Frank Sinatra era un uomo di grandi passioni ma di scarsa pazienza. Tra le cose che amava c’era la serie “Magnum P.I.”. Sia la passione che il carattere di Sinatra avrebbero finito per avere un ruolo determinante nello show. È stato Tom Selleck a raccontarlo.
Frank Sinatra non era nato gentleman. Era un ragazzo italiano che veniva da Hoboken, cittadina da cui si vedeva New York, ma molto in lontananza, in ogni senso.

Forse proprio per questo, arrivato al successo, si è appassionato al confort, alla classe, allo stile, che il bel mondo sapeva offrire, e ne è stato un interprete ineguagliato. Un Brummel del nostro tempo, con i suoi smoking blu notte, con un portamente che sprizzava stile e lo inventava.
Classy
“Classy” questo era l’aggettivo giusto per Frank Sinatra, un uomo che vestiva e viveva da principe, non da cantante. Niente capigliature avventurose, pacchianate, cappelloni o cinturine. Niente tatuaggi, o unghie dipinte o giacchette di lamé. Frank era Frank, non un hiphopper o un influencer. Dalla sua villa che guardava sul pacifico, avvolto in un mondo che per tutti era un sogno, anche lui aveva un sogno. E amava sintonizzarcisi tutte le settimane: era la meraviglia delle Hawaii: cieli tersi e azzurri, belle donne, buoni drink. Una Ferrari rossa che sfrecciava su strade poco trafficate, tra baie incredibili e palmizi.
Tutto questo aveva reso Frank Sinatra un fan di Magnum P.I. Come probabilmente è accaduto a molti di noi. Un giorno, lo spiegò anche a Tom Selleck, che aveva riconosciuto in un ristorante, prendendolo bonariamente in giro. Sinatra confessò a Selleck di adorare il suo show e quando il baffuto detective, colpito, cominciò a spiegargli quanto tutto questo significava per lui, Sinatra lo interruppe bruscamente: “no, non hai capito. Lo seguo senza audio. Ammiro solo le Hawaii”.
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Scherzi da Sinatra: una star gigantesca che giocava come un gattone con i topolini dello show business, anche quando erano gli eroi della serie televisiva più amata del momento. In realtà, Sinatra amava davvero moltissimo la serie e aveva un’ idea: tornare sul set a settant’anni, vent’anni dopo aver interpretato un altro grande detective sullo schermo, Tony Rome, per affiancare Magnum in una delle sue indagini, in quella cornice che amava. Fece sapere agli agenti di Selleck, e stavolta non per scherzo, che voleva apparire in Magnum P.I. Selleck prese l’occasione al volo, avvertì gli sceneggiatori che c’era un episodio da riscrivere e chiamò Sinatra, per chiedergli che cosa gli sarebbe piaciuto fare.
“Stiamo scrivendo qualcosa per te. Che cosa ti piacerebbe fare?’
“Non ho idea. Basta che mi diate qualcuno da pestare per bene”
–Telefonata tra Tom Selleck e Frank Sinatra
L’ affare fu fatto immediatamente. Sinatra era così deciso che non gli interessava essere pagato. Gli bastava che la produzione gli rimborsasse le spese (a cose fatte ammontarono alla cifra non esattamente trascurabile di 250mila dollari: Frank era uno che si trattava bene).
“La pazienza di un saloon singer”
Fu così che nel 1987 Sinatra prese un volo per le Hawaii: armato di camicia e Panama appropriati si preparò a interpretare un detective all’inseguimento del suo caso, in “Laura”: il diciottesimo episodio della settimana stagione.
Oltre che della sua indicibile classe e di un guardaroba di tutto rispetto, Sinatra arrivò anche “armato” del suo famoso carattere. Era innamorato perdutamente delle Hawaii, aveva un grande simpatia per il protagonista di quella splendida serie. Ma a 70 anni, era anche deciso a non perdere troppo tempo con gente che ti fa solo perdere tempo. Per Tom Selleck, lavorare fianco a fianco col suo mito fu un momento magico. Ma non una delle imprese più facili della sua carriera. Lo raccontò anni dopo in una intervista che si può ancora guardare con grande divertimento su Instagram:
“Lavorare con lui è stato… ahem… realmente interessante..
Perché Frank ha, come dire… la pazienza di un “saloon singer” (gente che si infiamma facile e spara subito NdT). A sua difesa posso dire che è sempre pronto al primo ciak. Ma io a quel tempo producevo Magnum e dovevo fare in modo che tutto lo show fosse di qualità perfetta. Frank ha la tendenza a voler fare un ciak solo, e poi passare alla scena dopo. Sapete com’è…
Lui era sempre buono al primo ciak. Ma gli altri intorno, non necessariamente…
— Tom Selleck su Frank Sinatra
Per quanto difficile da maneggiare, la presenza di Sinatra (alla sua ultima apparizione come attore) avrebbe finito per essere non solo una grande esperienza di vita per Tom Selleck, ma anche un colpo di fortuna di cui la serie aveva assolutamente bisogno.
Sinatra, l’uomo che salvò Magnum P.I.
Ormai alla sua settima stagione, Magnum P.I. stava cominciando ad arrancare negli ascolti e nel gradimento. Non andava male, ma non era più in testa come un tempo. Cose che gli studios non perdonano e che sono costate la fine anticipata di più di un mitico serial.
Ma il diciottesimo episodio, uno degli ultimi della stagione, proprio grazie alla grinta di Sinatra, fece registrate un balzo improvviso. Magnum P.I. con quel colpo di coda salvò la stagione e convinse i contafagioli di Hollywood che era il caso di cambiare velocemente piani. Dimenticare la chiusura e mettere da parte i dollari per la stagione successiva.
Michael Doheny, il detective di New York in pensione interpretato da Sinatra, aveva salvato il suo nuovo amico, Magnum P.I. Attenti ai cantanti da saloon,: non sapete mai dove tengono la pistola. Ma quando sparano, raramente mancano il loro colpo.
Antonio Pintér


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