Due generazioni non li dividevano. Dexter Gordon e Louis Armstrong sono stati colleghi, amici e si stimavano profondamente. Sapevano anche come divertirsi, quando erano insieme.
Noi che amiamo il jazz siamo spesso eccessivamente schematici. Dividiamo, incaselliamo, come abbiamo imparato frequentando quegli splendidi negozi di dischi, in cui la musica si divideva per scaffali di genere e per ordine alfabetico.

Ma i musicisti veri, quelli che dentro i nostri dischi ci stanno, sono stati una cosa diversa. Il jazz è ed è sempre stato un magma bollente e fluido, in cui i confini esistevano per essere superati. C’è chi come Miles Davis ne ha fatto un programma di vita e su questo ha basato il suo successo.
Working with Louis was love, love, love…
–Dexter Gordon
Ma c’è anche gente come Dexter Gordon e Louis Armstrong, che il jazz l’ha inventato e reinventato ogni sera. Quello che pochi frequentatori di scaffali sanno, o possono immaginare, e che i due non solo si amavano profondamente, ma hanno amato suonare insieme. E tanto per non lasciare nulla al caso amavano pure fumare insieme cose non precisamente legali. Un piccolo innocente passatempo, che i musicisti di New Orleans hanno sempre coltivato come qualcosa di rilassante e molto meno devastante dell’alcool, e che deve avere ulteriormente cementato la loro amicizia.
Possiamo averne un resoconto di primissima mano dagli appunti di Dexter, raccolti dalla sua ultima moglie Maxime nella biografia-autobiografia Sophisticated Giant, un libro da leggere assolutamente e che è disponibile in italiano, o meglio ancora nel suo originale inglese.
Quando Louis Armstrong catturò Dexter
Nel maggio 1944. Dexter Gordon era un giovane ma già non del tutto sconosciuto tenorsassofonista, aveva girato l’America con l’orchestra di Lionel Hampton. Tornato a Los Angeles, si esibiva nei locali di Central Avenue con una band di giovanissimi, alcuni dei quali avrebbero fatto storia. C’era Lee, il fratello di Lester Young, c’era un ancora magro e sconosciuto Charles Mingus e c’era Art Pepper, giovane e tormentato genio del sax alto.

Una sera all’Alaham, il club dove il gruppo si esibiva, apparve il manager di Louis Armstrong. La sera dopo arrivò Louis Armstrong in persona e si sedette ad ascoltare. I due facevano già una musica molto diversa. Il bebop non era ancora nato ufficialmente. Ma stava prendendo forma proprio in quella generazione di giovanotti che per una ragione o per l’altra invece che partire per la guerra erano rimasti a combattere nelle trincee dei jazz clubs e stavano dando alla loro musica una nuova forma.
Era una musica radicalmente diversa da quella che Armstrong aveva reso famosa: più spigolosa, più difficile. Eppure era fatta da gente come Dexter Gordon, che era nato comprando dischi di Armstrong di seconda mano e imparando suonarli sera dopo sera.
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Quando “Pops” si avvicinò al giovane ribelle, chiedendogli di unirsi alla sua orchestra, Dexter non dovette pensare nemmeno un secondo, prima di mettere, almeno momentaneamente, in un cassetto i suoi progetti di partenza per New York, il grande magnete dove Thelonious Monk, Charlie Parker e Dizzy Gillespie avevano già cominciato la loro rivoluzione.
Due amici improbabili e quei bustoni di Golden Leaf
Dexter Gordon raggiunse immediatamente l’orchestra di Armstrong e diventò subito una delle figure importanti di un’orchestra che Armstrong aveva voluto piena di ragazzotti talentuosi.
Suonavano classici arrangiamenti swing e apparvero anche in un paio di film, nei quali la figura altissima, magra e alquanto eccentrica di Dexter Gordon appare per la prima volta al pubblico. La musica non era esattamente la sua, ma Dexter adorava ascoltare il suono di Armstrong “aveva un suono così pieno e meraviglioso, e squillante”. E Pops adorava quel giovane strambo, gli dava sempre una chance di suonare e di tagliare con la sua lama ancora acerba le morbide atmosfere swing dell’orchestra. Uno dei primissimi assoli di Dexter Gordon mai incisi viene proprio da un’incisione dell’orchestra di Satchmo nel 1944, in una base militare della Pennsylvania.
Quella tra il giovane e il patriarca era una collaborazione improbabile. Ma ne sarebbe nata una duratura stima reciproca e il vero e proprio amore di Dexter per Satchmo, che sarebbe durato per tutta la vita. Da Satchmo, Dexter imparò i trucchi del mestiere, che gli avrebbero permesso di costruire la sua professione di musicista, la gentilezza nel trattare i colleghi e la capacità di resistere all’ostilità di un mondo in cui, in molti stati, la segregazione era ancora una realtà, spesso anche pericolosa.
I due erano anche semplicemente compagni e amici, due generazioni diverse che si trovavano immediatamente, quando c’era da svagarsi. E si trovavano, più spesso che no, passandosi qualche canna. Dopotutto la marijuana era un vecchio lubrificante musicale di New Orleans, che nella Los Angeles del 1944 non era per niente passato di moda.
Che fosse un club o una sala da ballo, a tutti gli intervalli io portavo la mia “Mota” messicana. Armstrong invece aveva una grande busta di carta piena di quella che si chiamava “New Orleans Golden Leaf”. Ci scambiavamo da fumare. Ma una sera, mentre eravamo in tour già da una settimana, notai che Louis non tirava più fuori la sua erba. Dopo un po’ di sere gli chiesi. “Pops, cos’è successo alla tua Golden Leaf?” Lui rispose “Merda, ragazzo, è come portare un hamburger a un banchetto…”
—Dexter Gordon raccolto da Maxine Gordon, Sophisticated Giant
Dexter prende il volo
Dopo qualche mese meraviglioso, che avrebbe lasciato nel giovane sassofonista un’ammirazione infinita per la personalità di Armstrong, Dexter Gordon decise di rispondere al richiamo dell’orchestra di Billy Eckstine, nella quale la “nuova musica” stava prendendo corpo.
Per quanto amasse Armstrong, era ora di costruire la sua di carriera. Armstrong gli chiese se per caso era una questione di soldi, e gli offrì un corposo aumento di paga. Dexter gli spiegò che non era quella la questione. Da Eckstine c’era Art Blakey, c’era Dizzy Gillespie. Erano giovani, adesso dovevano suonare la loro musica.
Armstrong capì, gli augurò il meglio. Ci sarebbe stato sempre un posto per Dexter se avesse voluto tornare. Dexter non torno mai più. Ma fino al giorno della sua morte, nessuno avrebbe mai potuto osare dire qualcosa di meno che rispettoso per Louis Armstrong.
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Nel 1987, Dexter Gordon fu invitato alla notte degli Oscar. Era candidato al premio per Round Midnight. In tasca aveva un discorso dedicato a Louis Armstrong: è a Pops che avrebbe dedicato il suo Oscar, se lo avesse vinto. Ma il discorso, quella sera, rimase in tasca.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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