E’ difficile credere che qualcuno si leghi volontariamente ad un efferato criminale senza essere, a sua volta, malvagio. Eppure accade anche questo.
Non è la storia di Diabolik ed Eva Kant. Lui non guida una Jaguar E-Type, non ruba preziosi gioielli, non ha covi in tutto il mondo. Soprattutto non indossa maschere per assumere sembianze altrui. In questo, Ted Bundy, aveva superato il personaggio creato dalle sorelle Giussani. La sua maschera era il suo volto, capace di sembrare di volta in volta una persona diversa, tanto da trarre in inganno le sue vittime.

In questa recita, portata avanti per anni, ha trascinato anche le sue compagne, in particolare sua moglie, Carole Ann Boone.
Le sue donne
Non uccideva tutte le donne che incontrava, con alcune ha avuto anche delle relazioni. La prima, quella che lo ha abbandonato e che per alcuni è stato il trigger sulla sua già malata personalità, Diane Edwards, ha continuato la sua vita, inconsapevole a lungo di aver sfiorato una tragedia.

Elizabeth Kloepfer ha avuto un rapporto lungo e continuativo con Bundy. Per sei anni hanno vissuto insieme con la figlia di lei. Ma Elizabeth non era nè stupida nè cieca, si rese conto che c’era una macabra linea che univa gli spostamenti del suo fidanzato con le sparizioni e gli omicidi di giovani donne. Più volte Liz chiamò il numero messo a disposizione dalla polizia per esprimere i suoi dubbi su Bundy, ma nessuno la prese tanto sul serio da controllare. Non ci sono colpe da assegnare. Negli anni Settanta le indagini si facevano “a mano”, niente dati da incrociare via computer e possiamo solo immaginare il volume di segnalazioni che arrivavano, molte delle quali da mitomani assolutamente inattendibili.
L’unica moglie
Una sola donna gli ha creduto tanto da sposare questo Diabolik psicopatico, Carole Ann Boone. Carole non somigliava in alcun modo ad Eva Kant, non fisicamente, nè caratterialmente. Tanto la compagna di Diabolik era affascinante, tanto Boone era ordinaria al limite dello scialbo, tanto Eva era volitiva ed aveva sposato in toto il modo di vivere del suo uomo, tanto Carole, per fare quello che ha fatto ha dovuto crederlo innocente.
Di questa donna si conosce veramente poco. Si sa che è nata ad Olympia, nello stato di Washington nel 1947.
Quando i due si conobbero nel 1974, Boone era già stata sposata una volta e stava divorziando dal secondo marito, da cui aveva avuto un figlio, James. Entrambi lavoravano presso il Washington State Department of Emergency Services, il loro compito, tra le altre cose, era di ritrovare proprio le ragazze che Bundy aveva ucciso.
Bundy le chiese subito un appuntamento, anche se, all’epoca, era ancora legato ad Elizabeth, ma lei all’epoca rifiutò.
Quando fu arrestato, Carole rifiutò di accettare la sua colpevolezza. Si scrivevano lettere romantiche anzi pare che sia stata lei stessa a dare del denaro al serial killer, denaro che servì per la sua fuga nel 1977.
Qualcuno ha ipotizzato che a causa della perdita del fratello in circostanze tragiche, lei avesse maturato un forte senso di colpa che la spingeva a tentare di salvare gli altri. Ma questa informazione non siamo stati in grado di verificarla.
All’epoca del processo, Bundy, in quanto difensore di sé stesso, chiamò proprio Boone per testimoniare sul suo carattere. A testimonianza del fascino che il serial killer naturalmente emanava, il pubblico era popolato da ragazze che si acconciavano come le sue vittime, capelli scuri lisci con la scriminatura nel messo e orecchini a cerchio. Da ottimo e perverso conoscitore dell’animo umano, Ted si servì della donna per tentare di veicolare nella giuria l’immagine di un sé stesso timido ed amorevole e, con un autentico colpo di teatro, la sposò nell’aula del tribunale, avvalendosi di un’assurda legge della Florida.
Fedele all’idea dell’innocenza di Bundy, Carole gli faceva visita nel braccio della morte, portandoli droga per via vaginale e riuscendo anche a concepire con lui una figlia, Rose.
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La recita dell’uomo innocente andò avanti a lungo, fino a quando, approssimatasi la data dell’esecuzione, Ted tentò il tutto per tutto: confessare e fare trovare i resti delle vittime ancora disperse. Ma il rapporto tra i coniugi si era già deteriorato, se diamo credito ad una sedicente amica di Boone all’epoca, Diane Smith. Secondo quanto da lei riferito nella docu-serie “Ted Bundy: Falling For a Killer”, l’uomo era “exhausting, obsessive, demanding, moody, always needing” ed alla lunga questo atteggiamento finì con il minare il rapporto.
La confessione diede, lugubre a dirsi, solo il colpo di grazia. Carole sparì con la figlia, non rispose mai più alle sue telefonate e alle sue lettere, tanto meno presenziò all’esecuzione.
Quello che è successo dopo è fumoso. Tornò nello stato di Washington dove cambiò nome, così come pare sia morta in un ricovero. L’oblio forse se lo era meritato.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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