Non serve essere serial killer per diventare spietati, a volta basta essere dei ragazzini
Sono unโappassionata di true crime, sarร forse il mondo in cui sfogo lโaggressivitร , non so. Non provo nessuna attrazione o ammirazione per coloro che commettono omicidi, ma non posso negare che il processo di indagine e scoperta mi appassioni.

I casi che prediligo perรฒ hanno delle specifiche: devono essere conclusi, datati ed arrivati ad un punto fermo. Credo che sia il desiderio di rassicurazione, della certezza della pena che mi spinge in direzione dei casi chiusi. Non ho lo spirito dellโinvestigatore o peggio ancora del dietrologo o lo sguardo morboso tipo programma di mezzo pomeriggio che chiede con la migliore faccia di cโฆ a chi ha appena perso qualcuno: โCosa provaโ? Roba da sganassone immediato.
Ne leggo, guardo documentari e apprezzo il lavoro di chi avendo poco in mano, con tutta la vicenda ancora in divenire ha saputo trovare il colpevole.
Febbraio 1986
Le varie piattaforme televisive sono il mio terreno di caccia alla ricerca di eventi interessanti, Ed รจ cosรฌ che mi sono imbattuta in The Motive, una miniserie che narra di un omicidio avvenuto nel 1986 in Israele.
Di per sรฉ il doc non รจ la rivelazione dellโanno, tra lโaltro non รจ di ultima uscita, รจ girato e raccontato non troppo bene, ma la vicenda in sรฉ ti tiene incollato allo schermo.
Verso le due di notte del 13 febbraio 1986, nel quartiere Ein Kerem a Gerusalemme, un ragazzino di neanche quattordici anni prese il fucile dโassalto, un M16 del padre Nissim Cohen, riservista dellโesercito e esplose raffiche a bruciapelo alla testa e al torso dei suoi genitori mentre dormivano. Con calma, orientando il fucile verso il basso, salรฌ al secondo piano eย freddรฒ le sue sorelle nei loro letti, Anat, diciannove anni eย Shira, diciotto, con le stesse modalitร .

Fu un vicino ad avvisare la polizia, allertato dagli spari. Gli agenti arrivarono e si trovarono davanti la macabra scena.
Il ragazzino, illeso, sulle prime affermรฒ che il colpevole era un intruso che si era introdotto in casa. Ma molte erano le incongruenze nel suo racconto e non tutte spiegabili con uno stato di shock, che peraltro non era affatto evidente.
Gli investigatori non volevano credere al quadro che si stava delineando, ma nel giro di poche ore, il ragazzo ammise i quattro omicidi, ma senza spiegare il movente. Lโunica cosa che disse e che continuรฒ a dire era che un โomino verdeโ gli aveva ordinato di farlo.
Lโassassino mantenne sempre un atteggiamento freddo e distaccato, nessuna emozione neanche durante la ricostruzione dellโomicidio delle sorelle, neanche davanti alle tombe dei genitori. Mai una lacrima, un cedimento.
Sottoposto a valutazione psichiatrica, non emerse alcuna psicosi o malattia mentale, solo una impressionante intelligenza. La psichiatria forense attuale lo ha definito uno โpsicopatico funzionaleโ a causa della sua mancanza di rimorso e della sua piattezza emotiva durante le apparizioni in tribunale.
Il processo
Gli inquirenti erano convinti che fosse un omicidio premeditato, pianificato con attenzione. Il ragazzino si era fatto insegnare dal padre poco prima di quel fatidico giorno, come usare lโM16.
Lโavvocato difensore fece in modo che la mancanza di movente diventasse lo scoglio su cui ogni andava ad infrangersi ogni tentativo dellโaccusa di arrivare ad un verdetto di colpevolezza. Yossi Arnon, lโavvocato del ragazzo ha ventilato presunti abusi, un clima familiare basato sul controllo, ma nulla di questo รจ mai stato provato. Persone vicine alla famiglia massacrata, invece, hanno descritto i Cohen come persone stabili e affettuose.

Il processo si concluse con un patteggiamento, le accuse ridotte a omicidio colposo. Condannato a nove anni, รจ stato rilasciato dopo sei per buona condotta, protetto dalle leggi sull’anonimato dei minori.
La vicenda ha qualche punto di contatto con quella dei fratelli Menendez, che abbiamo raccontato ampiamente qui. Due fratelli che hanno sparato ai propri genitori per impossessarsi dellโereditร . Anche loro nel corso del processo hanno addotto a loro discolpa un clima familiare malato e abusi sessuali. Abusi che non sono mai stati provati.
Ma la storia criminale non manca di figli che uccidono i genitori. Solo per rimanere in territorio italico, basta ricordare Pietro Maso e Erika e Omar tutti condannati che hanno scontato la loro pena.
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Il ragazzino Cohen, ormai con un altro nome, grazie allโereditร della sua famiglia ha potuto frequentare lโuniversitร , rifarsi una vita, pare che lavori in ambito finanziario, si sia sposato ed abbia avuto dei figli. Secondo alcune indiscrezioni, la risonanza del caso dovuta al documentario, avrebbe portato al suo licenziamento.
Nessun movente, nessuna reale conseguenza e nessun nome. Giustizia รจ fatta.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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