Dietro un capolavoro del soul un inizio complicato, una storia d’amore travagliata e un mistero irrisolto
Sto rivalutando YouTube. Nel mare di materiale che galleggia al suo interno è possibile trovare autentici tesori. Si trovano esecuzioni live di molti capolavori della musica, eseguiti in concerti o trasmissioni tv.

Quello che mi colpisce è quanto sia essenziale l’esecuzione. Artisti che suonano e cantano catturando il pubblico con la magia della musica e poco altro. Parliamo di anni diversi, certamente, in cui non c’era la possibilità dei megaschermi per avvicinare lo show anche allo spettatore nel posto più sfigato. Gli artisti potevano contare essenzialmente sulla loro energia e la potenza della musica. Non voglio fare il solito raffronto sterile sulla musica di oggi contro la musica di ieri. Sarà il tempo a dare la risposta.
La storia travagliata di Hit the road Jack
La storia inizia non con Ray Charles, ma con Percy Mayfield, un artista rhythm and blues della Louisiana che negli anni Cinquanta aveva conquistato il pubblico afroamericano con ballate malinconiche e testi sofisticati. Coltivo una discreta passione per Ray Charles, The Genius si è saputo riscattare dalle premesse negative che la vita gli aveva imposto. Non è, però, diventato il “santino” di sé stesso, tutt’altro. E’ stato un uomo con mille difetti e parecchi vizi. Leggendo della sua vita e delle canzoni che ha interpretato mi sono imbattuta nella storia di Hit the road Jack, una storia che merita di essere raccontata.
Mayfield aveva raggiunto il primo posto nelle classifiche R&B nel 1950 con “Please Send Me Someone to Love”. Un paio d’anni dopo, però, mentre tornava da Las Vegas, dove si era esibito, ebbe un terribile incidente d’auto. Seppur dichiarato morto sul posto, sopravvisse, ma l’impatto gli devastò il viso. La sua carriera come performer era conclusa, continuò a scrivere canzoni, ma la sua situazione economica era problematica. Nel 1960, registrò una versione a cappella di Hit the Road Jack su un registratore casalingo e la inviò ad Art Rupe. Il demo fu scoperto negli archivi della Specialty solo nel 1989. Rupe passò la canzone a Ray Charles ed è andata come sappiamo. The Genius la registrò pubblicandola inizialmente come lato B del singolo The Danger Zone. La canzone raggiunse la vetta della Billboard Hot 100, dove rimase per due settimane. Nel 1962, il brano vinse il Grammy Award for Best Rhythm and Blues Recording. Mayfield venne ingaggiato in esclusiva da Charles per la sua etichetta Tangerine Records.
Margie Hendrix: La Voce che Terrorizzava Tutti
Se Percy Mayfield fu l’autore, e Ray Charles il genio che la trasformò in un successo planetario, la terza protagonista della storia di “Hit the Road Jack” fu Marjorie “Margie” Hendrix.
Margie era una delle fondatrici delle Raelettes, il gruppo di coriste che accompagnava Ray Charles. La potenza vocale di Margie era leggendaria. Ray Charles stesso, che pure aveva collaborato con giganti come Aretha Franklin, Gladys Knight ed Etta James, disse di lei: “Aretha, Gladys, Etta James, queste ragazze sono tutte bravissime, ma in una qualsiasi serata, Margie ti fa morire di paura”. Ma la ragazza non aveva solo una voce straordinaria: aveva un carattere forte e ribelle. Ray Charles, nella sua autobiografia “Brother Ray” scritta insieme al giornalista David Ritz nel 1978, narrava che Margie aveva difficoltà ad apprendere le parti armoniche, il che richiedeva lunghe ore di lavoro individuale con lei. Fu durante queste “lezioni private” che la loro relazione da professionale si trasformò in qualcosa di più intimo. Ray Charles era sposato con Della Beatrice Howard Robinson. Cantante gospel lei stessa, aveva rinunciato alla propria carriera per seguire il marito e crescere i loro tre figli. Ma Ray non era certo un marito fedele. Un anno dopo il matrimonio aveva iniziato una relazione con Mary Ann Fisher, un’altra delle sue coriste. La relazione tra Ray e Margie divenne ben presto molto intensa. Nel 1959, Margie rimase incinta e diede alla luce Charles Wayne Hendricks. Non per questo Ray lasciò la moglie. Si limitò a promettere che si sarebbe preso cura economicamente del bambino. Tornò immediatamente in tour, sostituendo temporaneamente Margie con un’altra cantante, Mae Mosley, con cui iniziò un altro “affair”.
Per Margie, la situazione divenne insostenibile. Rimase con le Raelettes perché aveva bisogno del denaro, ma il dolore e la delusione per essere stata rimpiazzata, cominciò ad avere conseguenze sul suo equilibrio mentale. L’alcol e l’eroina divennero i suoi rifugi. Ray Charles stesso, a quel tempo, era dipendente dall’eroina. Ed è in questo contesto che è nata quella che forse è una leggenda o forse verità. Durante la registrazione di “Hit the Road Jack” nel giugno 1961, secondo questa interpretazione, il tono aspro e imperioso di Margie Hendricks (“Hit the road, Jack, and don’t you come back no more!”) non sarebbe stata semplice recitazione, ma una manifestazione autentica della sua frustrazione verso l’uomo che l’aveva abbandonata. Le sue risposte supplichevoli (“Oh woman, oh woman, don’t treat me so mean…”) sarebbero state l’eco delle loro battaglie personali. Sul palco, la coppia avrebbe teatralizzato queste tensioni, trasformando ogni esibizione dal vivo in un dramma quasi coniugale. E’ fuori di dubbio che nel giugno 1961, la relazione tra Ray e Margie fosse compromessa. È altrettanto vero che esistono registrazioni live del periodo 1961-1963 in cui Ray e Margie eseguono “Hit the Road Jack” insieme, con evidente intensità. Tuttavia, non c’è la certezza che la performance di quella particolare canzone riflettesse le loro tensioni personali. L’interpretazione che il brano fosse una sorta di confessione inconscia o di resa dei conti è un’ipotesi suggestiva, ma mai confermata.
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Quello che invece è certo è che mentre Ray Charles conquistava il mondo con successi come “I Can’t Stop Loving You” e “Georgia on My Mind”, Hendrix sprofondava sempre più nelle dipendenze. Durante un tour in Europa nel luglio 1964, pare che Margie e Ray ebbero una violenta lite, non solo verbale. Lei venne licenziata e rimandata negli Stati Uniti. Qui tentò la carriera da solista, ma non ottenne il successo commerciale sperato. Nel settembre 1967, Margie fu coinvolta in un grave incidente stradale a Cleveland, Texas, mentre viaggiava nell’auto guidata dal marito, Robert Fulson, musicista jazz e fratello del più famoso Lowell. Riportò lesioni al collo e una perdita parziale dell’udito all’orecchio destro, un colpo devastante per una donna che viveva di musica.
Margie Hendrix morì a New York all’età di 38 anni. Non fu mai eseguita un’autopsia. La causa ufficiale della morte è sconosciuta. Non sappiamo se Margie cantasse davvero pensando alla sua vita quando registrò “Hit the Road Jack”. Non abbiamo prove che ogni esibizione fosse una battaglia personale messa in scena. Ciò che sappiamo è che tre persone, Percy Mayfield, Ray Charles e Margie Hendrix, si incrociarono in un momento preciso della storia della musica, creando qualcosa di immortale.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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