Di John Wayne si conoscevano molti doti: grande duro, bravo a cavallo e con la pistola. Uomo tutto d’un pezzo, integro, persino fascinoso. Ma nessuno aveva mai immaginato che fosse anche un interprete canoro di primo livello. Tantomeno lo immaginava Dean Martin, quando una sera del 1965…
Per John Wayne, come raccontiamo in questo articolo, abbiamo un immenso rispetto e amore.

È lui l’uomo che più di ogni altro ha incarnato il sogno della frontiera in una carriera che è durata oltre cinquant’anni e che l’ha visto recitare nei film che hanno fatto la storia del cinema: “il Grande Sentiero”, “Ombre Rosse”, “Rio Bravo”, “Sentieri Selvaggi”, fino ai suoi film della maturità, quando già lottava con la malattia che lo uccise nel 1979: “El Grinta” e “Chisum”.
Un eroe per caso
John Wayne nasce nel 1907 in Iowa, terra da western, da una famiglia di emigrati irlandesi. Ma a parte questo, nulla lascia presagire che il suo futuro sarà quello di volto, anima e corpo del west, sullo schermo. Non lo fa pensare il. suo nome: Marion Robert Morrison, decisamente poco adatto a un pistolero. Non lo fa pensare la sua passione per il mare. Più che a dorso di destriero, il giovane Marion Robert sogna di attraversare le grandi distanze sulla tolda di una nave.

Ci prova, iscrivendosi all’accademia navale della Marina, l’unica via verso il mare per un ragazzo della prateria. Fallirà, come raramente gli è successo nella sua carriera di eroe dello schermo. Prende allora la via degli studi, o meglio la sua massiccia corporatura e il suo fisico atletico (John Wayne era alto 195 centimetri, potentemente muscolati), gli garantiscono un ingresso all’università, dove prende la strada del football.
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L’ Università è quella della Southern California, giustappunto a pochi passi da Hollywood. L’ osmosi tra partite di football, il ruolo del giovanotto nella seguitissima squadra locale, qualche scambio di biglietti e favorucci, porteranno un po’ di Hollywood sugli spalti delle partite di cartello, qualche soldo in tasca al ragazzo e lui medesimo nei dintorni dei set. Arrotonda un altro po’ facendo il macchinista (ovvero quello che trasporta i materiali, i legni, i treppiedi e quant’altro da un punto all’altro del set) e lo stuntman. Ovvero colui che casca e magari si fa pure male al posto degli attori veri.
Leggenda vuole che qui lo noti John Houston, per la sua camminata caracollante, quella che ne farà il cowboy più cowboy di tutti. È solo un ragazzo che trasporta assi di legno, ma John Houston ci vede già John Wayne. Il resto, dal cambio di nome in poi, lo sappiamo.
Quella sera da Dean Martin
È il 1965 e il mondo di Hollywood è come una grande classe di amici, che lavorano, si divertono, un po’ si vogliono bene, un po’ si temono. Un po’ si fanno scherzi e un po’ dispetti.
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Dean Martin e John Wayne si conoscono bene, hanno girato western insieme (Rio Bravo del 1959, The Sons of Katie Elder del 1965). Che Dean Martin, oltre che cantare canzoni con classe, nel suo semi-italiano molto americano, sappia recitare, e persino tenere una parte da pistolero, si sa. Quando Dean Martin invita John Wayne nel suo show televisivo, nessuno sospetta invece che John Wayne abbia qualcosa a che fare col canto. Ma che importa, quel circo di burloni e di allegri goliardi qualcosa inventerà. Uno che non si spaventa davanti a banditi e pistole in quantità industriale non può certo avere timore di un microfono.
Dean Martin invita John Wayne a cantare con lui “Everybody loves Somebody”. John Wayne fa il timido. Dean Martin lo rassicura: “ma no… abbiamo una bella orchestra, la migliore base musicale che tu possa immaginare, vedrai, è più facile di quello che sembra, e con un po’ di esercizio diventerai addirittura perfetto”. Com’è finita? Guardatelo in questa clip d’epoca. Un piccolo capolavoro di genio televisivo.
Come nei giornaletti di quando eravamo bambini, dopo l’enigma arriva la soluzione. La voce di John Wayne, ovviamente, è quella di un terzo burlone: Frank Sinatra. Grande amico di entrambi: “The voice”, almeno quanto John Wayne è stato “la camminata”.
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In una tranquilla serata in TV del 1965 poteva succedere anche questo. Provate a rifarlo con i (bravissimi, per carità) ragazzi di X-Factor e Amici…
Antonio Pintér


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