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I fratelli Menendez

Hollywood files, i fratelli Menendez: duplice omicidio all’ombra di Rambo

La mecca del cinema, dove i sogni diventano realtà è anche il palcoscenico di efferati omicidi.

Quando si parla di serial killer si sa che la loro motivazione ad uccidere, per quanto chiara nella loro mente, per chi osserva dall’esterno è tanto labile quanto impossibile da capire.

I fratelli Menendez
I fratelli Menendez – Boomerissimo.it

Esistono, poi, gli assassini con una motivazione, per così dire, più “normale”, anche se di ordinario nell’uccidere c’è davvero nulla. In ordine sparso c’è la vendetta, la passione e the last but not the least il denaro.

Cosa non si fa per un’auto fiammante sportiva, un orologio che costa quanto un monolocale e una vita al massimo. Dalla notte dei tempi si arriva ad uccidere anche coloro che ci sono più vicini, Caino e Abele insegnano.

La famiglia Menendez

Jose Menendez era un immigrato cubano. Suo padre era stato un calciatore prima della rivoluzione, ma con Castro al potere perse tutto e decise di mandare suo figlio negli Stati Uniti in cerca di una vita migliore, con delle prospettive. Ospitato da un parente, un cugino, Jose fece tutta la trafila dell’immigrato,  lavorando come lavapiatti per pagarsi gli studi. Da commercialista entrò in Hertz dove divenne un apprezzato dirigente. Nel frattempo si era sposato con Kitty ed aveva avuto due figli, Lyle e Erik. La sua abilità negli affari era tale da permettergli il salto di qualità. Entrò nel mondo dell’entertainment.

Menendez
Jose e Kitty Menendez (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

In RCA si occupò di contratti con i più famosi gruppi del momento, i Menudo, gli Eurythmics e, udite udite, i Duran Duran. Poi passò al cinema, cominciando a lavorare per Carolco, la casa di produzione che era dietro la saga di Rambo. I Menendez vivevano ormai in una casa a Beverly Hills. Una vita dorata? Non proprio. Jose era un uomo duro, dittatoriale che si aspettava molto da sé stesso e dai  membri della sua famiglia. Kitty aveva sviluppato una dipendenza da alcol e pillole e i figli faticavano a stare al passo con le richieste del padre nei loro confronti. Jose li svegliava presto al mattino per farli allenare, almeno tre ore di tennis prima della scuola. Lyle, il primogenito, il legittimo erede, su cui la pressione era fortissima, cominciò a frequentare Princeton con profitto. Fu uno shock quando venne scoperto a copiare i test dei compagni di corso. Sospeso, fu poi riammesso, pare che il padre avesse in qualche modo sanato la cosa con una ingente offerta. Per capire il livello di aspettativa che incombeva sui ragazzi, basti pensare che quando Lyle cominciò a perdere i capelli, i suoi genitori gli imposero di indossare un parrucchino. La sua immagine esteriore, quella che veniva offerta al pubblico doveva essere perfetta. La loro doveva essere la famiglia perfetta.

L’omicidio

I figli però non erano come Jose e Kitty. Erano poco più che adolescenti la cui priorità era divertirsi, cosa che non era possibile, o perlomeno non nella misura in cui loro lo intendevano. Fu così che idearono un piano.

Menendez
Il coroner porta via i cadaveri (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

La notte del 20 agosto 1989, Lyle, ventun anni ed Erik, diciotto, entrarono nella casa dei genitori a Beverly Hills armati con fucili da caccia calibro 12 e aprirono il fuoco. I due coniugi erano seduti ignari sul sofa a guardare la tv. Il primo ad essere  colpito fu Jose  con un colpo a bruciapelo alla testa.  Kitty fu crivellata di proiettili,  al braccio, alla gamba e al viso, lasciandola irriconoscibile. L’ultima fucilata, al volto, le venne inferta perché si stava lamentando. Eseguito il massacro, i fratelli fecero una doccia, si cambiarono ed andarono  al cinema per crearsi un alibi. Rientrando in casa chiamarono il 911 fingendo di aver appena scoperto i corpi.

Le indagini

Al principio i ragazzi non furono minimamente sospettati. Simularono  disperazione con tale perizia che gli inquirenti non pensarono minimamente di eseguire su di loro il guanto di paraffina. Le indagini si indirizzarono sul lavoro del padre e su eventuali contatti con persone poco raccomandabili. Anche Stallone venne sentito dalla polizia. La recita però duro poco. Con un patrimonio di quattordici milioni di dollari i ragazzi non furono capaci di contenersi e cominciarono a spendere cifre irragionevoli in abiti, auto di lusso e varie altre amenità.

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Questo stile di vita disinvolto attirò l’attenzione della polizia. Nel frattempo la psiche del più giovane dei fratelli cominciava a scricchiolare. Durante una seduta con il suo terapista confessò l’omicidio. Non sapeva che al di là della porta, la fidanzata del dottore stava registrando tutto.

Il processo

Il primo processo, nel 1993, fu un evento mediatico, una sorta di soap opera ripresa in tempo reale da tutte le televisioni degli Stati Uniti. Gli avvocati dei ragazzi misero sul piatto la legittima difesa, basata su presunte molestie ed abusi sessuali del padre, accettati dalla madre. La giuria si dichiarò bloccata e in un primo momento non ci fu un verdetto.

I fratelli Menendez
Lyle e Erik durante il processo (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Il secondo processo tenutosi nel 1996 iniziò con significativi cambiamenti decisi dal giudice Weisberg. Invece di due giurie separate per i fratelli ne venne incaricata una sola, non furono ammesse telecamere e registratori in aula e venne completamente rigettata la teoria degli avvocati dei ragazzi di “legittima difesa imperfetta”. Il verdetto questa volta fu unanime. Carcere a vita per entrambi.  I fratelli Menendez non si sono più visti fino al 2018, anno in cui sono stati riuniti nel carcere di San Diego.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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