, alle prove forensi, si è arresa solo all’estrema confessione di Bundy. Una storia tragica, in un certo senso la più sconvolgente, della violenza narcisistica e illusionistica di Bundy.
Tradito dalle complici più fedeli
Nella sua vita, Ted Bundy non è stato fedele a niente e a nessuno. In un modo o nell’altro tutte le persone che hanno creduto in lui, per breve o per lungo tempo, sono state tradite, e molto spesso uccise in circostanze raccapriccianti. Una delle poche cose a cui Bundy sia stato fedele è la sua macchina: il maggiolino Volkswagen, auto leggendaria per tutti ma soprattutto per quella generazione americana di cui Bundy faceva parte.
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Era un’auto simpatica e semplice, che induceva fiducia. Difficile non amarla, eppure l’amore di Ted Bundy per questa vettura ha dei connotati addirittura assurdi, una storia nella storia che abbiamo voluto raccontarvi qui.
L’aspetto più incredibile della storia è che Bundy di maggiolini ne ha avuto più di uno e in un modo o nell’altro tutti gli sono stati alla fine fatali, conducendolo sulla sedia elettrica.

Una storia nella storia, conclusa in modo drammatico, con una morte pubblica che ha avuto anche connotati morbosi e raccapriccianti, di cui abbiamo trovato tracce che abbiamo riportato per dovere storico e di cronaca. Ma senza eccessi horror: senza oltrepassare la misura e senza partecipare al morboso sabba che coinvolse i media dell’epoca.
Ted Bundy e l’altra serie
La parabola criminale di Bundy ha fornito materia per numerose serie TV che raccontano la sua vita e le sue imprese criminali, con successo variabile.
Quella di cui abbiamo voluto parlarvi noi, però, non è una delle serie che tutti abbiamo conosciuti, in certi casi apprezzato. Ma il legame, piuttosto rocambolesco e imprevedibile con una serie storica, amatissima, quanto apparentemente del tutto slegata dalla storia vera e drammatica di Bundy: NCIS.
Un legame che passa per il più noto interprete della serie: Mark Harmon, e uno dei ruoli da lui interpretati. Uno sviluppo imprevedibile, che passa per coincidenze e incontri che hanno lasciato un durevole segno.

Come molte delle storie di Bundy, anche questa è finita in modo drammatico. Questa volta per il serial killer, “fritto” sulla sedia elettrica. Harmon ne è uscito invece con un Golden Globe. Una storia che vale la pena di leggere qui.
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Molto sappiamo di Ted Bundy, molto resta da leggere, raccontare, capire. Stay tuned, Boomerissimo cercherà di farlo, andando sempre oltre l’ovvio e il già detto.
La redazione







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