Superpippo, l’eroe dei mille Sanremo, l’uomo che ha “inventato” tutti e faceva tutto lui, ha iniziato facendo tutt’altro.
E sono 87. Il 7 giugno scorso, l’ultimo dei presentatori storici della televisione italiana ha raggiunto la ragguardevole età di 87 anni.

Siamo abbastanza certi che l’avvocato dott. Giovanni Baudo e la di lui consorte signora Innocenza, quando ebbero il tenero virgulto tra le braccia, mai e poi mai avrebbero pensato che avrebbe fatto la storia della televisione.
Oggi si è abbastanza prodighi di aggettivi qualificativi di grado superlativo nei confronti di molti personaggi che popolano gli attuali programmi tv. Sarà che la televisione era una, per diventare presentatore o intrattenitore in Rai era necessario possedere qualità oggettive e verificabili. Che questo poi non sempre portasse al successo faceva parte del gioco. Anche gli esaminatori falliscono e con Baudo lo fecero miseramente, considerandolo idoneo solo per programmi minori.
Avvocato? Giammai!
Abbiamo già spiegato in dettaglio in un precedente articolo di Boomerissimo, le peripezie che il giovine Giuseppe dovette affrontare per arrivare in tempo alla sua sessione di laurea.
Da sempre amante della musica, Giuseppe Baudo, detto Pippo, studiava e suonava il pianoforte per suo piacere, mentre la giurisprudenza la coltivava solo per non dare un dispiacere a suo padre.

Ed è proprio in veste di pianista che Pippo esordisce all’interno della magica scatoletta. Alla fine degli anni Cinquanta entrò a far parte dell’Orchestra Moonlight e partecipò alla Conchiglia d’oro, un varietà condotto da un presentatore che da lì a qualche anno sarebbe diventato suo collega, uno dei “quattro moschettieri”, Enzo Tortora.
Baudo e il jazz
Il programma prevedeva che venisse affidato ai gruppi in gara un brano di jazz e che loro lo riarrangiassero nell’arco di dieci minuti.
Come lo stesso Superpippo ha dichiarato in un’intervista al Resto del Carlino qualche anno fa, la musica jazz è stata la sua passione sin da ragazzo. Nato negli anni Trenta, il giovane Baudo doveva ascoltare quel genere di musica “di contrabbando” e si esercitava a riprodurla al pianoforte. Suonava anche quattro ore al giorno.

Purtroppo il suo incontro con una delle personalità più rappresentative e di maggiore visibilità del jazz, Louis Armstrong, non andò nel migliore dei modi.
Al suo primo Festival da presentatore, nel 1968, Baudo ebbe l’immensa fortuna/sfortuna di avere tra i concorrenti proprio Satchmo che presentava una canzone poco degna di nota in coppia con Lara Saint Paul. Canzone che tuttora ricordano in…due, forse tre: Mi va di cantare.
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Armstrong non parlava italiano e non sapeva la canzone che era scritta sul gobbo “americanizzata”, cioè in modo tale che leggendola, Satchmo, non la distorcesse troppo. Utopia.
Quello che Baudo non sapeva è che l’organizzatore di Sanremo, Gianni Ravera, aveva “venduto” ad Armstrong la partecipazione a Sanremo come un concerto. Terminata la canzoncina, Satchmo pensava di attaccare il suo repertorio. Bisognava interromperlo, perché se avesse suonato altro, la sua canzone sanremese sarebbe stata squalificata.

Toccò proprio a Pippo saltare sul palco e abbrancare la tromba dell’artista trascinandolo fuori dalla scena. Armstrong e Lara Saint Paul, per la cronaca, arrivarono penultimi.
Dopo una settimana i due si rincontrarono. Baudo presentava un programma dove si esibiva l’orchestra diretta da Gorni Kramer. Ospite d’onore era lui, Armstrong. Quando vide Pippo, lo riconobbe e non gli rivolse parola. Non gli andava più di cantare.
Antonietta Terraglia


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