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Sorelle Gavit serial killer

Sorelle e serial killer: strage di bambini, famiglia da incubo

Rapimenti di bambini, povertà estrema e un caso di true crime che interroga ancora oggi giustizia e società

La letteratura offre molteplici esempi di infanticidi, segno che la crudeltà, la vendetta e l’omicidio di certo non sono appannaggio della storia recente.

Sorelle Gavit serial killer
Le sorelle Gavit – Boomerissimo.it

La Medea di Euripide uccideva per un tradimento, usando il frutto della maternità come estrema vendetta. Ma in un luogo per noi remoto, due sorelle hanno spogliato l’infanticidio di ogni passione tragica, riducendolo a pura contabilità criminale. 

Le sorelle Gavit

Nel Maharashtra degli anni Novanta, Renuka Shinde e Seema Gavit, con l’aiuto della madre Anjanabai, non hanno messo in scena un dramma classico, ma una banalità del male che avrebbe fatto inorridire Lady Macbeth. Non c’erano troni da usurpare, niente di così grande o nobile, solo borseggi da compiere e una logica economica spietata. Rapivano bambini per farne strumenti di lavoro, scudi da usare tra la folla e da eliminare come scarti quando diventavano un peso. Questa storia non ha la nobiltà del mito; è una discesa in un abisso moderno dove la cura materna si fa maschera per la predazione, superando per cinismo le più oscure fantasie della letteratura gotica.

Renuka Shinde e Seema Gavit e la madre Anjanabai
Le sorelle Gavit e la loro madre (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Le sorelle Renuka e Seema Gavit sono nate in un contesto di estrema povertà a Kolhapur, in Maharashtra. Il padre, Mohan Gavit, viveva  ai margini della legalità ma fu la madre, Anjanabai, la vera matrice criminogena. La donna, che aveva 125 denunce per furto, indusse le figlie fin da piccole a rubare.​

Quando Mohan abbandonò la famiglia e si risposò con Pratibha, Anjanabai sviluppò un rancore misto a desiderio di vendetta che diventò il motore primario degli atti  criminali che seguirono. Con l’aiuto delle figlie, tentò di rapire e uccidere la nuova moglie e la figlia avuta da questa unione, Kranti. Un atto che sfociò nell’abitudine al sequestro e poi all’omicidio seriale come “soluzione” anche a problemi pratici.​​

L’ambiente familiare era intriso non solo di povertà ma di una vera e propria “educazione al crimine”, in cui valori morali e umani furono sistematicamente sostituiti dall’istinto di sopravvivenza e da logiche di vendetta.

Crimini odiosi ed efferati

Le tre donne avevano costituito una vera e propria banda, alla quale si univa, talvolta, il marito di Renuka, Kiran Shinde.  Giravano per mercati, templi, fiere tradizionali e occasioni festive nelle città del Maharashtra occidentale (Kolhapur, Pune, Nashik, Thane e Mumbai). È qui che le vittime venivano selezionate: bambini piccolissimi, scelti per la maggior parte tra figli di mendicanti o famiglie molto povere, ossia categorie di invisibili che rendevano il rischio di denuncia minimo.​

Kiran Shinde
Il marito di Renuka, Kiran Shinde (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Il loro modus operandi era semplice, rapire un bambino per fungere da “copertura” (una giovane donna con un piccolo in braccio ispirava meno sospetti) e come escamotage emozionale per suscitare compassione se  venivano colte sul fatto durante uno scippo. Il bambino era un mezzo. Se diventava ingestibile, si ammalava o per qualche motivo diventava un peso, veniva abbandonato o, più spesso, ucciso in modo brutale.​ I bambini avevano una doppia funzione. Erano sì uno strumento per commettere piccoli furti, ma venivano anche sacrificati in caso di pericolo. La brutalità con cui i corpi venivano poi occultati, o addirittura utilizzati come diversivo per guadagnare la fuga, mostra una capacità di scissione emotiva rara perfino nella letteratura sui serial killer.​​ Tra le vittime ci sono: Santosh, Anjali, Bunty, Swati, Guddu, Meena, Rajan, Shradha, Gauri, Swapnil e Pankaj. Tutti bambini. Il numero di crimini attribuiti al trio di serial killer è di tredici rapimenti e nove omicidi accertati.

Le sorelle serial killer – Boomerissimo.it®

Il caso esplose nel 1996 a seguito di un arresto fortuito durante un tentato furto. Le prime indagini portarono la polizia nell’abitazione delle sorelle. Qui furono ritrovati indumenti di bambini, foto di compleanni con volti sconosciuti, indizi che insospettirono la polizia locale e spinsero a estendere le indagini all’intero Maharashtra.​

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Gli inquirenti ricostruirono la catena dei rapimenti grazie a testimoni e alle testimonianze del marito di Renuka, Kiran Shinde, che divenne collaboratore di giustizia. Al processo furono ascoltati oltre centocinquanta testimoni. Quello che fu più doloroso e dirimente fu il racconto delle modalità con cui i bambini venivano uccisi e poi nascosti. Alcuni sono stati abbandonati in borse nei cinema, altri gettati in aree periferiche o nei pressi di templi.​​

Il processo

Anjanabai morì nel 1997, prima dell’inizio del processo. Le sorelle vennero condannate a morte nel 2001 per sei omicidi (poi ridotti a cinque in appello). La sentenza fu confermata dall’Alta Corte di Bombay nel 2004 e dalla Suprema Corte nel 2006. Ma nel 2022, per via di “ritardi procedurali e amministrativi” nel rispondere alle istanze di clemenza, la pena fu convertita in ergastolo.​ Entrambe sono attualmente recluse nel carcere centrale di Yerawada a Pune e le richieste di permesso temporaneo sono state costantemente rigettate sia per il rischio di fuga, che per la gravità dei crimini.​

Le sorelle arrestate – Boomerissimo.it

Nonostante la mole di testimonianze e prove, due interrogativi restano aperti: il numero di vittime accertate potrebbe essere fortemente sottostimato, considerato il periodo d’azione, la vulnerabilità delle vittime scelte e l’incapacità di tracciare i bambini scomparsi nei contesti più degradati. Le sorelle stesse non ricordavano il numero esatto di bambini rapiti o uccisi, segno di una desensibilizzazione progressiva alla violenza.​​

L’epilogo giudiziario non rende giustizia ai bambini mai cresciuti. La tragedia “anonima” delle piccole vittime è una destinata rimanere aperta.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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