Forse non è stato il più crudele, ma la sua posizione nella classifica degli esseri più malvagi è piuttosto alta. E per agire si è avvalso di una complice, anzi due.
Quando fu eseguita la sentenza di morte, il 24 gennaio del 1989, fuori dal penitenziario di Railford in Florida si era radunata una folla per inneggiare alla fine del serial killer.

Il dolore che aveva causato era ancora vivo e forte. Lui dichiarò di avere ucciso almeno 30 donne, ma il numero esatto non è mai stato definitivamente accertato. Gli inquirenti pensano a 36, ma potrebbero essere molte di più.
Le ultime ore dell’assassino
Giustiziato sulla sedia elettrica, Ted Bundy fino all’ultimo usò le sue doti di manipolatore per rimandare la sua condanna. Ma quel 24 gennaio davvero non ci fu più nulla che lui potesse fare. Venne portato al cospetto di Old Sparky alle 7.06 del mattino. Attraversato da una scarica di 2000 Volt, ne fu dichiarato il decesso 10 minuti dopo.

Il suo corpo fu cremato secondo le sue volontà e le ceneri affidate al suo avvocato Diana Weiner che le disperse sulle Taylor Mountains (qualche fantasioso ipotizza che potrebbe averle “disperse” nell’immondizia).
La definizione più corretta dell’uomo la diede Bundy stesso:
«I’m the most cold-hearted son of a bitch you’ll ever meet.»
Le “complici” a motore
Ted Bundy era un serial killer solitario, come del resto lo sono quasi tutti questi criminali, ma per eseguire i suoi efferati delitti ha anche lui avuto bisogno di un supporto, quanto meno materiale.
Questo a coronamento di una vita sprecata alla ricerca del proprio piacere nell’estremo dolore di innocenti.

Per rapire le sue vittime e portarle in luoghi sicuri Ted si serviva della sua auto, un maggiolino VW.
Per anni Bundy ha girato a bordo della sua VW color sabbia regolarmente acquistata nel 1968. Era un’automobile molto in voga tra i giovani. Costava poco e macinava chilometri. Solo in quell’anno, il 1968, ne furono consegnati in USA ben 423.008 esemplari. Parte del successo dell’auto fu dovuto anche ad una delle più geniali campagne pubblicitarie che il mondo dell’advertising ricordi, campagna che rovesciava tutti gli stereotipi fino ad allora usati per vendere le auto. L’uomo che la ideò fu uno dei più grandi pubblicitari dell’epoca: Bill Bernbach.
Ma Bundy aveva modificato l’auto ai suoi scopi. Aveva rimosso il sedile del passeggero e la maniglia interna e aveva collocato ciò che gli serviva: manette, maschere, corda, un piede di porco.
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E fu proprio grazie allo strano allestimento del suo maggiolino che Bundy fu arrestato la prima volta. Fermato da Bob Hayward, poliziotto della stradale, nel cuore della notte perché guidava a fari spenti, il tutore dell’ordine fu insospettito proprio dall’assenza del sedile del passeggero. La perquisizione del veicolo svelò il kit del serial killer oltre ad altri evidenti indizi.
Mentre era in attesa del processo, Bundy lavò l’auto e la mise in vendita. Incauto acquisto per un adolescente che se la vide requisire dagli inquirenti qualche tempo dopo. Il lavaggio non era stato accurato. La scientifica trovò tracce di sangue e oltre ad altre tracce biologiche di tre vittime. Processato e condannato, Bundy riuscì a fuggire.

Tre anni più tardi il signor Rick Garzaniti di Tallahassee in Florida, subì il furto della sua auto. Di che auto si trattava? Di un maggiolino, arancione stavolta.
Autore del furto era il fuggiasco Bundy. E ancora una volta fu arrestato, questa volta definitivamente, dall’agente David Lee, a bordo del maggiolino, dopo un inseguimento ad alta velocità per le strade di Pensacola.
La sorte delle Beetle incriminate
Al termine del processo, il maggiolino arancione fu restituito al legittimo proprietario in condizioni pietose. Privo del sedile posteriore e ricoperto di polvere per le impronte, il signor Garzaniti decise di venderlo dopo pochi mesi. Non riusciva a sopportare l’idea che qualcuna delle vittime di Bundy potesse aver vissuto i suoi ultimi istanti in quell’auto. Fu acquistata da un signore per sua figlia adolescente. Seppur informato del passato del veicolo, l’acquirente non ne fu affatto turbato. Garzaniti in seguito si pentì di averlo venduto per soli 1300 dollari, ma ormai era fatta. E le tracce finiscono qui.

Diversa la storia del maggiolino di proprietà di Bundy. Fu acquistato dallo sceriffo di Salt Lake City che mise un annuncio sul New York Times per rivenderlo. La richiesta era di 25000 dollari. Nel 2001 fu acquistato da Arthur Nash, un collezionista. Per quattro anni è stato esposto al National Museum of Crime and Punishment di Washington, D.C. fino a quando il museo è stato chiuso.
Attualmente fa parte della collezione dell’Alcatraz East Crime Museum di Pigeon Forge, Tennessee, dove fa buona compagnia a cimeli di John Wayne Gacy ed altri criminali. Un articolo apparso su caranddriver.com fornisce anche il prezzo del biglietto del museo, specificando che i bambini sotto i sette anni entrano gratis.
Ma la domanda è, perché portare dei bambini a guardare l’orrore?
Antonietta Terraglia


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