Non esistono solo Jeffrey Dahmer, Ted Bundy o John Wayne Gacy. Questi serial killer sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che ha radici antiche. Molti di loro non sono conosciuti solo perché vissuti in epoche non coperte dalla televisione, ma non sono stati per questo meno crudeli.
Se pensiamo che i serial killer siano un fenomeno recente sbagliamo. In realtà gli assassini seriali sono sempre esistiti, quello che è cambiato è la copertura mediatica di certi eventi.

In un passato neanche troppo remoto non esistevano le strategie investigative per mettere in relazioni omicidi con caratteristiche simili, tantomeno studiosi di scene del crimine e modus operandi. Queste tecniche sono abbastanza recenti. Nel passato crimini efferati e seriali avevano la possibilità più che concreta di rimanere impuniti.
Le motivazioni di un assassino seriale
Quello che affascina e che terrorizza dei serial killer è la facilità con cui si nascondono tra noi, nel mondo dei “normali”. Tutti abbiamo pensato almeno nella volta “io questo lo ammazzo”. Che sia stato il capo stronzo, il collega come sopra, il fidanzato/a che ci ha tradito, il pensiero di porre fine alla vita di qualcuno per un breve istante ci ha attraversato la mente. Poi, è chiaro, la ragione, il buon senso, l’autocontrollo ha spostato quel pensiero nei desiderata, senza dar loro un seguito. Quello che fa la differenza tra noi e un Jeffrey Dahmer è la capacità di autocontrollo, i freni inibitori, il pensare alle conseguenze del gesto. E se tutti, in particolari condizioni, sono in grado di commettere un delitto di impulso, solo una percentuale minima (fortunatamente) matura la decisione di diventare un assassino seriale.

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Non c’è bisogno di uno psichiatra da talk show per comprendere che ogni persona catalogata in questa definizione ha delle motivazioni estremamente personali e peculiari per uccidere. Si tratta di persone con un vissuto particolare che, in molti casi, incide su psiche fragili, disturbate, o anche viziate dall’abuso di sostanze.
Ma cosa c’entra il jazz?
E se si uccide per il senso di potere, per il sesso o per una commistione di entrambi i motivi, nessuno avrebbe mai pensato che si potesse uccidere per la musica jazz.
Eppure a cavallo degli anni Venti a New Orleans, qualcuno ha addotto come motivazione delle sue efferate esecuzioni proprio la musica jazz. Ma sarà stato davvero così?
Andiamo per ordine. Nella primavera di quell’anno vengono uccisi Joseph e Kate Maggio, marito e moglie di origine italiana. Entrambi presentano colpi d’ascia alla testa. Da un esame più accurato risulterà che l’assassino li ha “terminati” sgozzandoli. Vengono ritrovati anche alcuni abiti insanguinati ad indicare che l’assassino si sia cambiato. Le indagini si indirizzano verso i familiari delle vittime, ma non ci sono prove.

Passa poco più di un mese che un droghiere e sua moglie subiscono la stessa sorte. Il marito sopravvive e viene accusato dell’omicidio della moglie, presumendo che la sua ferita, inferta sempre con un’ascia, ma molto meno grave, sia autoinflitta. Ma anche qui zero prove e via andare.
Intanto si diffonde in città la notizia che ci sia un assassino che gira con l’ascia ad uccidere coppie perbene ed i giornali locali lo soprannominano Axman, l’uomo con l’ascia.
Dopo circa un anno il Times-Picayune, dà notizia che in redazione sia arrivata una lettera da Axman. Una lettera ben scritta, ma decisamente frutto di qualcuno con la testa non completamente a posto o che è abbastanza abile a farlo credere. Molti i riferimenti al diavolo e all’inferno, ma quello che fa più paura è la promessa di continuare ad uccidere. Ma c’è una sorta di salvacondotto. Il 19 marzo, il giorno in cui sarebbe uscito per uccidere, il killer promette salva la vita a chi suonerà jazz. Ecco le sue parole: “sono appassionato di musica jazz […] e giuro su tutti i diavoli che sarà risparmiata ogni persona nella cui casa ci sia un gruppo jazz in attività. […] Coloro che non suoneranno jazz quella notte (se ce ne saranno) saranno colpiti dall’ascia.”

Inutile dire che gli abitanti di New Orleans si organizzano per avere salva la pelle. Quella notte le strade della città sono illuminate a giorno e la musica risuona ovunque. Ma dopo qualche mese Axman riprende ad uccidere.
Se andasse in giro in questi anni, probabilmente l’assassino sarebbe decisamente più efferato, ascoltando la musica o sedicente tale spacciata per capolavoro.
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L’assassino non è mai stato scoperto, le ipotesi si sono sprecate ma nessuna è arrivata ad essere certezza. Dato che un buon numero di vittime sono di origine italiana, qualcuno ha ipotizzato che c’entri la mafia, ma anche qui nulla di concreto. Un altro mistero da far risolvere a qualche trasmissione tv.
Antonietta Terraglia


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