E’ vero, ci siamo dati anche alla cultura “alta”, ma questo non esclude che noi di Boomerissimo ci interessiamo di fenomeni meno elevati, ma di grande interesse per il pubblico e soprattutto per noi.
Quel “soprattutto” è il mantra della nostra impresa. Dopo aver patito per anni svolgendo lavori che servissero solo al mantenimento economico, Boomerissimo è un lavoro che serve al mantenimento del buonumore di coloro che sono alla tastiera.

Scriviamo di ciò che ci interessa essendo dannatamente e dichiaratamente di parte (nostra).
Serial killer
Scriviamo abbastanza spesso di true crime, assassini seriali, eventi storici e malefatte che hanno segnato il nostro immaginario e quando dico nostro intendo i fondatori ed autori della rivista.
La domanda nasce spontanea (per voi), vi piacciono assassini sanguinari e loro accoliti? Vi sentiti a loro vicini? Coltivate fantasie omicidiarie?
Non posso mentire, personalmente in alcuni momenti ho pensato con una certa insistenza ed un pizzico di soddisfazione all’idea di trasformarmi in William “Bill” Foster / “D-Fens”, perlomeno in determinate situazioni lavorative, ma purtroppo per me e per fortuna di alcuni, ho un blocco morale abbastanza solido e un senso di ciò che è giusto e sbagliato un po’ tagliato con l’accetta. Si aggiunga che non ho propensione alla violenza, quindi sulla mia etichetta campeggia la scritta “innocua”.
E’ vero però che mi interessa l’argomento, (avrei potuto scrivere “intriga”, ma mi sembra un verbo buono per Tinder) e che se posso, approfondisco l’argomento. Non c’è territorio più inesplorato della mente umana.
Scomodando qualche teoria psicologica di qua e sociologica di là possiamo affermare con una certa ragionevolezza che l’interesse per i serial killer può essere dovuto a una combinazione di fattori psicologici, sociologici e legati ai media. La fascinazione che il serial killer esercita sul pubblico è guidata dal desiderio di comprendere l’incomprensibile, di sperimentare la paura in un contesto controllato e di confrontarsi con gli aspetti più oscuri della natura umana a distanza di sicurezza. Questo interesse è ulteriormente solleticato dal modo in cui i serial killer sono ritratti e sensazionalizzati nei media, il che finisce per far di loro delle celebrità.
Una mostra di mostri
Appartenendo alla categoria di coloro che del fenomeno si interessano, non mi sono lasciata sfuggire la Serial Killer Exhibition nel suo esordio milanese. Ideata ed allestita da Venice Exhibition, curata dal criminologo Maurizio Roccato, la mostra ha proseguito il suo macabro cammino in Italia, per avviarsi alla conclusione a Roma il primo aprile prossimo. L’esibizione propone ai visitatori oltre mille reperti provenienti da 50 collezionisti di tutto il mondo.

Una visita interessante e sconvolgente, da non consigliare a gente dallo stomaco delicato. Si passa attraverso diversi ambienti che ricreano alcune delle scene del crimine più note. Si passa dall’ultimo omicidio di Jack the Ripper, quello di Mary Jane Kelly ritrovata orrendamente mutilata, alla cucina di Leonarda Cianciulli che si sbarazzava delle sue vittime facendone saponette, passando per la casa di Gacy , il maggiolino di Ted Bundy e il frigorifero di Jeffrey Dahmer.

Ma se ricreare le scene del crimine pone al centro dell’evento ben sapendo che si tratta di un ottimo verosimile, ma non di realtà, tutt’altro peso hanno le reali reliquie. Si trovano esposte nella mostra disegni, lettere autografe ed oggetti appartenuti a quelli che chiamiamo mostri. Grazie ai visori per la realtà immersiva e schermi touch-screen è possibile entrare a far parte delle scene del crimine come veri agenti del CSI e profiler.
C’è una sezione riservata ai killer di casa nostra ed una, la più importante, dedicata a coloro che non devono essere ridotti ad un numero, le vittime. Persone che altri esseri umani hanno sacrificato per il loro piacere distorto e malato o per pura ed inscusabile crudeltà.
Più che una galleria di orrori questa mostra offre un’immersione profonda nelle complessità della mente umana e delle sue ombre. La mostra, con i suoi reperti e le sue ricostruzioni, offre una prospettiva potente sui “mostri”, su quanto la linea tra il bene e il male sia sfumata. E inoltrandoci nel percorso della mostra ci rendiamo conto che il fascino risiede non solo nel terrore che questi individui hanno seminato, ma anche nella nostra incessante ricerca di risposte, nella speranza di comprendere l’incomprensibile.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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