Le origini di un serial killer possono essere molto diverse, le sue azioni sempre orrende
L’ossessione di tutti coloro che a vario titolo si interessano di serial killer “sessuali” è comprenderne la genesi.

Se gli esperti concordano che ad un certo punto dello sviluppo, in età infantile, sia successo qualcosa nella vita di questi personaggi, è praticamente impossibile definire cosa sia questo “qualcosa”.
Traumi
Ogni persona è un microcosmo con equilibri suoi propri. Ció che turba uno, puó lasciare completamente indifferente un altro. C’è poi da calcolare il contesto storico e culturale. Oggi sarebbe per molti impossibile pensare di vivere in dieci in una casa di due stanze in cui tutto avveniva en plein air ed avere un mulo come coinquilino, ma non troppi anni fa per molte famiglie italiane era la normalitá.

Uno dei miei risale a quando ero piccina e durante il periodo di Natale mio nonno portava il capitone. L’animale, vivo, delle dimensioni di Nagini, viveva in casa con noi, nella vasca per qualche giorno, fino al momento del sacrificio. Momento complesso anche dal punto di vista esecutivo. Nonno e padre a caccia dell’animale sfuggente con mani cosparse di farina, madre urlante sulla sedia. Si sa che pur privato della testa il cadavere continua a guizzare fuori controllo. Uno degli eventi piú orrendi della mia vita. Non mangio piú nulla di provenienza acquatica, il solo odore mi nausea.
La mia reazione è innocua e coinvolge solo me stessa, in fin dei conti il mio metabolismo sopravvive e nessuno è turbato da queste mie preferenze.
Non sempre si è cosí fortunati.
Jerry Brudos
Anche Jerry Brudos ha avuto i suoi problemi infantili. Sua madre avrebbe voluto una femmina e non mancava di dimostrare al malcapitato secondo figlio maschio la sua delusione. Il povero Jerry sin da molto piccolo aveva una insana passione per le scarpe con i tacchi alti. Come non comprenderlo? Aveva cinque anni quando portó a casa un paio di scarpe col tacco trovate chissà dove e, tutto tronfio, le mostrò a sua madre. Peccato che per farlo le aveva indossate.
Negli anni Quaranta la filosofia gender, l’idea di essere fluidi ed anche la semplice comprensione nei confronti di un bambino in etá da asilo erano una rarità e la madre di Jerry non apparteneva ad una élite illuminata. La sua reazione fu violenta, comprensiva di reprimenda e scherno. Le scarpe bruciate e il bimbo svergognato.
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Le scarpe, da innocuo oggetto amato, diventarono simbolo di qualcosa di sporco, lussurioso, da nascondere. Ma Jerry non ha saputo privarsene.
Alle elementari fu sorpreso a rubare le scarpe della maestra ed ancora punito. Con la pubertà la sua ossessione per alcuni elementi del guardaroba femminile si ampliò includendo la lingerie. La rubava e la portava a casa. Ma ormai non era più un bambino e voleva dare concretezza alle sue fantasie. Convinse una ragazzina ad indossare i feticci rubati, a mettersi in posa e farsi fotografare, con un’altra non ebbe la stessa fortuna. Lei si rifiutò e lui la prese a pugni. Fu arrestato ed avviato ad un percorso di riabilitazione, dal quale uscì apparentemente “guarito”.
Gli omicidi
A metà degli anni Sessanta Jerry si era reinserito nella società e si era anche sposato. Viveva le sue fantasie facendole interpretare alla moglie alla quale chiedeva di fare le faccende di casa indossando biancheria intima provocante e gli amati tacchi alti. Una vita felice, con delle piccole trasgressioni tra le mura domestiche, come per John Wayne Gacy.
Quando però arrivò il primo figlio, la signora Brudos non aveva più tempo e voglia di accontentare il marito. I figli piccoli possono essere estenuanti. Jerry fu quindi costretto ad arrangiarsi diversamente. Attrezzò in cantina il suo piccolo “laboratorio”, dove si travestiva con i suoi feticci e si contemplava.
Nel frattempo era arrivato il secondo figlio. Ebbe anche un incidente al lavoro. Problemi su problemi, insomma il trigger.
Cominciò a rapire ragazze per soddisfare le fantasie che la moglie aveva interrotto. Le portava nel seminterrato di casa o nel garage dove aveva proibito a moglie e figli di entrare. Per farlo dovevano annunciarsi tramite l’interfono che lui aveva prudentemente installato.
La sua prima vittima, Linda Slawson, diciannove anni, era una venditrice porta a porta di enciclopedie che aveva bussato alla porta sbagliata. Con la scusa di ascoltare la sua offerta, Jerry la fece entrare e dopo averla tramortita la strangolò. Nascose il corpo il tempo necessario per indurre la madre ad uscire con la figlia e poi la portò nel seminterrato. Qui cominciò il suo rituale, fotografie, messa in posa, necrofilia. Alla fine, le tagliò un piede all’altezza della caviglia e lo conservò nel congelatore per perpetuare il momento.
Jan Susan Whitney ventitré anni, era rimasta in panne. Brudos si offrì di ripararle il veicolo, ma mentre era in macchina la strangolò con un laccio. Secondo il solito rituale la portò in casa, nel seminterrato, dove la lasciò appesa ad una carrucola per giorni.
Karen Sprinker, diciotto anni, fu rapita dal parcheggio di un grande magazzino mentre aspettava la madre. Strangolata e portata nel garage di casa, fu soggetta a mutilazione post mortem.
Linda Salee, ventidue anni, fu prelevata da Brudos in un parcheggio, attirata alla sua macchina con un finto distintivo di polizia. Portata a casa, fu rinchiusa in garage mentre Jerry entrò in casa, in quanto la moglie lo aveva chiamato per la cena. Il destino di Linda fu la fotocopia di quello delle ragazze che l’avevano preceduta.
Quello che restava dei cadaveri, veniva “smaltito” dal killer nel vicino fiume Willamette.
La scoperta
A quasi un anno dal primo omicidio, in un affluente del Willamette cominciarono a riaffiorare i resti delle vittime.
Gli investigatori cominciarono a raccogliere le testimonianze dei ragazzi di un campus vicino. Una ragazza fornì la traccia giusta. Disse di essere stata contattata con insistenza da un uomo che diceva di essere un reduce del Vietnam.
Interrogato, Brudos, ovviamente negò tutto, ma durante la perquisizione in casa furono scoperte macabre fotografie. Con le spalle al muro, l’assassino confessò immediatamente. In tribunale fu condannato a tre ergastoli.
La libertà sulla parola gli è sempre stata negata. Durante gli anni di prigionia, come Bundy, concesse numerose interviste, in una di queste, quando gli fu chiesto se provava rimorso, compassione per le ragazze che aveva ucciso, Brudos strappò un pezzo di carta, lo appallottolò e lo gettò per terra dicendo:
“I care about those girls as much as I care about that piece of wadded-up paper.”
Jerry Brudos è morto di cancro al fegato nel penitenziario dell’Oregon, trentasette anni dopo la sentenza.
Antonietta Terraglia – Boomerissimo.it®


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