Il primo amore non si scorda mai. E per gli Italiani, il Giappone televisivo, il mondo di anime e manga è iniziato con lui.
Più che l’immagine del robot cornuto, la prima cosa che viene in mente è la sigla iniziale: “Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole, tra le stelle sprinta e va”.

Ovviamente non si trattava della musica originale e non era la sola cosa che noi italiani avevamo cambiato di Goldrake.
Martedì 4 aprile 1978
Una data che non ci ricordiamo ma dovremmo. Noi bambini/ragazzini di quegli anni non eravamo consapevoli che stavamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione televisiva. I cartoni animati, noi li chiamavamo così, era stati, sino ad allora di tutt’altro tenore. C’erano i Disney e i loro buoni sentimenti, Braccio di Ferro che risolveva tutto mangiando gli spinaci, l’odioso Bip-Bip e Will Coyote, nulla che turbasse il sonno dei noi pargoli, a parte forse Bambi…
Ma per arrivare sui nostri teleschermi quel famoso martedì, Goldrake ha dovuto attraversare le Alpi.
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A “portare” Goldrake dal lontano Oriente in Europa è stato un uomo d’affari francese. Mentre si trovava in Giappone per lavoro, si imbatté (dal punto di vista televisivo) in questo cartone animato, Grendizer, il vero nome di Goldrake.
Ma Monsieur Bruno-René Huchez non poteva sapere che si trattava di una saga di cui Goldrake era solo l’ultimo capitolo. Go Nagai, il suo autore, aveva concepito una trilogia che iniziava con Mazinga Z, continuava con il Grande Mazinga e si concludeva con Grendizer. La Mazinsaga, per l’appunto, con al centro la storia della famiglia Kabuto e dei suoi bestioni di metallo.
L’uomo d’affari, intuendo le possibilità di successo del personaggio, si mise in contatto con la Toei Animation per portare la serie in patria. Il produttore francese, però, non era convinto del nome, riteneva che il suono non fosse piacevole per il pubblico di casa e decise di cambiarlo in Goldrake. Il nuovo appellativo è una fusione tra due nomi molto conosciuti e riconoscibili dell’epoca, Goldfinger, uno dei più noti villain dei film di James Bond e Mandrake, il mago dell’omonimo fumetto. In Italia arrivò la versione “francesizzata”. Non solo il nome del robot era stato cambiato, ma anche quello di altri personaggi.
Come succedeva in quegli anni, giunse in Rai una specie di dépliant informativo francese in cui era presente anche Goldrake. Questo fascicolo si chiamava Atlas, atlante, ma pare che in Rai non c’era molta gente che parlava le lingue e, sempre pare, finirono per inglobare anche il nome della guida in quello del cartone: “Atlas Ufo Robot”.
Un successo inimmaginabile e qualche problema
Esplose la goldrakemania, impazzò il merchandising legato alla saga. Goldrake fu un enorme successo, un momento epocale in cui il cartone, sinonimo di infanzia e buoni sentimenti, evolve in un prodotto diverso, fruibile anche dagli adulti. Ma l’Italia di allora non era quella di oggi. Genitori infuriati si coalizzarono e diedero inizio ad una raccolta firme per cancellarlo dal palinsesto tv. Fu presentata anche un’interrogazione parlamentare, ma Goldrake la spuntò (grazie all’alabarda spaziale?).

Per somma fortuna di noi infanti, a placare gli animi e mettere la parola fine al diluvio di polemiche ci pensò un autentico gigante della letteratura per l’infanzia: Gianni Rodari. L’autore di Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il libro degli errori, C’era due volte il barone Lamberto si espose in prima persona scrivendo un articolo, pubblicato su Rinascita del 17 ottobre 1980, intitolato: Dalla parte di Goldrake.
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Rodari mostrò di apprezzare Goldrake che leggeva come una sorta di favola raccontata con linguaggio moderno. Poneva inoltre l’accento sul fatto che i bambini non siano, come spesso gli adulti pensano, degli spettatori passivi, ma sono in grado di rielaborare quanto loro presentato per appropriarsene. Gli eroi fantastici sono sempre esistiti e a servono proprio a viaggiare con la fantasia. Con buona pace di censori e legulei.
Antonietta Terraglia


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