Non accettare caramelle dagli sconosciuti è sempre stato un ottimo consiglio. A ragion veduta
Non sono i serial killer più prolifici o più brutali a colpire l’immaginario delle persone. Alcuni fanno capolino in cronaca per un breve periodo per poi sparire. Ci si dimentica il nome, il perché uccidessero e come.

Altri sulla ribalta ci rimangono per sempre che si conosca il loro nome, come nel caso di Ted Bundy, o che si sappia solo il soprannome, Jack lo squartatore.
Molto ha a che fare con l’allure dei personaggi in questione. Bundy era “studiato”, di bella presenza, affascinante, un ragazzo che tutte le madri avrebbero voluto come fidanzato per le figlie.
Jack, d’altro canto, ha dalla sua il mistero e la “fortuna” di aver vissuto ed operato a Londra, luogo che grazie alla diffusione di un certo tipo di stampa ha reso le sue gesta famose in tutto il mondo.
Bundy sceglieva come vittime studentesse del college, caucasiche, quelle che si definiscono vittime ad alto rischio. Fossero appartenute a qualche minoranza, probabilmente il caso non avrebbe avuto la stessa copertura mediatica. E’ come se certe vittime siano “più morte” rispetto ad altre.
Candy Man
Dean Corll è arrivato ad uccidere ventinove ragazzi tra il 1970 e il 1973, prima di terminare la sua carriera come serial killer, ucciso da uno dei suoi complici. Le sue azioni precedono quelle di un altro assassino di giovani uomini, John Wayne Gacy. Gacy ammetterà di aver imparato il trucco delle manette leggendo dei crimini di Corll.

Per quanto negli anni in cui è stato attivo abbia terrorizzato una comunità, una volta venuti alla luce i dettagli, il caso è stato presto dimenticato.
Dean era il primogenito di Mary Emma Robison e Arnold Edwin Corll. La sua prima infanzia fu segnata dal travagliato matrimonio dei genitori. La natura protettiva della madre si scontrava con la rigida disciplina del padre. Il loro matrimonio arrivò al capolinea quando il bimbo aveva appena sette anni. In quello stesso anno gli fu diagnosticato un soffio al cuore che lo avrebbe tenuto lontano dalle lezioni di educazione fisica e forse contribuito al suo isolamento dai coetanei.
Corll era timido e serio, raramente socievole, eppure mostrava preoccupazione per il benessere degli altri. Questa sensibilità si estendeva alle critiche; era notevolmente colpito da qualsiasi forma di rifiuto. Niente che non capiti a tutti, prima o poi.
I genitori ci riprovarono nel 1950 e si trasferirono a Pasadena, Texas. La riconciliazione durò poco, la coppia divorziò nuovamente. Mary mantenne la custodia di Dean e del fratello minore Stanley. Vivevano in una roulotte.
La vita di Corll cambiò quando la madre sposò Jake John West. La famiglia avviò una piccola azienda di caramelle in garage. Il giovane Dean lavorava instancabilmente, gestendo le macchine per la produzione di caramelle e confezionando prodotti mentre ancora frequentava la scuola. La dolce attività di famiglia gli avrebbe in seguito fornito sia il soprannome “Candy Man”, sia l’accesso alle vittime.
Dopo il diploma Dean e la sua famiglia si trasferirono nella periferia di Houston per ampliare l’attività. Aprirono un negozio chiamato “Pecan Prince”, dal nome del loro marchio.
Nel 1963, la madre divorziò da West e aprì la Corll Candy Company, nominando Dean vicepresidente. Nello stesso anno apparve il primo segnale d’allarme: un giovane dipendente si lamentò con la madre di Corll che suo figlio gli aveva fatto avances sessuali. Lei semplicemente licenziò l’accusatore, un’azione che potrebbe aver incoraggiato il figlio e rimosso un ostacolo al suo comportamento predatorio in pieno sviluppo.
L’azienda di caramelle fornì a Corll un terreno di caccia perfetto. Bambini e adolescenti del quartiere frequentavano spesso la fabbrica, dove Corll distribuiva caramelle gratuite. Questa generosità mascherava una crescente oscurità dentro di lui, che presto si sarebbe manifestata in orrore.
Candy Man, però, si rese conto che per portar a compimento i suoi piani aveva bisogno d’aiuto. Si servì di due adolescenti come complici: David Owen Brooks ed Elmer Wayne Henley. Brooks incontrò Corll per la prima volta a dodici anni. Molto presto, la loro relazione prese una piega sinistra, con Brooks che aiutava Corll ad attirare ragazzini.
Henley si unì all’operazione in seguito, quando aveva sedici anni. Corll offriva ai suoi complici duecento dollari per ogni vittima che riuscivano ad attirare con successo, sebbene Henley in seguito affermò di aver raramente ricevuto pagamenti significativi dopo la prima vittima.
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I teenager erano qualcosa di più che semplici procacciatori; partecipavano attivamente ai rapimenti e agli omicidi. La relazione tra Corll e i suoi complici era complessa. Brooks si impegnava in attività sessuali con il suo mentore per denaro. Questa componente sessuale, combinata alle ricompense e alla manipolazione psicologica, creò una potente forma di controllo sui ragazzi.
Brooks avrebbe in seguito detto alle autorità: “Una volta che (le vittime) finivano sulla tavola, erano praticamente morti… era tutto finito tranne le urla e il pianto.” Henley, secondo Brooks, divenne particolarmente sadico.
Le vittime
Le vittime di Corll erano maschi di età compresa tra 13 e 20 anni, principalmente provenienti da quartieri a basso reddito di Houston Heights (morti meno importanti). Il primo omicidio che gli si riconosce avvenne nel settembre 1970, quando uccise Jeffrey Konen. Da lì, il ritmo degli omicidi accelerò.
Le vittime venivano attirate con inviti a feste a casa di Corll o con offerte di passaggi. Una volta lì venivano immobilizzate, con l’aiuto dei complici.
Dopo essere state rese inoffensive, le vittime erano sottoposte a violenza sessuale su una “tavola di tortura” in compensato fatta su misura, che pendeva dalla parete. Il supplizio poteva durare giorni, durante i quali le vittime erano talvolta costrette a scrivere lettere ai loro genitori con false spiegazioni per le loro assenze. La morte arrivava per strangolamento o per colpi di pistola calibro 22.
Lo smaltimento dei corpi era metodico. Corll e i suoi complici seppellirono diciotto vittime in un capannone per barche nei pressi di Houston. Altri quattro furono sepolti in un bosco vicino al lago Sam Rayburn, uno su una spiaggia nella contea di Jefferson, e almeno sei su una spiaggia nella penisola di Bolivar. Sui corpi veniva gettata calce per facilitare la decomposizione.
La fine
Gli omicidi terminarono l’8 agosto del 1973. Quella notte, Henley portò Timothy Kerley e Rhonda Williams, l’unica vittima femminile conosciuta, a casa di Corll. Dean li drogò, compreso il complice. Era furioso perché Henley aveva portato una ragazza, dicendo che aveva “rovinato tutto”.. Quando si svegliarono Corll stava puntando una pistola allo stomaco di Henley, minacciando di ucciderlo. Henley persuase Corll a liberarlo promettendo di violentare e uccidere la ragazza mentre Corll avrebbe fatto lo stesso con Kerley. La ragazza attonita chiese al complice del serial killer: “È tutto vero?” Quando lui confermò che lo era, lei chiese: “Farai qualcosa al riguardo?”
Henley allora afferrò la calibro 22 di Corll e gli sparò numerosi colpi in rapida successione, gridando: “Sei andato troppo oltre, Dean! Non posso andare avanti… Non posso permetterti di uccidere tutti i miei amici!” Corll crollò sul pavimento.
Henley contattò immediatamente il Dipartimento di Polizia di Pasadena, inizialmente sostenendo la legittima difesa. Tuttavia, quando fu interrogato in merito alla tavola delle torture, ammise le sue responsabilità e rivelò dove erano sepolti i cadaveri.
David Brooks, accompagnato da suo padre, si presentò volontariamente alla polizia quella stessa sera. Inizialmente negò, ma alla fine fornì una confessione completa ammettendo la sua presenza durante diversi omicidi e la sua assistenza nelle sepolture.
Entrambi i complici furono processati. Elmer Wayne Henley fu condannato nel 1979 a sei pene di novantanove anni consecutivi. Attualmente si trova incarcerato nell’Unità Telford nella contea di Bowie, Texas. La sua prossima udienza per la libertà condizionale è prevista per ottobre 2025.
David Owen Brooks fu condannato all’ergastolo. Morì il 28 maggio 2020, per complicazioni legate al COVID-19 mentre scontava la sua pena.
Gli omicidi dell’uomo delle caramelle svanirono dalla coscienza pubblica più rapidamente di altri noti casi di omicidi seriali, nonostante la loro brutalità e portata. Ciò può essere attribuito al fatto che molte vittime furono liquidate come “fuggitivi” dalle autorità, riflettendo un generale disinteresse per i ragazzi scomparsi.
Come triste corollario a questa storia, qualche anno dopo, nel 1975, durante una normale operazione investigativa la polizia di Honolulu rinvenne un archivio di immagini e video a contenuto esplicito raffiguranti bambini di circa otto anni, principalmente originari della zona di Houston Heights. Tra i soggetti presenti, ben undici risultavano corrispondere alle vittime già identificate di Corll.
Secondo Henley e Brooks, Corll aveva loro confessato di aver aderito a un’organizzazione con sede a Dallas che si occupava della compravendita di ragazzini. Ad avallare questa ipotesi, c’era anche un biglietto da visita del proprietario del magazzino in cui era stato trovato il materiale. Nulla fu provato. La polizia della città texana rifiutò di indagare più a fondo, affermando che le famiglie delle vittime avevano già sofferto abbastanza.
L’uomo delle caramelle era morto. Il caso chiuso, le vittime sepolte.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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