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ControSanremo Festival Internazionale del Jazz

Il ControSanremo di Boomerissimo: Sanremo Jazz, dieci anni di un grande festival scomodo

Le donne odiavano il jazz, ha scritto Paolo Conte. Ma forse non solo loro: il Festival Internazionale del Jazz di Sanremo è una storia di successo e di incomprensione che merita un libro. E l’ha avuto. 

Senza nulla togliere a Nilla Pizzi e Rino Gaetano, Claudio Villa e Lucio Dalla, Vasco Rossi, Loredana Berté e tanti altri, c’è un altro festival di Sanremo, che per dieci anni ha dato lustro alla città dei fiori, e che si svolgeva più o meno nella stessa stagione del Festival della Canzone: Il Festival Internazionale del Jazz di Sanremo. 

ControSanremo Festival Internazionale del Jazz
Sonny Rollins, il grandissimo ospite del Festival Internazionale del Jazz di Sanremo, nel 1959 – Boomerissimo.it

Un Festival importante e, come si direbbe oggi, vibrante, durato ben 10 stagioni (secondo il libro di Polillo, ma in realtà 11, vedi l’update in fondo), tra difficoltà a volte grottesche. E che pure ha lasciato il segno nella storia della musica italiana.

Il Festival Monumento di Arrigo Polillo

Il ciclismo ha le sue Classiche Monumento, e così potrebbe avere il jazz, se solo qualcuno ci avesse pensato. Una manifestazione con tutti i numeri per diventarlo, è proprio la “Sanremo” del jazz. Per qualche motivo, che oggi in tempi di vacanze esotiche è diventato meno comprensibile, questa cittadina del Ponente Ligure, che comincia a profumare di Costa Azzurra, senza tuttavia esserlo, è diventata il luogo di una mitica classica del ciclismo e di ben due festival musicali.

ControSanremo Festival Internazionale del Jazz
Arrigo Polillo a Sanremo – Boomerissimo.it

Uno, quello della Canzone, che ben conosciamo. L’ altro, fu il Festival Internazionale del Jazz voluto da Arrigo Polillo e Pino Maffei. Nato solo quattro anni dopo, nel 1955, dalla mente vulcanica di un uomo che per il jazz italiano è stato quasi tutto: appassionato carbonaro dai tempi in cui il jazz era una musica proibita, fondatore di Musica Jazz nel 1945 ( l’organo ufficiale degli appassionati italiani di musica afroamericana), critico, giornalista, saggista e last but not least, organizzatore di concerti e festival che hanno segnato stagioni memorabili, e che hanno portato in Italia il meglio del Jazz internazionale. 

Sulla riviera sanremese, Polillo aveva concepito insieme a Maffei un Festival dal respiro internazionale, che avrebbe potuto essere il suo capolavoro. Un’impresa titanica durata dieci anni, dal 1955 al 1965, e che si sarebbe rivelata disperata, raccontata con la consueta verve nel suo libro senz’altro più divertente: “Stasera Jazz”. Un piccolo capolavoro in cui gli appassionati più giovani (o perlomeno quelli che erano giovani sul finire degli anni ‘70) hanno potuto vivere l’epopea di un jazz che non era poi così pionieristico: quello dei giganti degli anni ‘50 e ‘60, a spasso per l’Italia, nei loro tour non sempre di facile gestione organizzativa. 

Arrigo Polillo con Woody Herman – Boomerissimo.it

Sanremo è Sanremo, ma quale?

Nel 1955 il Festival della Canzone Italiana era ancora poca cosa, monoserate, scarsamente trasmesse e dalla formula farraginosa: pochi cantanti, sempre gli stessi, che cantavano le stesse canzoni. La gara era centrata sul chi le avrebbe interpretate meglio. Non sorprendentemente, la cosa stentava a decollare. 

Sonny Rollins nel 1959, durante la tournee europea che lo portò a Sanremo – Boomerissimo.it

Polillo sbarcò, con la sua energia e tutto il suo ottimismo nella cittadina rivierasca, forte delle sue connessioni americane, e deciso a sfruttare anche nell’organizzazione del Festival quel talento per l’improvvisazione che nel jazz è d’obbligo. Polillo e Maffei si installarono nella Sala delle Feste e degli Spettacoli del Casinò di Sanremo, lo stesso dove a poche settimane di distanza si teneva il festival della canzone, e lo scossero con ritmi, personaggi e, non ultimo, colori di pelle, che nell’Italia provincialissima di allora erano ancora decisamente esotici. 

Pochi capivano il jazz, allora come oggi. Ma meno ancora capivano la formula di un Festival che non prevedeva né vinti né vincitori (o perlomeno non vincitori proclamati da una giuria). Per gli italiani, affezionati alle schedine e alle classifiche, la cosa risultava incomprensibile, quasi quanto per Louis Armstrong, improvvidamente catturato dal Festival “maggiore” nel 1968 risultò incomprensibile essere eliminato da una gara di cui nessuno lo aveva informato prima. Non corse mai buon sangue tra Polillo e le autorità cittadine di Sanremo (quelle che avrebbero dovuto fornire i soldi) e quelle del Casinò, che fornivano gli spazi. I jazzisti di quegli anni, seppur rivestiti in smoking, erano strani ospiti nelle austere sale.

Eppure Polillo nel corso degli anni riuscì ad acchiappare in giro per l’Europa, strappandoli ai loro tour, colossi come Sonny Rollins, Art Blakey and The Jazz Messengers (nella cui prima linea suonava un giovane e già esplosivo Wayne Shorter), Cannonball Adderley (che sul palco sfidò i Messengers, uscendone malconcio). E poi Thelonious Monk, Duke Ellington, Ella Fitzgerald. A Sanremo in quel festival minore suonarono Dexter Gordon, Count Basie, Chet Baker.

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Racconta Adriano Mazzoletti, che per decenni è stato la voce Rai del Jazz, che sin dagli inizi quel primo “oscuro” festival di Sanremo, eclissò per successo di pubblico il Festival “vero”, quello della canzone (un caso raro per il jazz, onestamente). Mentre pochi capivano la formula cervellotica di un Festival in cui tutti cantavano e alla fine vinceva Nilla Pizzi, Il Festival Internazionale del Jazz Sanremo del 1955 venne ripreso interamente, trasmesso in Rai e probabilmente non solo

 “Già la prima edizione ottenne un successo mediatico ben superiore a quello del Festival della canzone. Radio e TV si interessarono al FIDJ e l’intera manifestazione venne registrata.”
–Adriano Mazzoletti, Il Jazz in Italia

Nel frattempo, nel Festival della Canzone si faceva faticosamente strada un giovane, Claudio Villla con una canzone non del tutto immortale: “Buongiorno Tristezza”. 

Non fu il valore a mancare al Festival Internazionale del Jazz di Sanremo, forse nemmeno la fortuna. La sua stentata esistenza fu più un problema di connessioni politiche, ritardati pagamenti, manifesta antipatia dei potentati locali, massimamente espressa dal forziere della Città di Sanremo, il Casinò.

Racconta Polillo in Stasera Jazz, che mentre i soldi promessi dalle istituzioni non arrivavano, lui e Maffei dovevano cercare l’indulgenza dei cambiavalute (ma chiamiamoli pure strozzini e cravattari) locali, per pagare dei rimborsi spese, peraltro indegni, ad artisti di statura universale. Giganti della musica pagati in noccioline, prestate a interesse di strozzinaggio. 

Il finale indegno di una storia meravigliosa

Ma a quanto pare gli sforzi dei pezzi grossi locali non erano sufficienti per vincere la ben nota tignosità di Polillo (forse in parte responsabile dei difficili rapporti con la politica). 

I Jazz Messengers con Wayne Shorter a Sanremo nel 1963 – Boomerissimo.it

E così un giorno del 1965, a poche ore dall’inizio del Festival (quello galeotto del Jazz) scesero in campo anche i pompieri, facendo sapere a Polillo che le uscite di sicurezza del Salone delle Feste del Casinò non erano a norma. Il Festival per il momento si piegò senza spezzarsi, trasferendosi in un teatrino adiaciente. Ma fu la sua ultima stagione. I boss di Sanremo avevano finalmente vinto

La nobile motivazione di sicurezza, una volta chiuso il Festival ribelle, cadde velocemente come era sorta. Nessuno adeguò nulla, e il Salone tornò ad essere perfettamente per la manifestazione canora, e così rimase, fino al trasferimento all’Ariston del 1977. 

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Il Salone era tornato in piena forma, ma a rompersi definitivamente era stato l’eroico Arrigo Polillo. Monk e Rollins, Duke Ellington ed Ella Fitzgerald, Wayne Shorter, Dexter e Chet Baker, sulla Riviera non sarebbero tornati mai più.

Sorpresa e update: le stagioni sono state undici

Spesso i social ci inducono al pessimismo verso il genere umano. Ma in rare occasioni succede anche il contrario. Condividendo questo articolo sulla pagina Facebook di Boomerissimo.it, abbiamo avuto un proficuo scambio con l’amico Umberto Germinale, appassionato di jazz sanremese, che ha osservato come le stagioni del festival non siano state dieci ma undici, l’ultima, quella tragica, del 1966.

Sulle prime la cosa ci ha lasciati perplessi: le informazioni da cui abbiamo tratto questo articolo sono di prima mano: il libro di Arrigo Polillo. E da giovani appassionati di jazz e lettori infaticabili di Musica Jazz siamo stati abituati a prendere molto seriamente la parola del Maestro. Pare però che nemmeno Polillo fosse infallibile e che il suo libro, stampato e controfirmato, con il capitolo “Dieci anni a Sanremo” contenga, incredibilmente un errore.

A testimoniarlo non è solo la memoria di un appassionato, che in mezzo al Festival è vissuto, ma le annate di Musica Jazz, che riporta le recensioni dell’undicesima e ultima edizione. Ve le riproduciamo, insieme alle immagini del libro, annotate.

Anche Arrigo Polillo poteva sbagliare, scrivendo e firmando un libro che parla di un festival da lui stesso organizzato. A chi legge Boomerissimo® non sfugge nemmeno questo.

Antonio Pintér – Boomerissimo.it®

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Comments (

2

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  1. Dexter Gordon, Bob Marley e il Buffalo Soldier che li unisce – Boomerissimo

    […] quanto possa apparire assurdo, Arrigo Polillo, nell’opera che mi ha traghettato negli inferi del jazz, non ne fa menzione. Lo scoprii alla […]

  2. Thelonious Monk: quel giorno incontrò uno molto più grande di lui – Boomerissimo

    […] una generazione di jazzisti che ha cambiato la musica da cima a fondo, e ancora si discute se lo abbiamo fatto sulla base di un […]

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