Paul Newman è l’emblema della perfezione estetica. Ma senza due problemi fisici di una certa importanza, forse non sarebbe mai riuscito ad arrivare sui set di Hollywood. Un mix di fortuna e sfortuna che gli ha salvato la vita.
Pensate a un uomo perfetto, e non solo fisicamente. La perfezione estetica di un dio greco, la fedeltà (o quasi) che ha fatto del suo legame con Joanne Woodward una coppia leggendaria. La sensibilità e l’attenzione alle cause sociali. Il gusto, lo charme, e anche una certa autoironia che ne hanno fatto un uomo a tutto tondo.

Eppure Paul Newman di difetti ne aveva molti, lo hanno tormentato per tutta la vita, hanno riempito la sua autobiografia uscita postuma: “The extraordinary Life of an Ordinary Man”. Problemi di insicurezza e di autostima, incredibilmente, più che problemi fisici. Eppure è proprio un problema fisico non molto noto quello che lo ha salvato da un destino che avrebbe potuto essere tragico.
1943, la fuga in marina
Paul Newman è un ragazzo che nasce nel 1925 in una famiglia benestante: suo padre ha un negozio di sport di notevole successo. È un commerciante con poca sensibilità per l’arte e per la creatività e vede nel figlio il suo erede nel business di famiglia. Vorrebbe vederlo interessare ai numeri, alle finezze e alle furbizie del commercio, alle responsabilità di condurre ed espandere un’impresa.
Ma il piccolo Paul è un ragazzo completamente diverso, che ha preso dalla madre la passione per l’espressione artistica. Sostenuto da sua mamma, guardato con sospetto da suo padre, Paul comincia sin da giovanissimo a frequentare teatri e palcoscenico. Debutta a 7 anni in una produzione scolastica: “Robin Hood”, a 11 recita già “San Giorgio e il Drago” nel principale teatro di Cleveland. Il padre non apprezza, non lo stima. Considera la recitazione solo una perdita di tempo e di energie. Spezzato dal conflitto tra le sue speranze e quelle di un padre deluso, il piccolo cresce in un conflitto che non sarà mai risolto. Non primeggia nello sport; insicuro e goffo non ha successo nemmeno con le ragazze. Non occorre avere un diploma di psicologo per capire come mai il ragazzo non riesca nemmeno a sentirsi un attore capace. È una spirale che abbiamo raccontato qui. Nel 1943 un Paul Newman non ancora diciottenne decide di spezzarla arruolandosi in marina. L’America è entrata da poco più di un anno nella Seconda Guerra Mondiale, dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour.
Come molti giovanotti suoi coetanei, il ragazzo dagli occhi azzurri brucia di amore patriottico. Gli Stati Uniti hanno bisogno di lui. E forse lui ha bisogno di un passo eroico per riscattarsi agli occhi di suo padre. Si arruola deciso ad assumere il ruolo più appassionante e pericoloso nella guerra aeronavale che infuria nel Pacifico: il pilota di marina. Chi ha visto film come “La battaglia di Midway” o “Tora! Tora! Tora!” ha un’idea, quantomeno cinematografica, dell’inferno di fuoco e di proiettili che quel ragazzo ancora non maggiorenne è deciso a sfidare.
Il problema che lo mette a terra, almeno per il momento
Newman non sa che i suoi occhi azzurri, che diventeranno i più ammirati di Hollywood, hanno un difetto. Hanno uno splendido colore, ma non sono in grado di vederli, i colori. Per gli esigenti criteri della US Navy è un difetto imperdonabile. Un pilota deve saper cogliere segnali e stimoli di ogni tipo, la vita di tutti dipende da lui: non può avere nessun genere di difetto fisico, e tantomeno menomazioni alla vista. Il ragazzo dagli occhi azzurri, pilota non lo diventerà mai.

Chissà se proprio questa spietatezza nella selezione abbia finito per salvare il giovane Newman dal destino fatale toccato a tanti altri giovani comandanti americani di aereo. Il numero non è mai stato calcolato con esattezza, ma sono stati migliaia a cadere nel Pacifico.Paul Newman in ogni caso non demorde. Graziato per il momento dalla natura, decide di salire comunque lo stesso a bordo di un aerosilurante, col compito di mitragliere di coda. Un ruolo a quanto pare adatto anche alle reclute daltoniche. Viene assegnato alle squadriglie di riserva del Pacifico, quelle che si addestrano ad atterrare e decollare da una portaerei con il compito di andarne a colpirne un’altra. Nella primavera del 1945, mentre la guerra infuria con l’ultimo disperato tentativo del Giappone, l’unità di Paul Newman è pronta per raggiungere la portaerei di classe Essex USS Bunker Hill. Sta per scatenarsi la battaglia di Okinawa, quella in cui il Giappone getterà ogni ultima residua risorsa pur di spezzare l’accerchiamento.
La sfortuna di un pilota ha salvato Paul Newman
È uno scherzo del destino, una nuova menomazione fisica quella che impedisce nuovamente di combattere a quel ragazzo che vuole mostrare il suo coraggio.

Il pilota dell’aereo su cui Paul Newman è mitragliere sviluppa una gravissima infezione all’orecchio. La marina lo ferma, l’aereo di Paul Newman resta alla base e non raggiungerà mai la portaerei Bunker Hill. L’11 maggio 1945 proprio quella portaerei è al largo di Okinawa, mentre la marina giapponese attacca con tutto quello che ha. Le bombe e i siluri non sono sufficienti, è evidente a tutti che non potranno ribaltare un equilibrio ormai compromesso. Sui ponti delle portaerei nipponiche si prepara l’arma più estrema e suicida. Nel cielo di maggio, sopra la Bunker Hill spuntano due bombardieri che non temono né la caccia, né la contraerea, di fatto sono già morti. Il loro obiettivo è solo quello di trascinare con sé il maggior numero di marinai americani possibili, esplodendo contro i loro obiettivi. I due kamikaze colpiscono la Bunker Hill, uno dopo l’altro, con efficacia devastante. La portaerei si incendia, esplode causando oltre 600 vittime, tra cui 396 morti e dispersi. Una delle carneficine più gravi subite da una nave americana durante la guerra. La tragedia è immensa. Paul Newman nella sua base è salvo. Salvato dal suo daltonismo e dalla infezione all’orecchio del suo comandante, che gli ha impedito di essere sulla nave colpita. Quasi tutti i suoi compagni laggiù, invece sono morti. 15 ragazzi della sua unità hanno perso la vita. Anni dopo, ripensando a quegli avvenimenti Newman ha raccontato della tempesta emotiva causata da quella catena di eventi, di problemi, di fortuna e di disgrazie.
“Non si può ringraziare Dio di essersi salvati quando ha mandato 15 tuoi compagni nelle bare”.
–Paul Newman
Quel ragazzo che aveva scelto la guerra anche per risolvere il tormento delle sue insicurezze, torna a casa ancora più confuso e carico di conflitti. Nel 1946, dopo aver lasciato la marina decide di usare le facilitazioni per gli ex combattenti e iscriversi al Kenyon College, per studiare recitazione. Al diavolo il negozio di sport. Una incredibile serie di eventi gli ha permesso di restare vivo durante la guerra. Adesso il suo passato di marinaio gli permette di scegliere la sua strada. Diventerà il meraviglioso Paul Newman che abbiamo conosciuto e amato. Un ruolo per cui, per fortuna, essere daltonici non è un problema così grave.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.com


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