Lo sappiamo tutti. Non c’è niente di più serio del gioco. E non parliamo d’azzardo, di puntate in denaro, ma del semplice trastullo. L’impegno profuso in attività apparentemente senza costrutto è immane.
Per il bambini è un modo di sperimentare e crescere.

Per quelli oltre il decennio di vita è…niente non mi viene nessuna frase costruttiva, sapiente o ad effetto. Giocare è bello. Punto e basta.
Dipaniamo la matassa
Con cosa giocavamo? Intendo noi bambini con qualche ruga in più e il voltaren a portata di mano. Mumble mumble, direbbe Paperon de Paperoni prima di farsi una nuotata ristoratrice tra le monete del suo deposito.

Se momento ludico può definirsi qualsivoglia ritaglio di tempo in cui ci si diverta, per la scrivente divorare Topolino era uno dei momenti migliori della settimana. Lotte fratricide precedevano l’evento. Chi doveva leggerlo per prima, mia sorella o io? E lì volava di tutto, come si dice ad una latitudine diversa da quella di Milano, si faceva “a chi sei tu e chi sono io”.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Ma il giornaletto durava poco e bisognava industriarsi a trovare qualche altra occupazione. “Sempre dopo che hai finito i compitiiiiiiiii” inutile reiterare l’autore della citazione. Già, perché ai nostri tempi (uhhhh che brutta frase), la scuola aveva solo il turno antimeridiano. Dopo mangiato c’erano i compiti e poi rimaneva una bella fetta di pomeriggio per il trastullo libero. Quali erano le carabattole che avevamo?
Una lista, seppur incompleta
Andando a memoria non sarà un elenco equilibrato, di quelli inseriti in una elegante tabella excel.
C’erano le macchinine a molla, quelle che caricavi sulle ruote e facevano un sibilo lussurioso, sentivi la potenza sotto la mano, mollavi e via… sbam contro il mobile o il muro, in piena sfida con l’autorità costituita.
Il trenino elettrico, oggetto del desiderio. Conservato fuori dalla portata dei bambini (allora perché me lo compravano?), necessitava di una certa perizia nel montaggio e nella sistemazione di locomotiva e vagoni sui binari. Si passava più tempo a montarlo che a giocarci. Dopo averlo visto girare una, due, tre volte, basta, ti eri già stufato.
C’erano le bambole, dai ciccibelli alle Barbie, che hanno fatto dei seri danni alla fragile psiche delle bambine. I primi o andavano nutriti e ripuliti (che barba), o dovevi discutere con la tua amichetta sulla salute e le imprese del fagotto di plastica (che barba2, il ritorno). E ci voleva una buona dose di fantasia per inventarsi storie su “bambini” che, pur nati da diverse mamme, erano praticamente identici.

I danni prodotti dalle Barbie non saremo mai in grado di calcolarli appieno. Molte di noi sono cresciute con l’idea che saremmo diventate alte e bionde e perennemente sorridenti, invece nella maggior parte dei casi abbiamo arrancato per arrivare oltre i 160 cm e bionde lo siamo diventate grazie al parrucchiere. Oddio, in qualche caso, qualcuna di plastica lo è diventata, ma lì ha dovuto ringraziare il chirurgo.
Sempre procedendo random, per parlar forbito e non citare il cane, un altro abbruttimento era il Dolce forno. Personalmente non l’ho mai avuto (“consuma troppa corrente e sporchi tutto” cit. Lei), ma devo dire di non averne particolarmente sofferto. Di cucinare dolci mi importava molto meno che mangiarli.
Gli oggetti del demonio
Un capitolo a parte meritano due oggetti diabolici.
Il primo, una terribile arma, temibile sia da fermo che in movimento, erano le palline clic-clac. Internet mi è venuta in aiuto per trovare il nome di questo oggetto che era composto sostanzialmente da due palle, piuttosto pesanti, legate ad un filo che facevano capo ad un supporto. Scopo del gioco era farle rimbalzare l’una contro l’altra il più velocemente possibile. Per riuscire nell’intento ci voleva coordinazione e allenamento. Durante la fase di training, le suddette palline capitava sfuggissero di mano al trainee, andando ad impattare a cospicua velocità verso qualche oggetto sparso per la casa, il più delle volte fragile. Se ti andava bene, finiva sul pavimento, con un rumore degno di una demolizione. L’altro effetto collaterale rimandava alla mancata coordinazione del movimento che portava le pesanti rotondità a colpire il polso, il dito o anche la faccia dell’esecutore (se ti sfuggivano nel momento dell’alzata).

Ma c’è un oggetto che è stata la più grande ca..volata mai prodotta ed utilizzata. Il Going. Alzi la mano chi non ha provato a giocarci almeno una volta, magari sulla spiaggia. Era questa palla di plastica ovale attraversata da corde che terminavano con due maniglie. Si giocava in due e bisognava aprire velocemente le braccia e con forza per far arrivare la palla dall’altra parte.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Nato negli Stati Uniti con una nobile finalità, era utilizzato in terapia con i bambini autistici e con ADHD. In mano ad irrequieti bambini dediti alla competizione sfrenata riuscivano a fare anche del male. L’eccessivo carico sul polso poteva portare anche a lussazioni. In più tutte le volte, per giocarci, bisognava districare quelle maledette corde.
Antonietta Terraglia


Rispondi