Ci siamo trattenuti, ci abbiamo provato. Non siamo cattivi, ma ci siamo disegnati così. Adesso vuotiamo il sacco sui Duran Duran
E’ giunta l’ora. Finora, noi di Boomerissimo abbiamo dribblato l’argomento, sapevamo di andare a stuzzicare un nido di vespe, ma l’occasione è ghiotta e il giubbotto in kevlar indossato.

Non si può convenientemente parlare di anni Ottanta e loro annessi e connessi se non si parla dei Duran Duran. Sono le due facce della stessa medaglia. In più il gruppo di Birmingham all’epoca riusciva a radunare eserciti di fan capaci di fronteggiarsi, lacca alla mano, con altrettanto numerose ed agguerrite fan della band a loro direttamente contrapposta, gli Spandau Ballet.
Essere o non essere, ovvero Duran vs Spandau
Noi, cotonate ragazzine degli anni Ottanta dovevamo scegliere da quale parte stare. La scelta di Harry Potter tra Grifondoro e Serpeverde è nulla rispetto alla tensione emotiva ed al giuramento di sangue che noi eravamo chiamate a fare. In genere ciò che faceva pendere il piatto della bilancia verso l’uno o l’altro gruppo era lo sdilinquimento nei confronti di uno dei membri delle band.
Chi scrive decise per Simon Le Bon. Ormai tutti in casa sapevano chi fosse e sebbene sbagliassero sistematicamente la pronuncia (Simonlebòn, pronunciato d’un fiato e non il suo corretto proferimento Saimon Le Bon), avevano imparato a riconoscerlo in video ed in effigie. Mia madre aveva anche sentenziato che fosse un “bel giovane”. Era fatta, imprimatur papale.

Ma il gruppo aveva suscitato un fenomeno davvero di isteria collettiva. Uscì il libro Sposerò Simon Le Bon, di Clizia Gurrado. I giornali erano pieni di foto, indiscrezioni e gossip su presunte e vere fidanzate dei membri della band. Tutte indossatrici, obviously, ben oltre il ragnetto che ero io allora.
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Sapevo a memoria le canzoni di tutti gli album dal primo, a Rio, a Seven of the ragged tiger. Da qualche parte devo avere ancora i vinili. Le mie canzoni preferite erano Hungry like the wolf, Save a prayer, New moon on Monday, citate random, a memoria.
Ricordo litigate memorabili con amiche e compagne di scuola che opponevano alle “mie” canzoni, le “loro”: True, Gold, Through the barricades dei rivali di sempre, gli Spandau.
La loro ospitata a Sanremo nel 1985, suscitò in me la speranza di poterli vedere da vicino. Ma per una che abitava a Foggia e faceva fatica a mettere insieme 1000 lire, Sanremo era irraggiungibile quanto New York o Vladivostok. Decisi però di mandare loro un pacchettino, con un “pensierino”, che per vergogna non rivelerò. La china che presero con Wild Boys e poi con A view to a kill non mi prese e la febbre duraniana passò, veloce come era arrivata e da allora, musicalmente parlando ne ho perse le tracce.
Danse macabre
Ho letto che è in uscita il loro sedicesimo album e complice la nostalgia ho deciso di rifarmi un giro musicale in questa loro nuova avventura. Avevo letto che Andy Taylor stava male e che i compagni avevano fatto un concerto benefico per sostenerlo economicamente nelle cure. Simon Le Bon ha dichiarato alla stampa in proposito:
“Ci siamo sempre descritti come una “banda di fratelli” e questo non è mai stato più vero come in questo frangente”
Lodevole iniziativa o iniziativa mediatica? Ognuno la interpreti come crede, ma la cosa poteva essere fatta negli stessi termini devolvendo gli incassi di una data del tour. Ma incassata la bella figura i nostri sono pronti per l’uscita, a fine ottobre del loro ultimo lavoro: Danse macabre. Leggo dal sito di Sky Tg24 che: “conterrà nuove canzoni e cover, tra gli altri, di Billie Eilish, Talking Heads, The Rolling Stones, Siouxsie and The Banshees“. Inoltre avrà partecipazioni importanti di artisti come Nile Rodgers, Victoria De Angelis e Mr Hudson.
La title track, nelle parole di Nick Rhodes, tastierista e membro fondatore della band, “celebra la gioia e la follia di Halloween”. Il video della canzone sembra un’animazione fatta con l’AI in cui sono ravvisabili, anche per un’avventizia quale io sono, parecchi tributi al genere horror e non solo, dalla Sposa cadavere, a Harry Potter, al voodoo man di Live and let die.
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Nel video trovano posto anche i membri della band modificati per inserirsi nel contesto halloween. A guardarli bene sono molto meno spaventosi della loro versione reale, il tempo passa impietoso su tutti e sui molto belli anche peggio. La musica? Non pervenuta.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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