Grandi attori, grandi amatori sul set e fuori. I pettegolezzi contano
Boomerissimo non si interessa di gossip in modo maniacale, ma complice il caldo e l’atmosfera vacanziera, ci buttiamo anche noi in un gossip d’annata. Una boutade, per ingannare il tempo rovente con dettagli altrettanto hot.

Hollywood ha sempre venduto sogni su misura, eroi con spade scintillanti, seduttori irresistibili, corpi scolpiti dalla luce dei riflettori. Ma dietro le quinte, un altro genere di spada ha alimentato leggende. Stavolta non si parla di abilità attoriali, di padronanza del “metodo”, bensì di quella dotazione che, secondo i rumors di salotti e camerini, rendeva certi attori veri e propri titani dell’intimità. Impossibile toccare con mano, si tratta di storie, tramandate da biografie, memorie e conversazioni tra star, che dipingono un’epoca in cui il mito maschile si misurava anche con il metro del sussurro e con un sorriso ammiccante. Non sono dati scientifici, ma aneddoti che hanno resistito al tempo proprio per la loro audacia. Qui si celebra, usando una scala graduata, il lato più nascosto del fascino hollywoodiano. Il tutto senza dimenticare che, alla fine, anche le leggende più imponenti possono riservare sorprese.
Errol Flynn, il virtuoso del pianoforte con un solo “dito”
Errol Flynn incarnava l’avventuriero per eccellenza. I suoi baffi curati conditi con sorriso malandrino e ruoli da spadaccino facevano sospirare il pubblico femminile. Eppure la sua arma più celebre non era un prop di scena. Secondo un racconto di Truman Capote, Marilyn Monroe gli confidò, dopo un funerale, forse per alleggerire il momento, di aver assistito a una performance significativa dell’interprete di Capitan Blood e Robin Hood. In una festa di quelle importanti a Beverly Hills, Flynn, con l’orgoglio di chi è dotato di un talento fuori dal comune, aveva trasformato il suo strumento personale in un attrezzo musicale. Lo aveva usato per suonare You Are My Sunshine sui tasti di un pianoforte, con un’enfasi che rischiava di danneggiare lo strumento stesso. Ahi.

Capote, che non era nuovo a certe confidenze, confermò di aver condiviso con Flynn un momento analogo durante una serata del 1943. Flynn non si limitava a vantarsi, era sempre pronto a una dimostrazione pratica. Si narrava che avesse accumulato un numero di conquiste da far impallidire chiunque. La sua fama di seduttore era tale che l’espressione “In like Flynn” entrò nel linguaggio comune. Eppure,alla sua morte, il referto autoptico mise fine alla leggenda. Le dimensioni risultarono nella media, anche se accompagnate da un dettaglio medico che i patologi conservarono in formalina come curiosità didattica.
Milton Berle, il comico con un ampio repertorio
Milton Berle è noto al pubblico italiano per la sua partecipazione al film con Marilyn Monroe Facciamo l’amore e tarde apparizioni in serie tv molto amate dal pubblico, La signora in giallo, Love boat. In America era, sin dagli anni 40, un mito della televisione. Se Flynn suonava, Milton Berle, “Uncle Miltie”, trasformava la sua dotazione in un happening. Phil Silvers, accanto a lui in un momento di “apertura”, commentò con una battuta che ancora circola: “You’d better feed that thing, or it’s liable to turn on you!”
In una sauna, qualcuno lo provocò a un confronto, centimetro alla mano. Jackie Gleason, altro grande attore comico, presente nella circostanza disse qualcosa come: «Go ahead, Milton, just take out enough to win». L’episodio più teatrale avvenne sul set di Saturday Night Live nel 1979. Dopo una battuta sul suo “ragazzo”, Berle aprì il bagno per offrire una visione diretta. Marilyn Monroe, sempre tramite Capote, lo indicava come possessore del calibro più notevole di Hollywood. Berle stesso, in tarda età, scherzava sul fatto che certe erezioni lo facevano letteralmente svenire. Quando morì, i suoi amici e colleghi del mondo dello spettacolo, al Friars Club di New York, lo celebrarono. Il comico Freddie Roman durante il discorso commemorativo disse: “On May 1st and May 2nd, his penis will be buried.” Arnold Schwarzenegger, anche lui presente al roast, pronunciò memorabili parole: “Look, even though the son of a bitch is dead, they still had a difficult time putting the top on his casket.”
Frank Sinatra e gli altri
Frank Sinatra, il crooner dal fascino eterno, in gioventù era esile, tranne che in un aspetto fondamentale. Ava Gardner, nota per la sua franchezza, sintetizzò la questione con una frase destinata a entrare nella storia dei pettegolezzi: “He’s only 110 pounds, but 10 pounds is cock.” Testimoni come il valletto personale, Marilyn Monroe, Natalie Wood e Judy Garland confermarono la citazione, descrivendola a volte come slanciata ma notevole. Paul Anka, anni dopo, ribadì che Sinatra era generosamente equipaggiato. Frank, che incantava con la voce, aveva una capacità di sedurre che non si limitava alle note, era un pacchetto all-inclusive, come amavano sottolineare le compagne di viaggio.

Anthony Quinn, l’interprete di Zampanò, di Zorba il greco, lasciò un ricordo indelebile a una compagna di avventura, Pare che la sua dotazione misurava quasi un piede di lunghezza, con una circonferenza imponente e una forma che la donna definì superba. Il marito della signora, informato dell’incontro, reagì con un misto di sorpresa e onore. Gary Cooper era noto per una generosità anatomica che rafforzava la sua immagine di amante instancabile. Steve McQueen, secondo fonti specializzate, possedeva un’attrezzatura paragonabile a due lattine di birra allineate. Rock Hudson, elegante interprete di numerose commedie, venne descritto dallo scrittore Armistead Maupin in questo modo: «He did have a legendarily large penis. It wasn’t the prettiest one I’d ever seen, but it was the biggest.» Cary Grant, in posizione di riposo, raggiungeva quasi l’ombelico con una disposizione che suggeriva proporzioni notevoli. Warren Beatty veniva celebrato come dotato di una generosità degna di qualsiasi purosangue. Charlie Chaplin si riferiva al proprio amico con l’appellativo di “ottava meraviglia del mondo”, mentre Roddy McDowall, l’attore che aveva accompagnato Elizabeth Taylor a ritrovare Lassie, pare fosse dotato di uno strumento insolitamente longilineo oltre che flessibile, tanto da riuscire deliziare sé stesso e gli ospiti alle varie feste di Hollywood con un numero di autofellatio.
Quando la leggenda si sgonfia
Ovviamente sono dei pettegolezzi che giravano nell’ambiente e che non sempre furono confermati dai legittimi detentori, questo dipendeva molto dalla loro signorilità.
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Hollywood ha costruito la sua storia sull’apparenza. Questi racconti di dotazioni eccezionali, di esibizioni audaci e di sussurri tra star, rivelano il lato giocoso oltre che vanitoso dell’industria. Oggi, nell’era dei selfie, questi racconti sembrano reliquie di un’epoca più discreta e al tempo stesso più spudorata. Ci insegnano che il carisma non si misura solo con il metro, ma con la capacità di trasformare ogni aneddoto in leggenda. Alla fine, ciò che conta è come si recita la scena, con stile, ironia e un pizzico di audacia. Il pubblico, da sempre, applaude il finale a sorpresa.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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