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Brian di Nazareth salvato da un Beatle

Un Beatles salvò “Brian di Nazareth” (e ci fece un sacco di soldi)

Per salvare Brian ci sono voluti due miracoli: al primo ci ha pensato un ex-Beatle, al secondo Gesù di Nazareth. E fu solo l’inizio.

Per molti di noi i Monthy Python sono stati il nostro personale lessico familiare. Non quello delle nostre famiglie, del tutto incapaci (o almeno così le giudicavamo) di comprendere l’umorismo british e demenziale di quella banda di fulminati.

Brian di Nazareth salvato da un Beatle
Brian di Nazareth salvato da un Beatle – Boomerissimo.it

Per me e per i miei amici “Il Senso della Vita” è stato quello che per altri è stato “The Rocky Horror Picture Show”: più un rito che un cult. In un giorno fisso della settimana, sempre lo stesso, ci si ritrovava a casa di qualcuno che era stato liberato dalla presenza ingombrante dei genitori, e con l’aiuto di una innovazione recente, il videoregistratore, si riguardava per la seconda, terza, decima, centesima volta “Il Senso della Vita”

La birra scorreva abbondante e ci accompagnava negli alti e bassi di quel capolavoro assoluto. Sapevamo tutto dei Monthy Python avendo visto un film solo. Una specie di monomania che ho sempre apprezzato, come quella di chi fuma lo stesso tabacco da pipa per tutta la vita, senza mai cambiare, senza mai farsi prendere dalla tentazione di deviare dalla via dell’approfondimento zen.

Non conoscevamo gli sketch dei Monthy Python, li abbiamo scoperti molto dopo. Tantomeno conoscevamo “Brian di Nazareth”, anche se se ne vociverafa, perché in Italia non era ancora arrivato, e non sarebbe arrivato per molto tempo.

Nascita di un capolavoro sacro e maledetto

Era il 19 agosto 1979 quando nelle sale britanniche usciva per la prima volta “Monty Python’s Life of Brian”, che per noi (ma molti anni dopo) sarebbe diventato “Brian di Nazareth”. Un film di totale assurdità, ma anche una delle rare satire realmente corrosive, e non in una direzione sola, come avrebbe provato il suo percorso travagliatissimo e solo infine fortunatissimo.  

Brian di Nazareth salvato da un Beatle
Il senso della vita, capolavoro dei Monthy Phythons – Il senso della vita

La scintilla era scoccata nel 1976, quando Eric Idle e Terry Gilliam, durante la promozione di “Monty Python e il Sacro Graal” ad Amsterdam, ebbero l’idea di andare ancora più a fondo con una satira religiosa che (allora, ai tempi de Il Male l’idea aveva ancora un senso) scuotesse dal profondo canoni e miti, dissacrasse mettesse a disagio. 

Il concept era elementare e proprio per questo esplosivo: raccontare la storia di un uomo nato in una stalla adiacente a quella di Gesù, e che per una serie di equivoci viene scambiato per il Messia. 

Brian di Nazareth, la scena chiave – Boomerissimo.it

La EMI Films aveva distribuito con successo il precedente film dei Python, ed era estremamente soddisfatta anche del ritorno economico. Il progetto sulla carta fu accolto con fiducia ed entusiasmo. Ma le sceneggiature, per evitare sorprese (celebri le traversie della Dolce Vita) sarebbe sempre meglio leggerle. Quando Bernard Delfont, capo della EMI, finalmente lo fece, andò su tutte le furie. Terry Gilliam ricorda: 

“Si ritirarono il giovedì. La troupe doveva partire il sabato. Disastroso”

–Terry Gilliam

Il film era morto prima di nascere, a meno che qualcuno compisse un miracolo. Il salvatore si materializzò nella persona di qualcuno che aveva anche un certo physique du role: George Harrison.

Il Beatle salvatore che rischiò tutto

Il cast era già pronto a partire per la Tunisia, tutte le riprese erano programmate da un precissimo piano di produzione. Con un solo problema: i soldi non c’erano più, i Monty Python erano complertamente al verde. Come si fa in questi casi, si appellarono ai fan, perché li salvassero da una inevitabile bancarotta. Il più danaroso dei loro sostenitori era un tizio che da lontano avrebbe anche potuto ricordare il protagonista della storia che aveva appena avuto una brutta falsa partenza. Si trattava appunto dell’ex chitarrista dei Beatles, non troppo occupato musicalmente e con la voglia di un progetto nuovo.

George Harrison, il salvatore – Boomerissimo.it

Harrison non era certo povero, ma produrre un film è uno sforzo economico rilevante, anche per qualcuno che abbia venduto dischi a decine di milioni. Harrison non esitò: ipotecò la sua villa di Friar Park per raccogliere i 4 milioni di dollari necessari alla produzione. Eric Idle commentò sarcasticamente che si trattava del “biglietto del cinema più costoso della storia”. Insieme al socio Denis O’Brien, Harrison fondò la HandMade Films, che diventerà una delle case di produzione indipendenti più importanti degli anni ’80.

Il miracolo di Gesù di Nazareth

Forte dei 4 milioni appena strappati a Harrison, la troupe si stabilì in Tunisia, dove Franco Zeffirelli aveva girato “Gesù di Nazareth”, appena due anni prima. I Python e la loro produzione indipendente avevano bisogno di ridurre i costi all’osso e qui venne loro in aiuto il capolavoro del Maestro Zeffirelli, e soprattutto l’immenso magazzino di costumi, le scenografie

Il set di Gesù di Nazareth, visitato da Grace Kelly – Boomerissimo.it

I Phython li cannibalizzarono senza vergogna. E se, guardando Brian, vi torna in mente qualcosa del Gesù di Zeffirelli la ragione non è la più ovvia, ovvero che il protagonista è (quasi) lo stesso. Lo sono anche molte delle cose che indossa e che indossano le varie gang palestinesi che lo circondano e si scontrano in una spirale tragicomica.  

Come ci si può aspettare da un film dei Phython, le riprese furono piene di momenti  completamente assurdi. Graham Chapman, che interpretava Brian, era completamente nudo durante la famosa scena del balcone davanti a 2000 comparse, un’ “apparizione” che causò la fuga di metà della folla. Ma tutta la costumistica rischiva di lasciare troppo libere parti anatomiche (pare alquanto esuberanti) che non è bene far balenare sul grande schermo.

Terry Jones, alla fine,  risolse i problemi anatomici intervenendo con un elastico, che risolse definitivamente la questione (non sappiamo con quale confort per il protagonista). Michael Palin interpretò Ponzio Pilato con il celebre difetto di pronuncia della “r”. È rimasta celebre la scena in cui sfida i soldati a non ridere. Per farla riuscire al meglio le comparse furono tenute completamente all’oscuro di quello che sarebbe successo. Il risultato è una risata che resterà per sempre nella storia del cinema. 

“Always Look on the Bright Side of Life”, il brano che chiude il film, nacque quasi per caso. Eric Idle lo compose su una chitarra Gibson J-50 usando solo accordi jazz appresi da un corso che stava studiando giusto in quel momento. Inizialmente cantata in modo serio, la canzone trovò la sua forma definitiva quando Idle decise di interpretarla con l’accento cockney dell’elettricista del set. Il risultato fu registrato nella sua camera d’albergo con materassi appoggiati alle pareti per migliorare l’acustica.

Capolavoro censurato

Il film scatenò, esattamente come ci si poteva attendere,  un putiferio internazionale. Nel Regno Unito, 11 consigli locali lo vietarono completamente, mentre altri 28 alzarono la classificazione da 14 a 18 anni. Irlanda e Norvegia lo bandirono del tutto. In Italia, in fatto di censura abbiamo sempre fatto le cose per bene e “Brian di Nazareth” non arrivò proprio, almeno fino al 1991, quando la mia stagione di adolescente ribelle era completamente passata. Il risultato è che Brian l’ho visto, sì, e più volte. Ma come si guarda un film del cineforum, e non come un pezzo del mio lessico, quale avrebbe sicuramente potuto e dovuto essere. 

Brian di Nazareth e le sue follie – Boomerissimo.it

I Monty Python, comunque, da maestri del marketing quali erano, trasformarono la censura in opportunità promozionale. In Svezia, i manifesti si prendevano gioco della rivalità scandinava (in cui gli svedesi si sentono sempre un po’ migliori degli altri), e allestirono dei poster che recitavano: “Così divertente che è stato vietato in Norvegia!”

L’apice della controversia arrivò con il celebre dibattito televisivo su BBC “Friday Night, Saturday Morning”, dove Michael Palin e John Cleese si confrontarono con il vescovo cattolico Mervyn Stockwood e il giornalista cristiano Malcolm Muggeridge. Cleese definì successivamente i suoi avversari “stupidi”, ma il confronto dimostrò che c’erano ancora considerevoli riserve di  fanatismo religioso e conformismo sociale da abbattere.

Io che pure sono sempre stato abbastanza anticlericale e che con Il Male ridevo molto, forse perché il film l’ho scoperto da grande, ho sempre pensato che la sua satira più corrosiva (e necessaria) non fosse tanto quella religiosa, ma quella politica. Negli anni ‘80 e ancora più oggi era difficilissimo affrontare con una risata il mondo spinoso ed esplosivo del terrorismo palestinese, di una lotta di liberazione che molti hanno sacralizzato e non intendono assolutamente vedere in modo “laico”, e quindi tantomeno sbertucciata dalla satira. 

Il lieto fine

Nonostante le polemiche, o forse proprio grazie ad esse, “Life of Brian” fu un trionfo commerciale. Con un budget di 4 milioni di dollari, incassò oltre 20 milioni a livello mondiale. George Harrison non solo recuperò il suo investimento e la sua villa, ma guadagnò abbastanza da finanziare altri progetti attraverso la HandMade Films.

Il film è oggi considerato una delle migliori commedie britanniche di sempre. Su Rotten Tomatoes, dove di pomodori marci ne volano non pochi, il film ha una valutazione spaziale: il 96% dei consensi. Non so se ne esista un altro film che si sia mai avvicinato a queste vette.

Brian di Nazareth, comunque la si pensi resterà un capolavoro. L’Italia l’ha perduto, proprio nel momento in cui sarebbe stato più necessario, facendolo perdere anche a me, che negli anni ‘80 mi destreggiavo poco con le cassette in lingua originale.

C’è sempre un lato positivo anche negli incidenti più spiacevoli, come quello di aver nascosto all’Italia per tanto tempo questa devastante satira del fanatismo. Un altro eccellente momento per vederla, e rivederla, e rivederla ancora, è oggi

Antonio Pintér – Boomerissimo.it

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