Due volti dell’America, così diversi, nemici giurati, amici per sempre
Viviamo un momento storico in cui si è persa l’arte del contraddittorio. Le persone di potere non tollerano il dissenso. Invece di provare ad intavolare discussioni anche accese su idee, valori, strategie, inveiscono, offendono, alzano la voce ed infine abbandonano l’agone.

Non provano a convincere gli astanti, o rivali. Si ritirano nel posto più comodo per continuare ad offendere: la rete.
L’arte del dibattito è andata completamente persa. Nessuno ha voglia di mettersi, davvero, in gioco. Si accetta una sfida solo se si è sicuri di vincerla. E’ ormai pratica dimenticata l’onore delle armi.
Tutti ricordiamo almeno un paio di episodi in cui un anche nostri presidenti del consiglio infastiditi da domande pressanti abbandonano studi televisivi o chiudono telefonate in diretta.
Ai personaggi della prima repubblica, con tutte le loro colpe, bisogna tuttavia riconoscere l’elevato e comprovato grado di istruzione e l’amore per il dibattito, anche violento. Jader Jacobelli docet.
Due rivali
Non c’è niente di più succulento, non solo dal punto di vista del gossip, di persone famose che si sfidano in singolar tenzone.
In questo, il passato non era secondo al presente. Grandi star di Hollywood si sono sfidate per le loro idee e si sono schierate apertamente per le idee nelle quali credevano.
In questo John Wayne e Frank Sinatra sono stati esempi.

Negli anni ’50/60 gli Stati Uniti vivevano l’ansia anticomunista del dopoguerra, la nascita della nuova frontiera kennediana e la scintilla dei movimenti civili. Wayne incarnava l’America conservatrice, patriottica e filo-militare; Sinatra, almeno nella prima metà della carriera, rappresentava la sinistra liberal dello spettacolo, amica di JFK e impegnata in cause antirazziste. Inconciliabili.
Questo divario ideologico costituì terreno fertile per una rivalità che il sistema dei media amplificò per vendere meglio.
Il loro rapporto giunse al livello più basso quando Sinatra si accingeva a mettere in piedi la trasposizione cinematografica del libro The Execution of Private Slovik di William Bradford Huie.
Già la vicenda al centro del libro era indigesta a Wayne. E’ la storia dell’unico soldato degli Stati Uniti fucilato per diserzione, non perché fosse il solo ad aver disertato, ma per averlo messo nero su bianco. Fucilazione ordinata personalmente da Eisenhower.
In più Sinatra chiamò come sceneggiatore Alfred Waltz. Waltz era finito nella lista nera, faceva parte di quegli Hollywood Ten, dieci professionisti del cinema americano che nel 1947 si rifiutarono di testimoniare davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane (HUAC) riguardo alle loro presunte affiliazioni comuniste, diventando il simbolo della resistenza contro il maccartismo.
Chiamato ad esprimere il suo parere su Waltz e Sinatra da un astuto giornalista, Wayne rispose: “Non penso che la mia opinione sia importante. Perché non chiedete al compare di Sinatra — quello che governerà il Paese per i prossimi anni — che cosa ne pensa?” Il compare di Sinatra era John Fitzgerald Kennedy, ovviamente.
Kennedy, una volta eletto, fece pressione su Sinatra perché abbandonasse il progetto. L’argomento era spinoso per l’amministrazione. Ol’Blue Eyes rientrò nei ranghi e obbedì.
Lo scontro (quasi) fisico
La ruggine però continuò con frecciatine varie fino ad arrivare al presunto scontro finale. Presunto, perché molti lo hanno raccontato, ma prove documentate non ne esistono.
Casualità volle che in un momento imprecisato della prima metà degli anni Sessanta, i due rivali erano alloggiati nello stesso hotel di Las Vegas. Sinatra a Las Vegas era praticamente di casa, mentre Wayne era lì a pernottare mentre girava un film.
The Chairman of the Board viveva di notte e soprattutto la usava per festeggiare. Il motivo aveva poca importanza. Di solito non si svegliava prima di mezzogiorno e faceva colazione nel primo pomeriggio.
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The Duke, no. Tra le altre cose era lì per lavorare e doveva essere sul set al mattino.
Sinatra aveva dato un “piccolo” party nei suoi appartamenti, con musica, risate, annessi e connessi, facendo non poco rumore. Wayne, che aveva la stanza di sotto, non riusciva a prendere sonno.
Cominciò a chiamare per lamentarsi del baccano e per chiedere di abbassare la musica. Tutto taceva per qualche minuto e poi ricominciava.
Possiamo immaginare che Wayne fosse di “miccia corta”, quindi decise di andare personalmente di sopra per risolvere la questione.
Bussò e gli aprì uno dei guardaspalle del cantante, imponente. The Duke fece le sue rimostranze al figuro, incurante della mole. Del resto, John non era secondo a nessuno in quanto a presenza fisica.
Il bodyguard, però, scelse la frase sbagliata per rispondere: “Nobody talks to Mr. Sinatra that way.”
Non fece in tempo a finire la frase che partì la mano aperta di Wayne verso la faccia di costui che si ritrovò disteso per terra. Fine della festa e del rumore.
Imprevedibilmente, col tempo, i due divennero amici. Dopo la morte di Kennedy, Sinatra si avvicinò ai conservatori, anche se le divergenze non solo politiche, ma caratteriali rimasero.
Barbara Sinatra disse: “Erano amici. Non so perché, perché erano completamente diversi in quasi tutto. Ma si volevano molto bene e scherzavano molto.”
Si facevano visite reciproche, giocavano a golf, a carte. Sinatra andò a trovare il Duca all’ospedale nei suoi ultimi giorni.
Rivali, avversari politici, amici veri.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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