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Baretta e Truman Capote

Robert Blake, il suo capolavoro è un omicidio a sangue freddo

Carismatico detective e tormentato assassino a sangue freddo, vera fiction e true crime per un solo attore: Robert Blake

Boomerissimo pesca a piene mani nella televisione del passato. Abbiamo parlato di Uno sceriffo a New York, Happy Days, Pepper Anderson, Cannon, La casa nella prateria, solo per citare alcuni titoli.

Baretta e Truman Capote
Robert Blake e Truman Capote – Boomerissimo.it

E se non alziamo muri, non poniamo veti ai vari generi, una piccola predilezione l’abbiamo per i polizieschi, come si chiamavano allora. Che virino alla commedia o al drammatico è un dettaglio, l’importante è che ci sia un delitto, un misfatto e un detective chiamato a farne luce.

Robert Blake

Uno di quelli che ci è sempre piaciuto è stato Baretta. Gli abbiamo già dedicato uno nostro articolo che potete leggere qui. Ci piaceva l’umanità che dimostrava pur essendo uno sbirro degli anni Settanta e ci piaceva tanto il suo pappagallo.

Robert Blake ai tempi delle Simpatiche canaglie – Boomerissimo.it

Sbaglia però chi ricorda Robert Blake solo in quel ruolo. Blake recitava già negli anni Trenta come attore bambino ne Le simpatiche canaglie, ha diviso il set con Stan Laurel e Oliver Hardy ed ha esercitato la professione per tutta la sua vita, nonostante gli mancasse, per così dire, il fisico giusto e la faccia da copertina. Figlio di italiani, Blake, (allora indossava ancora il suo cognome originale, Gubitosi), rimediava ruoli per così dire esotici, il messicano, il nativo americano. Hollywood voleva protagonisti bianchi senza ombra di dubbio. Bobby visse un’infanzia di abusi, anche fisici e sessuali che lo portarono a scappare da casa. Per un periodo visse spacciando sostanze, essendone anche lui dipendente, prima di lavorare su sé stesso e riprendersi la vita e la carriera.

Il ruolo della vita

Chi vi scrive ha insegnato per una vita. Conosco i meandri e i miasmi della pubblica amministrazione. I tomi di documenti di migliaia di pagine da produrre per farsi approvare l’acquisto di una matita. L’impossibilità di parlare in prima persona con l’utente finale. Tutto deve passare tramite domanda su apposito modulo, decifrabile a patto di conoscere il sanscrito e donando una stilla di sangue prelevata in una notte di luna piena. La domanda, debitamente compilata, passa da poi in stadi successivi al valvassino, valvassore, vassallo fino alla figura mitologica, il dirigente (se non più in alto), che se lo ritiene idoneo e con i suoi tempi apporrà il sigillo. Con il sigillo apposto, l’autorizzazione, arriverà a te, povero servo della gleba, utilizzando la medesima trafila a rovescio. Solo che allora la matita o non ti servirà più o te la sarai già comprata per c***i tuoi.  Gli unici che si affermano in questi gironi danteschi sono i millantatori e i venditori di fumo, i commerciali insomma. Molto rumore per nulla. La pubblica amministrazione, la scuola ed in parte la lingua italiana condivide l’amore per le formule ampollose, criptiche, ricche di incisi, subordinate e subordinate delle subordinate. E’ passato ad un certo punto il messaggio che scrivere e/o parlare difficile, sia indice di cultura. Quel modo di mettere insieme vocaboli da azzeccagarbugli che è l’esatto contrario di ciò che il linguaggio dovrebbe fare: comunicare. Una frase, una pagina scritta, che sia un modulo, un romanzo, un pensierino per bambini deve essere efficace. Questo non vuol dire parlare usando i soliti tre verbi e due aggettivi, ma essere capaci di sceglierne uno che sia calzante. Uno. E non aggiungo altro. Il mio personale idolo in questo è uno scrittore americano, uno che, per il mio particolare sentire, ha scritto uno dei capolavori del secolo scorso, In Cold Blood (A sangue freddo): Truman Capote. Capote ha trasformato un evento di cronaca occorso nel 1959 in quel di Holcomb, sonnacchiosa provincia del Kansas, in un capolavoro della letteratura. Una notte di novembre due pregiudicati si introdussero nella casa della famiglia Clutter alla ricerca di un ipotetico tesoretto. Non trovandolo, i due decisero di eliminare i  testimoni. Il primo a morire fu Herb, il padre, legato ad una sedia, sgozzato. Ci stava mettendo troppo a morire, finito con una fucilata. Poi il figlio quindicenne, Kenyon, legato mani e piedi, fucilata alla testa. Bonnie, moglie di Herb e Nancy, la figlia sedicenne, furono freddate nelle loro rispettive camere. Fucile anche stavolta. Su questa terribile vicenda, su quegli assassini, Perry Smith e Richard Hickock, tanto maldestri, quanto spietati, Capote scrisse il  capolavoro che è A sangue freddo.

Perry Smith e Dick Hickock – Boomerissimo.it

Il suo fu un lavoro di ricerca certosino durato sei anni. Si tuffò nel buco nero della mente dei due colpevoli, seguendoli dal processo fino all’impiccagione. Un libro scritto misurando le parole, scegliendo termini, aggettivi. Una narrazione che ti avvolge e non ti molla fino all’ultima pagina. Un orrore inutile che finisce in altro orrore, l’esecuzione.

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Un anno dopo l’uscita del libro, il regista Richard Brooks decise di farne un film. Capote ed il regista vollero girarlo in bianco e nero. L’approccio era documentaristico, l’ambientazione, per quanto fu possibile, era quella reale, i luoghi veri del massacro.

Blake e Capote
Capote con i protagonisti del film – Boomerissimo.it

Capote non era assiduo sul set. La scrittura del libro gli era costata moltissimo dal punto di vista emotivo e tornare su quei luoghi fu difficile. Ma lo shock fu trovarsi davanti lui, Perry Smith o quello che lo scrittore credeva fosse tornato dalla morte. Era Robert Blake, la cui iniziale somiglianza con l’assassino, ulteriormente perfezionata dal trucco, parrucco e costumi, ebbe un impatto fortissimo su Capote.

Nella sua carriera Blake fu sia eroe che antieroe, la sua vita stessa sembrò oscillare tra redenzione e dannazione, tra successo e controversie. Come i personaggi cui diede vita, rimase una figura enigmatica, sfuggente, impossibile da incasellare. Un mistero irrisolto, proprio come quelli che il suo Baretta era chiamato a svelare sullo schermo.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it® 

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