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Aretha Franklin: la forza del talento

Una star, una diva, una donna, un ‘attivista. Questo è stata Aretha Franklin. Invidiata da molti, ha avuto una vita non invidiabile e questo, se è possibile, la rende ancora più grande.

Ci sono poche persone che invidio. Ho raggiunto il traguardo in cui ho scremato la vita dai desideri irrealizzabili e fatto la cernita di quello che ritengo importante. Al netto del sostentamento dignitoso, cerco di mettere a frutto i miei neuroni su cose che mi piace fare, che ritengo mi vengano bene, il cui studio e l’impegno che ci metto mi diano un ritorno di soddisfazione personale, archiviato quello economico.

Franklin
Che invidia Aretha (@aretha__franklin_page e la copertina di uno dei suoi dischi più classici) Boomerissimo.it

Il resto è fuffa. I racconti delle meraviglie degli altri vanno setacciati e liberati dalla crusca, davanti ai successi mirabolanti di vari personaggi la mia domanda è: vorrei fare quelle cose? Mi piacerebbe? Mi darebbe soddisfazione? E dalla risposta traggo la direzione verso la quale andare.

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E’ anche vero che ho passato l’età per essere una influencer/tiktoker/creator content per Only fans. La coscia lunga non l’ho mai avuta, la chirurgia la temo e certe espressioni a labbra (rifatte) socchiuse mi farebbero sentire ridicola, indi per cui via, verso altri lidi.

Invidia

Ma siccome nessuno è senza peccato, c’è una persona per la quale nutro invidia viscerale e senza speranza: Aretha Franklin. Ovunque e comunque mi capiti di sentire anche di sfuggita la sua voce, mi blocco ad ascoltare. Io che non canto neanche sotto la doccia, ma che al limite faccio il playback muovendo solo le labbra, che durante le recite a scuola facevo “il pesce”, avrei voluto avere la sua voce. Ricchezza, bellezza, altezza, nella personale economia della mia vita non mi mancano, ma una voce come quella di Aretha sì. Intendiamoci, è un’invidia di quelle “buone”, sei davanti a qualcuno che riconosci avere un dono e la capacità di usarlo e ti inchini (è un po’ ti rodi). Certo, in un recondito recesso del cervello ti immagini cantare, ascoltare il suono e la potenza che viene da te e godere dell’essere possessore di cotanta grazia.

Una giovanissima Aretha Franklin – Boomerissimo.it

Perché lei? Una risposta non ce l’ho e neanche la cerco. Sono quelle cose di pancia, di cuore. La sento cantare e mi sento trascinare.

In molti hanno detto che la forza della sua voce nasceva dalla sua vita complicata, dal dolore, che ha cominciato a frequentare presto, sin da bambina. Cresciuta a pane e gospel possedeva la tecnica, la sua voce si manteneva fluida, senza mai calare di potenza. 

La complicata vita di una diva

La sua infanzia, o quantomeno quella che anagraficamente si può ritenere tale non è un gran che. Il padre, predicatore, ha un debole per le donne, anzi per le ragazzine e sua madre lascia la famiglia quando Aretha ha appena nove anni, morirà improvvisamente un anno più tardi.

Una potenza sul palco – Boomerissimo.it

La regina del soul resta incinta per la prima volta ad appena 12 anni e la seconda a 14. In entrambi i casi i suoi figli vengono cresciuti dalla nonna paterna, mentre lei segue il padre nei suoi tour come cantanti gospel. Del circuito gospel Ray Charles è solito dire che sia “the sex circus”. La giovane cantante è donna di eccessi. Ama il cibo e il sesso, come dice Etta James parlando di Aretha: : “I wouldn’t use the term sexually active. I’d say sexually overactive”. Il suo primo matrimonio non le da la felicità sperata, il marito Ted White è violento e Aretha si rifugia nell’alcol.

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La sua carriera procede tra alti e bassi, ma il carico di talento è tale che John Landis la vuole nel film The Blues Brothers. Scrive la scena del diner appositamente per lei. Aretha vorrebbe cantare Respect, ma ormai la scena è scritta. Ottiene di sistemare la parte di piano che non la convince, non le serve nessun musicista, lo suona lei e Landis rimane stupito da come cambia il brano con lei al piano.

Aretha Franklin in The Blues Brothers: Think – Boomerissimo.it

E’ anche un’attivista vera per i diritti civili di ogni minoranza, ma mantiene le sue bizze da diva. Va in scena con borsa e portafogli che non perde mai di vista, non ci sta a mollare le sue pellicce nonostante le accuse della PETA, neanche quando canta per Obama.

Ama la moda ed è regina della body positivity ante litteram, che tradotto in soldoni vuol dire che non le importa di non essere una silfide ed indossa abiti che mettono in risalto forme e procacità difendendo con forza e furia la sua libertà di farlo.

In una intervista al Wall Street Journal esprime senza remore le sue sentenze sulle nuove star della musica. A proposito di Taylor Swift dice:  “great gowns, beautiful gowns”, di Nicki Minaj: “Nicki Minaj. Hm… I’m going to pass on that one”.

Quando è mancata il suo funerale si è svolto nella stessa chiesa dove si è tenuto l’ultimo saluto ad un’altra paladina dei diritti civili, Rosa Parks. Aretha ha cambiato tre abiti per la veglia, tra cui un abito rosso con scarpe Louboutin, tacco altissimo, fashion, come per andare sul palco ed è uscita di scena per l’ultima volta seguita da un corteo di cadillac rosa. Che invidia Aretha, grazie.

Antonietta Terraglia

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Comments (

1

)

  1. La più grande sfida di Aretha Franklin: la stessa che abbiamo noi – Boomerissimo

    […] di un pastore e di una pianista, Aretha sin da piccola ha mostrato un talento fuori dall’ordinario. Purtroppo a soli dieci anni ha perso la madre. Probabilmente se fosse vissuta, Aretha non avrebbe […]

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