C’erano una volta le persone con competenze certificate e le persone che sapevano riconoscerle. Vi ricordate del Colonnello Bernacca?
Chi segue Boomerissimo sa che la nostalgia non ci appartiene. Non si stava meglio quando si stava peggio, le tradizioni non sono sempre degne di essere perpetuate.

Tra uno sciamano che squarta una capra per salvare qualcuno ed un vaccino con alle spalle una ricerca scientifica preferiamo il vaccino e così immagino anche la capra.
Competenze
Viviamo tempi schizofrenici, in cui si fa appello alla famiglia tradizionale e a valori degni della Controriforma, alle razze elette, a culture superiori e nello stesso tempo, deleghiamo ai device il nostro essere al mondo.
I genitori abdicano alla scuola l’educazione dei ragazzi, ma se la scuola muove un passo contro i virgulti, gli stessi genitori mandano in campo falangi armate per chiedere la testa dell’insegnante di turno. Il genitore dice che il figlio è preparato e questo basta al TAR, oppure dice che la scuola non si è accorta delle difficoltà del discente e quindi, comunque, il genitore si chiama fuori.

E’ un gran minestrone, i cui ingredienti non sono dosati, non si assaggia più, si pesa, si usa la bilancia e in base a quanto codificato si dice che sia buono anche se così non è.
Noi boomer vivevamo in una giungla, in cui “dovevi vedere come venirne fuori”, ti dovevi industriare, elaborare strategie per prove ed errori e trovarne una che ti andasse bene. E non era affatto indolore.
E’ notizia di questi giorni che l’avanzatissima Svezia ha fatto un passo indietro. Via tablet e bentornati carta e penna, mentre la scuola del Bel Paese si affanna a costruire nuovi ambienti di apprendimento (?) di cui nessuno ha capito l’utilità e che pochi sanno come usare.
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La nordica nazione ha constatato, studi alla mano, che la manualità e la capacità di lettura si è persa e bisogna correre ai ripari. L’uso della tecnologia avanzata deve andare di pari passo con quella spicciola. Saper leggere e comprendere un testo scritto, ascoltare quello che viene detto fino in fondo nonché ricordarselo anche il giorno dopo, è una capacità in via di estinzione. E se non sempre si capisce tutto, si sviluppa la capacità di inferire, si chiede, si controlla su un vocabolario strutturato in ordine alfabetico, come facevano i dinosauri. Nulla resta senza fatica.
Tutto a tutte le ore
La salvezza di molti, dai bambini a salire, sono le routine. E noi boomer di routine ne avevamo. Si va a letto dopo Carosello, scuola, intervallo, casa, compiti, gioco in strada e tv. I più agiati studiavano il pianoforte e andavano in piscina.
Anche i grandi avevano le loro. Oltre il lavoro, una volta a casa c’era il sacrosanto telegiornale, ma prima di questo c’erano le previsioni del tempo, anzi Che tempo fa?
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Non c’era internet e i siti meteo h24, non programmavi vacanze e menate varie consultando stoc***o.it o similari. Alla sera, prima del telegiornale c’era un volto rassicurante e competente che, con linguaggio appropriato ti raccontava come, più o meno ragionevolmente, sarebbe andata, meteorologicamente parlando, la giornata successiva.
Sacerdote di questo rito era il colonnello Bernacca.
Il colonnello Bernacca
Con la sua bacchetta da professore si muoveva tra isobare e millibar come nel salotto di casa sua. Ma non era un rito unidirezionale, perché Bernacca, forte della sua competenza, provava a spiegare il significato di quelle linee sulla cartina e perché significavano bello o brutto tempo. Nessuno osava mettere in dubbio quelle deduzioni, perché di tali si trattava. Si restava in silenzio ad ascoltare qualcuno che sicuramente, di quella materia ne sapeva più di noi. Sapevamo di non sapere.

Un rito che si ripeteva tutte le sere, con il sorriso rassicurante di un uomo che aveva una storia ed una competenza certificata. A tutto questo aggiungeva signorilità e stile, qualità misconosciute nella televisione odierna.
In casa mia, quella mia di bambina, il rito era sacro. Si accendeva la televisione, di cui ero io o mia sorella il telecomando, e mio nonno si posizionava sullo scranno perfettamente davanti e guai, dico guai se qualcuno osava dire una parola.
Ci si fidava di quelle previsioni e se, per qualche oscuro capovolgimento di isobare, la giornata non andava come previsto, il bonario e competente colonnello lo ammetteva il giorno successivo e spiegava anche perché quanto probabile non era diventato certo. Al colonnello è stato dedicato un museo a Fivizzano (https://museobernacca.wixsite.com/mmeb).
Ora abbiamo presentatori/presentatrici delle previsioni. Persone gradevoli e dai toni ammiccanti che leggono un gobbo non capendo una beata di quello che stanno dicendo.
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Ma nell’era dei social a nessuno importa se quello che appare in video abbia scienza e coscienza di ciò che dice, se abbia la terza media presa per bellezza o se abbia mai letto un libro scritto e non facebook. Le notizie si leggono h24, nessuno mette testa per ricordarle. Si potranno rileggere altre mila volte ribattute in tutte le salse e a nessuno si riconoscerà autorità e competenza. Se non mi si dice quello che voglio ascoltare si può cambiare sito, canale. Tutto è omogeneizzato e pastorizzato, nessuno prova a spiegare e tantomeno a capire.
E allora ben venga che la Svezia ritorni a carta e penna e a noi ridateci Bernacca.
Antonietta Terraglia (® boomerissimo.it)


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