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Chet Baker e Nino Bonocore, troppo facili da amare

Nino Buonocore e Chet Baker, l’incontro: due irregolari troppo facili da amare

Chet Baker e Nino Buonocore, uno di quegli incontri che sembrano tanto impossibili quanto inevitabili. Inaspettatamente, è successo e ci ha lasciato un video magico.

Si può finire soli per troppo amore. Si può essere incompresi e irregolari perché quello che sei è troppo bello, troppo perfetto, troppo facile da amare. 

Chet Baker e Nino Bonocore, troppo facili da amare
Chet Baker e Nino Buonocore – Boomerissimo.it

Ci sono geni che sorridono, che ti arrivano al cuore per la via diretta, gente forse un po’ svagata, troppo innamorata dalla sua musica. Artisti grandissimi, ma che non te lo fanno pesare, che vanno dove li porta il cuore e che proprio per questo sono difficili da inquadrare. Il mondo a volte ha bisogno di spazi delimitati, di scatolette, ha bisogno di sentire che i suoi eroi soffrono un po’ quando creano le loro meraviglie. La facilità, la leggerezza con cui talenti naturali come Chet Baker o Nino Buonocore sembrano sfornare le loro gemme, non sempre è intellettualmente apprezzata. Il pubblico può essere sedotto quanto si vuole. Ma senza un po’ di tormento interiore ci si finisce per ritrovare ai margini. Margine dorato, beninteso. Ma pur sempre un margine.

Chet Baker, un genio avvelenato dal troppo amore

Non sembrava uno che soffriva, Chet Baker. Quel trombettista giovane e bellissimo, nato in una famiglia di musicisti. Innocente, quasi indifeso all’apparenza, ma capace di sfornare musica che dai primi anni ‘50 ha travolto con leggerezza il mondo del jazz, sconfinato rapidamente anche oltre. Il suo canto e il suo suono leggeri, prodotti senza sforzo. Così “facile” che molti erano persino convinti che Chet non avesse studiato, e non sapesse leggere la musica. Un semidio a cui tutto veniva così, senza intenzione. Non era certamente così, ma avrebbe anche potuto sembrarlo. 

Chet Baker in Europa – Boomerissimo.it

Lo sembrò anche a Miles Davis, che non gli perdonò la vittoria nel referendum più importante del jazz, quello di Down Beat. Chet Baker trombettista dell’anno del 1954. Uno che suonava senza mai mostrare di soffrire. Uno a cui le donne cadevano ai piedi a mucchi, che lasciava in giro mogli, e figli, come altri dimenticano l’ombrello. 

Poteva avere tutto, Chet Baker, e non doveva nemmeno chiederlo. Uno di quei ragazzi fortunati che colpiscono la pietra e fanno sgorgare acqua, senza nemmeno farci caso. Amava vivere, e amava tutto quello che aggiunge piacere alla vita: le donne, l’alcool, il fumo, le droghe. In tutto questo amore Chet Baker ha finito per avvilupparsi, senza più riuscire a liberarsi, fino a finirne ucciso in una notte del 1998, decenni dopo la fine della sua stagione dorata.

Nino Buonocore, la dolcezza di essere irregolare

Quando Nino Buonocore cominciò a percorrere la sua strada nel mondo della musica, Chet era già una stella oscurata da tempo. Non meno grande, non meno calda, ma ormai sofferente. Chet era ormai perso in un mondo tutto suo, raggrinzito, piegato, ferito, proprio mentre un ragazzo napoletano, anche lui con una famiglia radicata nel mondo del musica, muoveva i suoi primi passi da rocker, passava da minuscole etichette indipendenti a una musica sempre meno spigolosa. Una musica che ti entrava dentro senza che nemmeno te ne accorgessi, una musica, in fondo, della stessa famiglia di quella di Chet (senza per questo voler fare paralleli sacrileghi).

Chet Baker e Nino Bonocore, troppo facili da amare
Chet Baker, l’icona – Boomerissimo.it

Nel 1983, Nino Buonocore approda da giovane promessa al grande palcoscenico che consacra le stelle della canzone italiana, il Festival di Sanremo. La canzone Nuovo Amore, è bellissima. Renzo Arbore, il Gran Sacerdote della tv intelligente, lo saluta subito, in diretta, come un fenomeno. Lo definisce il giovane più dotato della competizione, quasi senza bisogno di ascoltare gli altri, tanto la stella di Buonocore brilla di luce irresistibile. 

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Buonocore non diventerà mai un idolo delle folle, un oggetto di culto isterico. È un tipo diverso, che si cura delle sue canzoni e di poco altro, che ti seduce senza passare dalle mode, e nemmeno troppo da profondi e intensi ragionamenti. Buonocore diventa sempre più immediato, più godibile, più pop; vende dischi a milioni. Anche lui, senza dannarsi troppo.

Quell’incontro del 1988

Nel 1988 Chet Baker è una stella morente, ormai ai suoi ultimi mesi di vita. Assente, emaciato, sta scivolando incontro al suo destino.

Buonocore è il suo opposto, una specie di Chet con 30 anni di meno. Riconosciuto, adorato. Ma che sta cominciando a maturare le premesse di una grande svolta.

Il raro video di Buonocore con Chet Baker – Boomerissimo.it

È già passato dal rock alla canzone leggera e sofisticata; sta cominciando a veleggiare verso quell’approdo dei grandi irregolari, verso la grande famiglia di gente fatta senza stampino, ognuno a modo suo. Quella tribù che suona quello che vuole, come vuole, una sera dopo l’altra, senza preoccuparsi troppo di scalare le classifiche o vincere il voto popolare. 

Buonocore, senza decisioni drastiche o annunci epocali, sta quietamente approdando al jazz. Nel 1998 decide di realizzare l’album Una Città tra Le Mani proprio con Chet Baker e il suo gruppo italiano. 

Nulla sappiamo della realizzazione del disco, delle sue difficoltà e imprevisti. Il Chet dell’epoca è immenso, ma non troppo facile da maneggiare né, crediamo, da inserire in una macchina inesorabile come quella dell’industria discografica, impegnata nella realizzazione di un nuovo successo. 

Buonocore col suo gruppo di oggi. Quello alto al centro è Max Ionata – Boomerissimo.it

Comunque sia nato, di quell’album ci resta una splendida raccolta di canzoni, ma soprattutto qualche raro video, come quello che vi presentiamo in questo articolo. È un passaggio di testimone forse inconsapevole. 

Chet non sa che la sua avventura in questo mondo è ormai alle ultime settimane. Buonocore, forse, non sa ancora che mancano pochi anni di ulteriore carriera “irregolare” nel mondo della canzone, prima del silenzio. Prima di quella lunga pausa di riflessione che ne ha fatto un musicista nuovo, sganciato dal mondo del pop. Se volete ascoltarlo oggi è più facile incrociarlo lontano dalle luci, nella penombra di un jazz club, con il suo gruppo pieno di giganti italiani come Flavio Boltro o Max Jonata (l’eroe personale di un eterno studente di sax come me). 

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Fa la musica che forse ha sempre voluto fare, Nino Buonocore. Un giorno ha incontrato Chet Baker, che adesso non c’è più. Ma a volte è come se ci fosse ancora. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

1

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  1. L’ultima notte di Chet Baker – Boomerissimo

    […] non è un articolo investigativo o di gossip, che intenda gettare luce sulla terribile fine di Chet Baker, quella notte del 15 maggio 1988 ad Amsterdam. Le circostanze della sua morte, del suo volo da una […]

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