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Il mostro di Notting Hill: non c’era niente di romantico

Notting Hill prima di essere una commedia romantica è stato un luogo di efferati omicidi

Julia Roberts e Hugh Grant, questi sono i volti che ci vengono in mente se pensiamo a Notting Hill. 

Killer di Notting Hill
Prima di Julia e Hugh, c’era Reginald Hill a Notting Hill – Boomerissimo.it

Casomai Londra ne avesse bisogno, il film ha dato alla città un ulteriore luogo da visitare e magare sognare di essere al posto di uno dei due protagonisti.

Poco importa se Grant odiasse l’idea di baciare Roberts. Bocca troppo grande diceva. Meglio per lui che la magia del cinema non consenta ancora di leggere le menti degli attori.

Il quartiere

Fino agli anni Ottanta Notting Hill è stato un quartiere multietnico in cui viveva un’alta percentuale di immigrati caraibici, africani, spagnoli e portoghesi. Una stratificazione dovuta alle ondate migratorie degli anni Cinquanta e Sessanta.

La locandina del film – Boomerissimo.it

Vivevano porta a porta famiglie operaie, giovani professionisti e artisti. I prezzi delle case erano ancora accessibili.

Era un comunità vivace in cui era facile trovare il pub tradizionale, negozi dell’usato, alimentari etnici e boutique.

L’anima del quartiere era già in evoluzione quando arrivò il film a dargli il colpo di grazia. 

Il processo di gentrificazione si accelerò e gli abitanti del quartiere lasciarono il posto a banchieri e lavoratori della City, gli unici in grado di permettersi i prezzi delle case lievitate alle stelle. 

Oggi Notting Hill è diventato un quartiere-museo dove il costo di un appartamento di 1 camera equivale al prezzo di una villa di 4 camere in molte altre città britanniche. Un po’ come è successo a Roma, Firenze, Milano. Il romantico “boy meets girl” di Hugh Grant e Julia Roberts si è trasformato in un più prosaico “money meets money”, dove solo i super-ricchi possono permettersi di scrivere la propria storia d’amore tra le case con le porte colorate di West London.

Ma il quartiere ha cambiato pelle molte volte. 

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta Notting Hill non era un posto né gradevole, né, tantomeno, raccomandabile.

La zona era povera e degradata, caratterizzata da case vittoriane suddivise in “bedsit”, posti letto, affittati a immigrati. 

La tensione razziale era palpabile e culminò negli scontri del 1958. Era l’ambiente ideale per un serial killer: John Reginald Christie.

John Reginald Christie

Forse è noioso da leggere, ma di certo è indicativo di un pattern. La famiglia di Christie era disfunzionale. Padre violento e madre iperprotettiva, in più era succube delle sorelle più grandi.

Reg Christie, foto di gruppo con amici – Boomerissimo.it

Niente di strano che il piccolo Reg crescesse con qualche problema di relazione con le donne.

A scuola era molto bravo, soprattutto in matematica. Il suo quoziente intellettivo di 128 lo pone accanto a figure come Ed Kemper

Le donne, però, non riusciva proprio a conquistarle. La madre e le sorelle lo avevano, per usare un termine appropriato, emasculato. 

Era affetto da impotenza, ma la parte peggiore risiedeva nel fatto che i suoi compagni di scuola lo sapevano. Il suo nome da Reg divenne a scelta Reggie-No-Dick”, “Can’t-Do-It-Christie”, “Reggie No-Cock”.

Comprensibile quindi la sua disaffezione verso la scuola che abbandonò a quindici anni per trovarsi un lavoro.

Occupazioni ne trovò più d’una ed anche niente male: assistente proiezionista, impiegato della polizia locale e postino. Lavori che non seppe tenersi. Cominciò con piccoli furti, prima licenziato, poi arrestato.

A diciassette anni, nel 1916 Christie fu arruolato e inviato in Francia. Durante un attacco tedesco nel 1918, rimase coinvolto in un bombardamento con gas che, secondo le sue dichiarazioni, lo rese cieco per cinque mesi e completamente muto per tre anni.

Tuttavia, storici e psichiatri ritengono che i sintomi riferiti da Reg fossero in parte psicosomatici e in parte funzionali a ottenere la pensione di invalidità. L’esperienza in battaglia influenzò la scelta del suo futuro modus operandi, l’uso di gas per uccidere le vittime.

10 Rillington Place, Notting Hill, Londra

Al ritorno dalla guerra Christie si sposò con Ethel Waddington. Matrimonio viziato dall’impotenza dell’uomo, ma accettato dalla moglie. 

I due si separarono per un certo periodo e fu allora che Christie si trasferì a Londra, arrabattandosi tra piccoli lavoretti, furti, arresti e convivenza con una prostituta. Sì, perché a quanto pare, Reg “riusciva” solo con le professioniste del mestiere.

La moglie lo raggiunse qualche anno più tardi, nel 1938 e si stabilirono un appartamento a piano terra al numero 10 di Rillington Place, a Notting Hill.

Christie in versione poliziotto – Boomerissimo.it

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo fece domanda come ausiliario in polizia. Incomprensibilmente venne accettata, nonostante i suoi precedenti. Ricevette anche una lettera di encomio, quando, nel 1941, salvò alcune persone nel corso di un bombardamento.

L’agente dotato di encomio cominciò ad uccidere nel 1943.

La prima vittima fu Ruth Catherine Fuerst, una giovane austriaca di 21 anni che lavorava in una fabbrica di munizioni e occasionalmente si prostituiva. Christie la incontrò in un pub e la invitò a casa sua.

Utilizzando il gas domestico attraverso un tubo collegato alla cucina, Christie fece perdere coscienza alla ragazza, poi la strangolò con una corda. Dopo aver commesso atti di necrofilia sul cadavere, seppellì il corpo nel giardino condominiale. 

La seconda vittima fu Muriel Amelia Eady, una collega di lavoro di 32 anni che soffriva di bronchite cronica. Christie, sfruttando la sua presunta esperienza medica acquisita durante la guerra, le propose una “cura speciale”. Omicidio fotocopia: gas, strangolamento e violenza sessuale post-mortem. Luogo di sepoltura: accanto a Ruth.

L’errore giudiziario: Timothy Evans

Nel 1949, Timothy John Evans, un camionista gallese con qualche problema a livello intellettivo si trasferì nell’appartamento al piano di sopra. Con lui c’erano la giovane moglie Beryl e la figlia di pochi mesi, Geraldine.

Non era un buon momento per la giovane famiglia, assillata da problemi economici e non solo. Quando Beryl scoprì di essere nuovamente incinta entrambi i coniugi decisero di non volere, non potere avere un secondo figlio. L’aborto era illegale nel Regno Unito. Il loro gentile vicino di casa, Reg Christie, si offrì di aiutarli, millantando, as usual, competenze mediche.

Durante il presunto aborto, Christie uccise Beryl con le solite modalità.

Quando Timothy tornò a casa, Christie gli disse che l’aborto era “andato male” e che Beryl era morta. Il serial killer convinse Evans che entrambi rischiavano l’accusa di omicidio per aver tentato un aborto illegale. Fu facile persuadere l’ingenuo e poco istruito Timothy a fuggire in Galles. Gli promise che avrebbe fatto adottare la piccola Geraldine. Invece, dopo qualche giorno Christie strangolò anche la bambina di 13 mesi con una cravatta del suo stesso padre.

Evans, tormentato dai sensi di colpa si costituì. Il processo durò solo tre giorni. Christie fu il testimone chiave dell’accusa. Negò qualsiasi coinvolgimento e accusò Timothy di entrambi gli omicidi. 

L’uomo fu condannato a morte ed impiccato.

L’epilogo

Sentendosi più al sicuro, Reg continuò la sua catena di omicidi. Prima di tutto uccise la moglie, colpevole di essere diventata sospettosa. La strangolò nel letto e nascose il corpo sotto le assi del pavimento del soggiorno. Ai vicini raccontò che era andata a trovare parenti nello Yorkshire.

Il killer di Notting Hill – Boomerissimo.it

Tra il gennaio e il marzo 1953, Christie uccise altre tre donne, tutte prostitute che aveva attirato a casa con la promessa di aborti clandestini.

Murò i loro corpi in una nicchia della cucina, nascosti dietro la carta da parati.

Non aveva fatto i conti con l’odore. L’odore di decomposizione era difficile da dissimulare, i vicini si lamentavano. Preso dal panico organizzò una truffa per rimediare soldi per la fuga. Subaffittò la casa ad una famiglia, prese l’anticipo e scappò. Il vero proprietario di casa, venuto a sapere l’accaduto, mandò , via la famiglia in favore di un nuovo inquilino. Il pover’uomo, mentre risistemava la cucina, scoprì i cadaveri e avvisò la polizia.

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La foto di Christie era su tutti i giornali britannici e lui vagava per Londra dormendo nei dormitori pubblici e nutrendosi di avanzi. 

La sua fuga durò una settimana. Fu riconosciuto ed arrestato. Al momento della cattura aveva con sé un ritaglio di giornale sul caso Timothy Evans. 

Christie fu accusato dell’omicidio di sua moglie Ethel. Il processo durò solo quattro giorni. La difesa tentò di invocare l’infermità mentale, ma tre psichiatri testimoniarono che era perfettamente sano di mente.

Durante il processo, Christie confessò l’omicidio di Beryl Evans, ma negò quello della bambina. La giuria impiegò solo un’ora e venti minuti per dichiararlo colpevole e condannarlo a morte. Secondo i resoconti dell’esecuzione, mentre aspettava sulla botola con le braccia legate, Christie si lamentò che il naso gli prudeva. Il boia, facendo sfoggio del suo umorismo nero, gli rispose: “Non ti darà fastidio per molto tempo”.

Ad impiccarlo fu Albert Pierrepoint, lo stesso boia che aveva giustiziato Timothy Evans tre anni prima.

Oggi la casa teatro degli omicidi non esiste più, è stata demolita negli anni Settanta. La zona dove si trovava ora si chiama Bartle Road. Un piccolo giardino commemorativo ricorda la vicenda, a pochi passi da dove i turisti si accalcano a guardare la porta di un film. 

Antonietta Terraglia – Boomerissimo.it

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