Era la donna più desiderata al mondo, ma di certo non la più ricca. Aveva un solo gioiello a cui attribuiva valore.
Perché Marilyn è diventata un’icona? Perché dopo oltre sessant’anni dalla sua morte siamo ancora qui a chiederci le ragioni del suo successo senza tempo?

La risposta è che nessuno lo sa davvero.
Bella, ma…
Era decisamente bella, ma… forse in quel “ma” risiede l’alchimia. Un bel viso, decisamente, qualcuno dice aiutato dalla chirurgia, un bel “personale”, ma decisamente non perfetto. Marilyn lottava con il peso, con la cellulite, con le dipendenze e con la sua sensibilità. Ma era anche abile a fare marketing di sé stessa. Era riuscita a creare una perfetta immagine di Marilyn attrice, usava deliberatamente un modo di parlare da sciocca, sceglieva gli abiti che facessero risaltare oltre che il suo fisico anche l’estremo biondo dei suoi capelli. Aveva creato uno stereotipo e i suoi modelli erano Jean Harlow e Mae West.
Sebbene si possa affermare con certezza che Marilyn abbia guadagnato molto nel corso della sua carriera, è altrettanto vero che spendeva moltissimo in cose poco utili oltre ad essere eccessivamente generosa con amici e persone di servizio. Con gli uomini non fu molto fortunata. Completamente votata all’idea di diventare una star, poco ha concesso agli uomini che l’hanno amata. Ebbe tre mariti e relazioni con numerosi uomini anche famosi, ma di tutti questi solo uno le restò accanto, il suo secondo marito, Joe Di Maggio, un’icona del baseball.
Un gioiello di marito
I due si conobbero ad un appuntamento al buio e nel 1954 si sposarono. Tabloid entusiasti, il mito del baseball e l’astro nascente del cinema. Non erano rose e fiori però. Joe tollerava poco il lavoro della moglie, l’idea che altri la vedessero non troppo vestita accendeva la sua gelosia.
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Il matrimonio finì dopo soli nove mesi. In qualche modo rimasero legati, Joe accorreva sempre quando lei aveva bisogno e lei custodiva gelosamente qualcosa che lui le aveva regalato in viaggio di nozze.
La collana
Diversamente da quanto si possa pensare, Marilyn non aveva molti gioielli, non veri perlomeno. Indossava monili vistosi, ma non di grande valore, erano più che altro oggetti di scena. L’unico gioiello di valore al quale era particolarmente legata era una collana di perle che Di Maggio le regalò durante il loro viaggio di nozze in Giappone.
Joe la comprò da Mikimoto per la allora ingente somma di 500 dollari.
Si tratta di una collana a un filo, un choker, composta da perle 44 perle varietà Akoya, note per la loro alta qualità. Questa qualità di perle ha in genere un diametro compreso tra 2 e 11 mm. La loro caratteristica è di essere perfettamente rotonde, estremamente lucide e lisce con poche imperfezioni. Il colore può variare tra il bianco e il color crema, spesso con sfumature di rosa o argento. Solo pochi esemplari hanno caratteristiche tali da poter essere usate in gioielli d’alta gamma. Marilyn continuò ad indossarle anche dopo il divorzio. Qualche tempo prima della sua morte le donò alla sua insegnante di recitazione Paula Strasberg. Dopo la scomparsa dell’attrice, Paula la regalò a sua figlia Susan. Nel 1998 Susan Strasberg la donò, completa della custodia originale, alla casa madre, Mikimoto. Il suo attuale valore sarebbe incalcolabile. Tradizionalmente regalare le perle porta sfortuna: secondo antiche leggende le perle altro non sono se non le lacrime delle donne che piangono i propri uomini morti in mare. Considerando il destino di Marilyn, Joe avrebbe dovuto tenerne conto.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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