Impossibile scegliere. Due attori dal carisma immenso, ma che sono entrati in conflitto più di una volta.
Due espressioni senza tempo del fascino maschile, due declinazioni di charme e appeal con cui tutte le generazioni di uomini a loro successive hanno dovuto misurarsi.

Meglio rinunciare. Quello che hanno avuto e continuano ad avere non è solo un aspetto estetico gradevole, per quello bastano degli asettici indossatori, questi due attori trasudavano magnetismo, impossibile non guardarli, impossibile non seguirli con lo sguardo fino al loro scomparire dalla scena.
Paul Newman e Steve McQueen, due modi di essere
Cinque anni di differenza non sono un’eternità, Paul Newman era del 1925 e Steve McQueen del 1930, ma non sarebbero potuti essere più diversi.
Newman, l’uomo con gli occhi più belli del mondo è stato sempre convinto di non essere all’altezza. Nato in una famiglia agiata, non si sentiva adeguato per suo padre, non abbastanza come attore. Nella percezione perpetua di questa sua inadeguatezza, studiava ogni copione in modo ossessivo, curando ogni dettaglio. Ma anche come attore si sentiva un miracolato, favorito dalla morte di James Dean a cui era destinato il ruolo che avrebbe fatto di Newman un mito, Lassù qualcuno mi ama.
Sapeva di essere sempre al centro dell’attenzione di fan e fotografi e sapeva anche di sottoporre i suoi figli a questa tortura mediatica. Non si perdonò mai la morte del figlio Scott, avvenuta per overdose.
Di tutt’altra pasta era Steve McQueen. I suoi genitori non si sposarono mai, il padre, pilota acrobatico, abbandonò la madre sei mesi dopo averla conosciuta. Lei si rifugiò nell’alcol e il bambino crebbe con i nonni. Tornato a vivere con la madre il giovane Steve entrò subito in contrasto con le nuove figure maschili con cui la madre si accompagnava, anzi per dirla con le sue parole, loro “locked horns immediately”. Dislessico e parzialmente sordo a causa di un’infenzione, McQueen non era uno studente modello, anzi cominciò a frequentare gang e commettere piccoli reati. A quattordici anni, a seguito dell’ennesimo reato, fu inviato alla California Junior Boys Republic, una scuola per adolescenti problematici e qui iniziò il suo cambiamento, completato nei marines.
Diversamente da Newman, McQueen aveva un’alta opinione di sé stesso come uomo e come attore e Yul Brynner, durante le riprese de I magnifici sette, ne fece le spese. McQueen non aveva alcuna forma di reverenza verso i colleghi più affermati.
Il gran rifiuto
Nel 1969 fu offerto a McQueen di prendere parte ad un film che sarebbe poi entrato nella storia, fosse anche solo per la colonna sonora di Burt Bacharach, Butch Cassidy and the Sundance Kid.
Steve cominciò a contare quante righe della sceneggiatura spettavano al suo personaggio e quante a Paul Newman, che aveva il ruolo principale e indagò circa la differenza di cachet tra lui e Newman. Alla fine decise di rifiutare. La parte andò poi a Robert Redford con il quale Paul formerà un sodalizio grandioso.
Ma la storia della disputa tra McQueen e l’attore con gli occhi più belli del mondo si riaccenderà qualche anno più tardi, quando i due si ritroveranno, nel 1974, sul set de L’inferno di cristallo.
McQueen arrivò a pretendere dallo sceneggiatore Stirling Silliphant di aggiungere dodici battute di dialogo per il suo personaggio, così da andare in pari con quelle di Newman.
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Newman, dal canto suo, rimase decisamente scioccato quando venne a sapere che McQueen aveva anche richiesto di avere esattamente la sua stessa quota di tempo sullo schermo.

Lo scrittore A.E. Hotchner, amico e più tardi cofondatore della Newman’s own, l’industra alimentare filantropica, gli fece una visita sul set. Trovò Paul Newman infuriato con McQueen a causa delle sue continue richieste. Hotchner nel suo libro Paul and Me ricorda le esatte parole di Newman rivolte al suo co-protagonista, lo chiamò “chicken shit” che, per coloro che non hanno risciacquato i panni nel Tamigi vuol dire “me**a di gallina”.
McQueen vedeva Newman come suo rivale diretto non solo per una questione di ruoli, ma anche, forse per la loro comune passione per le corse automobilistiche. Newman arrivò sul podio di una vera LeMans, cosa che a McQueen non accadde mai.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo


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