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Alcala

Rodney Alcala serial killer tv, una morte più veloce della giustizia

Cosa c’è di peggio di un serial killer? Un processo fatto male, una giustizia incompiuta  

Nella sala 42 del tribunale di Santa Ana in California, l’aria era carica di un silenzio pesante quando Rodney James Alcala, occhiali rotondi e capelli ricci ormai grigi, sorriso ambiguo, prese la parola per difendersi. Era il 2010, e l’uomo che i media avevano soprannominato “The Dating Game Killer” affrontava il terzo processo per omicidio in trent’anni. 

Alcala
Rodney Alcala, la giustizia non ha trionfato – Boomerissimo.it

Una lunga storia intessuta di violenza metodica, sfide al sistema giudiziario, prove fotografiche, errori procedurali e vittime il cui numero potrebbe superare il centinaio.  

L’inizio della fine: Robin Samsoe 

Era il 20 giugno 1979 quando Robin Samsoe, una ragazzina di dodici anni,  scomparve mentre andava a scuola di danza. Era un giorno speciale, cominciava a lavorare proprio nella sua scuola, così si sarebbe pagata le lezioni. Era in ritardo e la sua amica le prestò la bicicletta, con una raccomandazione: “Well, take my bike and don’t stop.”  Due settimane dopo, il suo corpo decomposto fu trovato tra le montagne della Sierra Madre. Era stata picchiata, violentata e accoltellata. 

Robin Samsoe – Boomerissimo.it

Qualche ora prima della scomparsa, un uomo aveva provato a fotografare le due ragazzine in costume, ma era stato prontamente allontanato da un vicino di casa.

Le indagini portarono rapidamente la polizia a bussare alla porta di Alcala, che aveva dei precedenti per aggressioni sessuali.  

In casa gli inquirenti trovarono foto di Robin e della sua amica, Bridget Wilvert, scattate poche ore prima della scomparsa. Le indagini li condussero ad un deposito a Seattle che l’assassino aveva affittato con il nome del suo alias, John Berger. Lì trovarono centinaia di foto e un sacchetto pieno di monili. Tra questi, la madre di Robin riconobbe gli orecchini della figlia. Feticci.

I processi

Il primo processo, nel 1980, si concluse con la condanna a morte. Nel 1984 la Corte Suprema della California annullò il verdetto: i giudici avevano permesso ai pubblici ministeri di citare i precedenti crimini sessuali di Alcala, influenzando indebitamente i giurati.  

Alcala in tribunale – Boomerissimo.it

Due anni dopo, il nuovo processo si concluse con un’identica condanna, ma ancora una volta un tribunale federale intervenne per annullarlo, era il 2001. Il ranger che aveva trovato il corpo di Robin aveva partecipato a sessioni di ipnosi per ricordare i dettagli del ritrovamento e la difesa non aveva contestato la testimonianza. “Fu un errore fatale”, ammise il procuratore Matt Murphy anni dopo.  

Nel 2003, mentre la California si preparava al terzo processo, i detective riaprirono i fascicoli di quattro donne uccise tra il 1977 e il 1979:  Jill Barcomb, 18 anni, strangolata con una calza nel 1977, Georgia Wixted, 27 anni, stuprata e picchiata a morte nello stesso anno, Charlotte Lamb, 32 anni, uccisa con un laccio da scarpe nel 1978 e Jill Parenteau, 21 anni, assassinata nel 1979.  

Riesaminando le prove con nuovi strumenti, trovarono che il liquido seminale presente sui corpi di Barcomb e Wixted era di Alcala, su un altro degli orecchini trovati a Seattle c’era il DNA di Lamb. Inoltre furono identificate le impronte digitali del killer su un asciugamano insanguinato nella casa di Parenteau.  

Alcala, sulle orme di un altro assassino suo pari, decise di rappresentarsi da solo nel 2010, trasformando l’aula del tribunale in un teatro del  grottesco. Mostrò un video della sua apparizione a The Dating Game sostenendo che gli orecchini fossero “accessori da fotografo”. Al culmine della follia, in aula interrogò se stesso per cinque ore davanti alla giuria, chiedendo: “Lei ha mai ucciso qualcuno, signor Alcala?”. La risposta, un sorriso sinistro, divenne l’emblema della sua sfida alla giustizia.  

Nel 2011, Alcala fu estradato a New York per gli omicidi di Cornelia Crilley e Ellen Hover.  Continuando in un tetro parallelo con Ted Bundy, i morsi presenti sul cadavere di Crilley combaciavano con le impronte dentali di Alcala. Nell’agenda di Hover era presente un appunto che rimandava all’assassino. Era segnato “John Berger”, il suo pseudonimo. Nel suo “parco giochi”, nel sancta sanctorum che era il deposito di Seattle fu ritrovato anche un suo anello.

Rodney Alcala
Alcala ormai privo dei lunghi capelli (San Quentin State Prison, California Department of Corrections and Rehabilitation, Public domain, via Wikimedia Commons)- Boomerissimo.it

Troppe le prove per cavarsela con un colpo di teatro. Alcala accettò un patteggiamento: da 25 anni all’ergastolo in cambio dell’archiviazione di altri casi. “Volevamo evitare alle famiglie un altro circo mediatico”, spiegò il procuratore Alex Spiro.  

Ma per molte vittime, la giustizia rimase incompiuta. Christine Thornton, uccisa nel 1977, fu identificata solo nel 2012 grazie a un’analisi isotopica dei denti. Sua sorella Janice commentò: “Sapevamo che era morta. Ma aspettare 35 anni per un nome è stato un secondo funerale”.  Ma oltre un centinaio di foto del suo sinistro archivio restano senza nome.

Non ce l’ha fatta Old Sparky – Boomerissimo.it

Nel 2019, il governatore Gavin Newsom impose una moratoria, congelando le condanne a morte dello stato.  

Alcala morì il 24 luglio 2021, a 77 anni, nel braccio della morte di Corcoran. Le cause? “Naturali”, dissero i funzionari. Aveva vissuto abbastanza per sfuggire al boia.  

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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