Irripetibile e leggendario, Un pesce di nome Wanda faceva morire dal ridere. Letteralmente
Credo che a tutti piaccia ridere, o perlomeno, nessuno รจ musone per scelta (si potrร ancora dire musone? Boh).

Da bambini si ride piรน facilmente, ci sono cosรฌ tante cose che ti sorprendono, battute che non sai, che lโesplosione in fragorosa risata รจ frequente.
Risate liberatorie
Si ride anche se non si dovrebbe. Lโeffetto comico di qualcuno che scivola/inciampa e cade รจ stato alla base delle comiche del cinema muto. Oggi non sarebbe piรน possibile.
Ricordo un episodio che mia mamma mi raccontava spesso. Sua nonna era andata a fare le condoglianze a qualche parente, portandosi lei e sua sorella gemella con sรฉ.

Immaginate la scena, il defunto, composto sul letto, nellโeleganza dellโabito scelto per traghettarlo nel suo ultimo viaggio, era circondato oltre che dalla famiglia, da amici, conoscenti e vicinato tutto e dai quattro ceri piazzati ai quattro angoli del letto. La porta di casa veniva lasciata aperta in queste occasioni ed era dโobbligo presentarsi in casa per rispetto.
I bambini non erano esentati da questi eventi. Per loro era un momento sociale. Arrivavano ben vestiti, porgevano i loro omaggi al defunto e veniva loro chiesto di mantenere un certo contegno, salvo poi giocare con i coevi. Se cominciavano ad allargarsi bastava lโocchiataccia.
La mia mamma era lรฌ, ai piedi del letto con sua sorella, recitando qualche prece, quando unโaltra bambina, tentando di aggirare il letto, inciampรณ nel basamento di uno dei ceri e sparรญ alla vista, lunga distesa sul pavimento. Mamma e zia si guardarono e trattennero la risata. Cavoli! Non si fa! Cโรจ il trapassato! Quindi maggiore concentrazione nella recitazione dellโeterno riposo e sguardo fisso a terra. La medesima virgulta di cui sopra, dopo aver guadagnato, nonostante tutto, lโaltra sponda del letto, decise di rifare il giro e stompf, inciampรณ sullo stesso basamento. Stessa scena dallโaltro lato. A stretto contatto con il pavimento guadagnรณ lโuscita a passo del giaguaro. Mamma e zia con maggiore fervore recitando litanie, tentavano di contenersi. Fissare un punto del pavimento puรฒ essere la salvezza.
Ma il diavolo ci mise lo zampino. La fanciullina dallโequilibrio precario, prima di andare, si apprestรณ a salutare la salma. Chissร perchรฉ ritentรณ la circumnavigazione del letto. Inutile vi dica come andรฒ a finire. Questa volta perรฒ, mamma e sorella non riuscirono a mantenere lโaplomb e, scoppiarono in fragorosa risata, coram defuncto.
Certe cose fanno ridere, a prescindere dalla gravitร del momento. Non รจ per forza una mancanza di rispetto o voglia di umiliare qualcuno.
Quando si cresce รจ piรน difficile trovare qualcosa di divertente che ti susciti la risata fino alle lacrime. Eโ facile sorridere, ma ridere รจ unโaltra storia.
Un pesce di nome Wanda
I film โda ridereโ non sempre mantengono la promessa. O sono scontati o sono beceri. Non cโรจ niente di piรน tragico di una battuta caduta nel vuoto o del solito doppio senso.
La censura, in qualche caso, poteva essere un incentivo a cercare modalitร piรน sottili per suscitare ilaritร . Il troppo detto, il troppo visto stancano presto. Boldi, De Sica, Pierino e company non mi hanno mai fatto ridere.
Lโultima volta che ho avuto male agli addominali dal ridere al cinema รจ stato quando ho visto Un pesce di nome Wanda. Per quanto mi riguarda รจ un capolavoro assoluto.
Il film, del 1988, nacque dalla collaborazione tra John Cleese e Charles Crichton, regista quasi ottantenne veterano degli Ealing Studios. Alla base cโerano due idee apparentemente scollegate. John Cleese voleva una scena in cui un personaggio balbuziente dovesse comunicare un’informazione urgente senza riuscire a pronunciare una parola, mentre Charles Crichton voleva semplicemente che qualcuno venisse investito da un rullo compressore. Tutto politicamente corretto.
Cleese e Crichton si erano incontrati la prima volta nel 1969 e avevano iniziato a discutere l’idea di un film comico ispirato a “The Lavender Hill Mob”. Tuttavia, dovettero aspettare fino agli anni ’80 per portare a termine il progetto. Cleese dovette convincere Crichton a tornare al lavoro, nonostante fosse quasi in pensione e andando contro gli addetti ai lavori. Un regista quasi ottantenne, sulla carta, non suonava bene.
La sceneggiatura fu scritta da Cleese dopo aver lavorato con Kevin Kline nel western Silverado. In quellโoccasione scoprรฌ il lato comico dell’attore americano. Cleese scrisse il ruolo di Otto West specificamente per Kline.
Il film riunรฌ un cast eccezionale. Oltre a Kevin Kline cโerano John Cleese nel ruolo di Archie Leach, Jamie Lee Curtis come Wanda Gershwitz e Michael Palin, complice di Cleese nei Monthy Python, come Ken Pile.
Il nome del protagonista, Archie Leach, รจ un omaggio a Cary Grant, il cui vero nome era Archibald Alexander Leach.
Michael Palin utilizzรฒ la sua esperienza personale per il personaggio. Suo padre, infatti, soffriva di balbuzie. La balbuzie di Ken รจ meno pronunciata con le persone di cui si fida (George e Wanda) e peggiora con chi lo mette a disagio (Otto).
Tra le scene piรน esilaranti ci sono quelle in cui Otto si produce in performance sessuali e la gag ricorrente in cui i poveri Yorkshire vengono uccisi.
Otto, nella versione originale, per eccitare Wanda, parlava in italiano (nella versione italiana, spagnolo). Kevin Kline, perรฒ, aveva difficoltร a memorizzare le frasi in italiano. Quando non ricordava, improvvisava elencando nomi di vini e formaggi e tutto quello che riusciva a ricordare del menu italiano. Spesso rattoppava citando “Benito Mussolini”.
I cani morituri, erano i tre Yorkshire Terrier di proprietร della signora Coady. Ken doveva uccidere la donna per impedirle di testimoniare contro il capobanda George Thomason. Il punto era che Ken amava gli animali. Ogni volta che provava ad ucciderla, faceva fuori, per errore, uno dei cani. La serie di incidenti scatenava alla fine lโinfarto fatale della padrona, estromettendo cosรฌ il testimone chiave. Ken al termine era distrutto dal senso di colpa per avere ucciso i poveri cani, mentre della signora gli importava il giusto.
Originariamente, le scene con gli Yorkshire erano state girate con scarti di macelleria attorno ai “cani morti”. Tuttavia, dopo le proiezioni di prova, il pubblico reagรฌ cosรฌ duramente che le scene furono rigirate con un cane finto di paglia palesemente artificiale.
Il film ottenne un successo straordinario. Incassรฒ quasi duecento milioni di dollari, ebbe tre nomination agli Oscar e Kevin Kline lo vinse come miglior attore non protagonista. Davvero un film da morir dal ridere. Come effettivamente รจ capitato.
La risata fatale
Ole Bentzen, un audiologo danese di 56 anni nel 1989 andรฒ in un cinema di Aarhus, a vedere Un pesce di nome Wanda.
Bentzen iniziรฒ a ridere dopo due minuti dall’inizio del film. Lโeccitazione della risata raggiunse il suo picco quando Otto tortura il personaggio di Michael Pine infilandogli le patatine fritte nel naso. Pare che anni prima la famiglia Bentzen avesse giocato a mettersi cavolfiori nel naso e questo aveva acuito lโilaritร della gag. Secondo i rapporti medici, il battito cardiaco del signor Ole raggiunse tra i 250 e i 500 battiti al minuto, causando un arresto cardiaco fatale. Morto dal ridere.
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La morte di Ole Bentzen รจ un caso raro, perรฒ non isolato.
Secondo Diogene Laerzio, Crisippo di Soli, filosofo stoico greco, morรฌ dal ridere dopo aver visto il suo asino mangiare dei fichi destinati a lui, esclamando al servo: “Adesso dagli un po’ di vino!”
Dal filosofo al poeta flagellatore di costumi e licenzioso, Pietro Aretino pare morรฌ di ictus cerebrale causato da un eccesso di risate mentre gli raccontavano una storiella comica. O Charlie Parker, morto per aver troppo riso guardando il Tommy Dorsey Show.
Come a dire, una risata li ha seppelliti.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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