La fortuna dei serial killer è direttamente proporzionale alla loro immagine pubblica. Quanto più è rassicurante la prima, tanto è più probabile che la facciano franca a lungo. La storia di John Wayne Gacy ne è la dimostrazione.
Se c’è una cosa che abbiamo imparato, leggendo e documentandoci sugli assassini seriali è che generalizzare (come in ogni campo) è un errore. Se esistono certamente tratti in comune tra persone che fanno dell’omicidio efferato la loro ragione di vita e il loro principale sapere, ognuno ha una sua precipua motivazione, un impulso che lo spinge.

La componente sessuale è spesso presente, ma anche l’odio, l’ossessione per il controllo ed il potere sull’altro. Anche gli abusi subiti in giovane età scavano un solco nel quale può crescere il seme della crudeltà, ma è una possibilità e non una certezza.
Comportamento antisociale
Ad alcuni di loro è stato diagnosticato un disturbo da personalità antisociale, quello che una volta si chiamava semplicemente psicopatia. Una parola come una coperta lunga che riuniva in sé tutte le anomalie patologiche della personalità.

Coloro che sono affetti da questo disturbo non provano empatia. Non hanno contezza dei sentimenti altrui e riescono ad avere comportamenti violenti, mentire, infrangere qualsiasi legge senza provare il più piccolo rimorso.
Il comportamento antisociale è stato diagnosticato ad alcuni dei più famosi serial killer che la storia recente ricordi, Ted Bundy ne è un esempio. Lo stesso atteggiamento di disprezzo del genere umano è stato possibile ritrovarlo in un altro efferato assassino, John Wayne Gacy.
John Wayne Gacy, non fidatevi dei clown
La storia di Gacy è la storia di un uomo che voleva essere normale. Un ragazzino in sovrappeso, bullizzato a scuola e deriso dal padre. Molestato da bambino, mostra precocemente tendenze omosessuali che tenta di tenere sopite, nella strenua lotta per ottenere l’approvazione del padre.
Gli episodi sono tanti. Nel 1964 lascia la casa paterna per trovarsi un lavoro a Las Vegas. Qui lavora nel servizio ambulanze e poi all’obitorio. Più tardi rivelerà di avere avuto attenzioni particolari per il cadavere di un adolescente.
Nel 1964 il primo matrimonio, due figli, una carriera. Entra nella United States Junior Chamber, gli Jaycee, un’organizzazione civica statunitense che si occupa di formazione e di aiuto alla comunità. Un’ottima copertura per i suoi passatempi poco civici. Prostitute, sostanze e avance ad adolescenti dell’organizzazione. Scoperto, denunciato ed arrestato. Condannato a dieci anni è fuori dopo due. Ottima condotta ed un diploma da cuoco.
Tornato a casa trova lavoro, si fidanza e si sposa di nuovo, ma i ragazzini sono la sua ossessione. Ancora denunciato, ma questa volta le denunce vengono ritirate, non si sa bene se perché una delle vittime lo aveva ricattato o se lui pagò la famiglia.
Anche questo matrimonio naufraga, Gacy non vuole fare sesso con sua moglie. Intanto è diventato un abile imprenditore edile, un pilastro della comunità, l’angelo del vicinato. Organizza feste, barbecue, intrattiene i bambini vestendosi, da clown, Pogo.
Nel 1972, abborda un sedicenne, lo porta a casa, dove avranno un rapporto. La mattina Gacy vede il ragazzo sulla soglia della camera con un coltello in mano. C’è una lotta, Gacy afferra il coltello e pugnala ripetutamente il giovane al petto.
Appena si rende conto di cosa ha fatto va in cucina e trova i resti di una colazione in divenire. Il coltello serviva al ragazzo per tagliare il bacon, voleva fargli una sorpresa. Lo seppellirà nel suo seminterrato, il primo di 29 cadaveri. Altri quattro non vi troveranno posto.
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Comincia così, tra una lunga preparazione e un disgraziato malinteso, la lunga carriera omicida di John Wayne Gacy. Una carriera che molti non sono riusciti, o non hanno voluto vedere, mentre si svolgeva. La racconteremo da queste pagine, nelle sue svolte, nei suoi imprevisti. E nella sua malvagia e agghiacciante banalità.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo

