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Miles Davis Eterna Giovinezza

Miles Davis e la sua “bomba”: alla ricerca dell’eterna giovinezza

Miles Davis è stato un gigante che aveva una sola paura, quella di invecchiare. E a volte la paura può giocare brutti scherzi.

Si può non amare Miles Davis? La risposta non è semplice perché, da un lato, quasi tutti quelli che lo conoscevano personalmente sono riusciti a non-amarlo con estrema facilità. Credo che si possa dire senza timore di apparire prevenuti che Miles Davis non era, e non si è mai sforzato di essere, un uomo simpatico. 

Miles Davis Eterna Giovinezza
Miles Davis forever young – Boomerissimo.it

Da un altro punto di vista, non amare musicalmente Miles Davis è praticamente impossibile. Persino per uno come me, che ha sempre avuto qualche diffidenza per le sue pose, le sue spacconate, il suo desiderio feroce di essere sempre a-la-page.

Un genio del blending

Ma simpatia o no, la musica resta lì. Quasi tutta la grande musica di Miles è stata fatta da altri, ma questo poco importa. Per come la vedo io, Miles Davis è forse l’ultimo di quei grandi capo orchestra che sapevano fondere in un insieme tutto loro, una babele di voci, talenti, genio e follie, che invece venivano da altri. 

L’arte del blender, dello chef, dell’uomo che sceglie e combina. Il suo talento è combinare talenti altrui: un filo rosso importantissimo del jazz. E se all’ultimo Miles la parola “jazz” andava stretta, tutto preso com’era ad apparire moderno e contemporaneo, poco mi importa.

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Lo amo quanto amavo quella vecchia pubblicità Ballantine’s. “l’armonia di un concerto di Whisky”. Tante idee diverse, che vengono da tante parti, mescolate con sapienza, ben etichettate e ben vendute possono fare un grande e leggendario brand, come è stato certamente Miles Davis

L’improbabile amore

Miles Davis, per chiunque si occupa di jazz è una figura centrale e titanica. Non credo che i suoi sforzi di accreditarsi verso pubblici più giovani e più larghi, abbiamo poi prodotto quei grandi risultati.

Miles Davis Bitches Brew
Miles Davis Bitches Brew (copertina LP) – Boomerissimo.it

Noi vecchi arnesi jazzistici abbiamo sempre fatto lo sforzo di digerirci e talvolta persino farci piacere le sue avventure semirock, le sue collaborazioni pop (per parlare delle cose migliori del Miles Davis post-jazz). Per gli altri, per tutto quel pubblico moderno, fusion, progressive del “c’è solo una grande musica”, che Miles ha inseguito con impeto Jovanottistico nella sua fase senile, non credo che Davis abbia contato poi molto. È stato una spezia, un vecchio jazzista interessante che veniva a mettere il bollino al tuo disco. Miles ci ha fatto pure un po’ di soldi, che è sempre una buona cosa. 

Ma per quanto si sia agitato per uscire (con risultati alterni) da una scatola che non sentiva più adeguata alla sua grandezza universale, Miles è stato e resterà un gigante del jazz, non della world music, del progressive rock, della dance, né di altro. 

Detto questo, un giorno, successivo al 1969, l’anno che gli fece buttare a mare il secondo quintetto per abbracciare strade nuove, Miles Davis fu interrogato su quale fosse secondo lui il gruppo più grande della scena musicale.

L’uomo che aveva suonato con Charlie Parker, con Coltrane, con Thelonious Monk, con Sonny Rollins, Gil Evans, Dizzy Gillespie, Cannonball Adderley, Bill Evans, Gerry Mulligan, e praticamente ogni altro, parlò:

Earth Wind & Fire.
They have everything in one band”. 

Miles Davis

Miles non risparmiò parole per definire la loro grandezza. E, intendiamoci, sono forti gli Earth Wind and Fire. Sono sicuramente dei musicisti con granitiche palle, su questo non ho il minimo dubbio.

Earth Wind & Fire, il più grande gruppo per Miles Davis – Boomerissimo.it

Per quanto boomer non ho mai aspirato ad essere un vecchio babbione scandalizzato per le contaminazioni, le novità (gli EWF non sono più una novità da circa cinquant’anni, ma lo erano ancora abbastanza quando Miles pronunciò la sua sentenza).

Mi diverto ad ascoltare anche gli Earth Wind & Fire, di quando in quando. Non sono un talebano. Mi piace Bob Marley. Mi piacque un po’ pure Rovazzi, figuriamoci. Anzi gli Earth Wind & Fire, li sto sentendo pure adesso su Spotify, scrivendo questo pezzo. Fanno una musica favolosa.

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Ma quando Miles tirava di queste bombe sparaflashanti, tanto per fare vedere quanto era sempre ggiovane e alla moda, rischiava di assomigliare un po’ a quelle cantanti meravigliose che, a forza di tirarsi la pelle per restare giovani fuori tempo, hanno finito per trasformarsi in maschere del teatro kabuki.

A essere lì sarebbe venuta voglia di avvicinarsi idealmente all’odioso vecchiaccio malmostoso, per battergli una amichevole pacca sulla spalla. 
“Certo, certo Miles…” *PAT PAT* “Ora posa il fiasco, però”

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

11

)

  1. Giovanni Natoli

    eh, vexata quaestio questa. Se devo dare una data che per me decreta la fine della mia love story con Miles, questa è quella dell’anno di uscita di Tutu. per molti è un capolavoro, invece io trovo che definitivamente la tromba del divino Miles diventa puro ornamento. Non c’è un uomo dietro la tromba, con la sua melodicità, la sua forma improvvisativa, persino i suoi difetti tecnici. C’è un puro suono senza senso se non quello di essere adeguato come sottofondo per le stazioncine termali, quando si fanno le saune e sulla parete a fianco è pieno di mattoni di cristalli di sali del Mar Morto (cioè sale sporco). E io ho amato il Davis luciferino della svolta rock psichedelica, si sappia. Agartha, Pangaea, Get up with it, dark Magus, live evil. Lì c’era ancora una mente a organizzare il blend e a improvvisare

    1. Antonio Pintér

      Faccio outing pure io 🙂 A me Tutu piace, ogni tanto l’ho ascoltato. Non perché si senta Miles Davis suonare la tromba (cosa che secondo me ha smesso di fare poco dopo il 1969), né perché sia un capolavoro. Ma nel “campo” che Davis si era scelto, trovo che sia musica abbastanza gradevole, cosa che i suoi ultimi dischi erano solo a rarissimi tratti, e sempre (per me, eh…) per dei pezzettini da poco, che si ascoltavano un po’ come una cosetta pop. Tutù, appunto, quantomeno è gradevole.
      Io penso che Miles Davis ci abbia lasciati molto tempo prima, e per diverse ragioni. Inizialmente certo per inseguire una moda che era nata senza di lui, e che lui doveva acchiappare per la coda. Non credo l’abbia fatto. Come ho scritto (non ho la pretesa di essere un critico, ma ascolto tanto jazz, e lo faccio da sempre, è solo la mia idea). credo che tutta la musica in cui Miles Davis è approdato potesse tranquillamente fare a meno di lui. Non ha fatto succedere niente. Credo che ci abbia lasciati in quel lungo periodo in cui smise praticamente di suonare, perché aveva perso il rispetto di sé, e quindi del suo pubblico. Mi sono fatto l’idea che lo maltrattasse perché lui sapeva che un pubblico che era lì, a sentire quelle cose che nemmeno lui sapeva cosa fossero, meritava di essere maltrattato 🙂 Ma è una mia visione paradossale (forse). Non mi sento “tradito” da Miles Davis. Semplicemente non ho mai capito che senso avesse la sua musica post Bitches Brew (ma anche incluso :-). Di jazz rock e fusion ne ho ascoltata, mi può anche piacere. Davis non ho mai capito che cosa stesse facendo, ma sicuramente sarò scemo io. Aggiungo che per me la musica magnifica di Miles Davis solo raramente coincide con la tromba di Miles Davis, è quello che c’è intorno (e a cui lui ha abbondantemente dato forma) che conta. Le cose meravigliose da manuale non le nomino. Uno dei dischi meno celebrati che io adoro è “Miles Davis in Concert 1964” il quintetto tra Coltrane e Shorter, con un meraviglioso George Coleman. Prima o poi magari cercherò di documentarmi per bene e scrivere un articolo sul perché George Coleman fu cacciato. Vero che arrivò Shorter, ma non me ne capacito 🙂

      1. Marginal

        questione complessa; intanto sono lieto di essere riuscito a rispondere, perché sono davvero imbranato a fare sta cosa su word press. Nemmeno io sono un critico per cui mi baso su dati soggettivi. A dirla tutta se dobbiamo parlare di invenzioni, Miles ha inventato poco o niente. La sua grandezza sta nell’aver capito cosa succedeva attorno a sè e averlo portato alle estreme e più compiute conseguenze. Moltissimi talenti da lui fatti dventare famosi non avevano trovato un ring così illuminato come quello di Davis per mettersi in luce. Giustamente Davis a un certo punto mise sulle copertine dei dischi “Directions by Miles Davis” perché lui come leader era fondamentale. Tutu, a mio parere, è un disco di Marcus Miller a cui la tromba di Davis fornisce come mai prima un supporto ornamentale. Vero è che anche Tutu avrà un’influenza notevole ma soprattutto nel campo delle musiche cosiddette “d’ambiente”. Siamo ormai definitivamente lontani dalle arditezze di un Miles Smiles, uno dei dischi jazz fondamentali per me. Comunque è solo una mia impressione, giusto per fare due chiacchere

      2. Antonio Pintér

        Oggi mi riascolto Miles Smiles, allora. Per rimettermi in pace con quel disgraziato 🙂

      3. Marginal

        eh, quel disco rimette pace davvero. Che quintetto! Insuperabile

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