Ferrari 275 GTB/4, la stessa di Steve McQueen. Miles Davis aveva molto più stile, e lo dimostrava anche guidando. Purtroppo la sua meravigliosa macchina ha fatto una pessima fine, che farà gridare di orrore collezionisti e puristi.
Viviamo tempi complicati. Crollano molti miti e anche i clienti Ferrari non sono più quelli di una volta.

Tra eroi da boyband troppo cresciuti, fenomeni da social e personaggi dotati più di quattrini che di cervello, la cosa è diventata un problema anche per la Casa di Maranello, che ha dovuto istituire una black list dedicata ai clienti indesiderati. Quelli che una Ferrari non potranno averla mai più, e che in alcuni casi sono stati persino denunciati per danno d’immagine al marchio.
“Non guido una Ferrari perché è bella, ma perché mi prende”
–Miles Davis
Tra i più illustri rappresentanti della lista c’è un tale Justin Bieber, colpevole di aver dipinto di rosa confetto la sua macchina, averla messa all’asta, averla parcheggiata e dimenticata fino a ridurla a un mezzo rottame . L’ordine delle malefatte non è chiaro, il risultato sì: bannato. Quella Ferrari 458 sarà l’ultima che il famoso bimbominkia potrà mai aspirare a possedere.
Miles Davis, il cliente più cool del mondo
Avere per clienti dei divi dello spettacolo ha sempre avuto i suoi rischi. Eppure qualche anno fa a Maranello si doveva stare meno sulle spine. Tra gli illustri clienti Ferrari, ad esempio, ci fa un certo Miles Davis. Un genio del jazz la cui fama è uscita abbondantemente dal piccolo ambito degli appassionati del genere per approdare nella cultura popolare.

Se i suoi esordi al fianco di Charlie Parker, per quanto storici, risentivano della gioventù e lo hanno portato a qualche passo falso (di cui lo ringrazieremo per sempre), il Miles Davis di una quindicina d’anni dopo era ormai un personaggio completamente diverso. Lasciata alle spalle l’incertezza e la timidezza, era ormai un divo a tutto tondo: turbolento nella vita personale, non particolarmente dotato di simpatia, ma certamente ricchissimo di talento, di successo e anche di denaro (perlomeno per quanto potesse esserlo un jazzista).
Miles si piccava anche di essere elegantissimo. Magari in qualche prossimo articolo vi racconteremo di come questa fortissima convinzione di Davis non fosse troppo condivisa da colleghi che dettavano legge in fatto di stile nel mondo della musica. Miles aveva uno stile completamente diverso da quello apprezzato nella cerchia dei jazzisti.
Almeno negli anni ‘50 e ‘60 Miles aveva un’eleganza costosa e firmata, fatta per impressionare il mondo esterno. Lui che ci ha sempre tenuto al suo orgoglio nero, vestiva sicuramente bene. Ma con uno stile, diciamo così, universalistico, un po’ da catalogo di moda. Si può dire che proprio lui, il radicale, il militante, soffrisse di un po’ di complesso di inferiorità verso il “bel mondo”? Si può dire che mentre grugniva e disprezzava almeno a parole il mondo dei bianchi, lottasse per farsi accettare nell’aristocrazia che frequentava le pagine di Vogue e di Harper’s Bazar? Ci prendiamo questo rischio e l’accendiamo.
La Ferrari 275 GTB/4 di Miles
Un indizio di tutto ciò potrebbe essere la macchina che si scelse, quella a cui più di ogni altro è legata la sua immagine: una clamorosa Ferrari 275 GTB/4, l’auto sportiva più prestigiosa del suo tempo. Un’auto da divi del cinema (anche Steve McQueen, infatti, ne ha avuta una simile).

La differenza con la Buick di cui per un breve momento era stato orgoglioso Thelonius Monk balza all’occhio. Due auto, due stili, due personalità agli antipodi.
Miles non era certo un cliente facile, o normale, comunque. Avrà pure avuto lo spirito del giovanotto dorato, ma la sua vita personale, come purtroppo quella di molti altri jazzisti, avrebbe potuto anche preoccupare il concessionario del marchio di Maranello. Il carattere focoso, la propensione ad abusare di alcol e di altre sostanze, forse non erano il miglior biglietto da visita per uno che amava guidare macchine veloci, e farlo con il piede a tavoletta.
Avrebbe potuto essere un ottimo viatico per una “black list” ante litteram, invece Luigi Chinetti, il concessionario Ferrari di New York fu talmente ben impressionato dalle doti velocistiche di Miles da proporgli persino di scendere in pista come pilota.
Non sarebbe stato facile per il Davis del tempo superare gli esami antidoping del motorsport. Ad ogni modo in un lampo di buon senso il nostro eroe fece la cosa giusta e declinò l’invito.
La Ferrari 275 GTB/4
Chinetti riuscì comunque a piazzare a Miles Davis la Ferrari perfetta per lui. La 275 GTB/4 non era solo un’auto lussuosa, ma la personificazione del suo stile e un segno del suo successo.
Era una macchina innovativa, dotata di soluzioni nuovissime per Ferrari, come le sospensioni a quattro ruote indipendenti e il primo cambio a 5 marce mai montato su un Cavallino. Soluzioni che un Enzo Ferrari tendenzialmente conservatore aveva adottato più per costrizione che per convinzione, deciso a non farsi superare dalle neonate Lamborghini, ricche di rivoluzionarie soluzioni meccaniche.
La macchina era un gioiello elegantissimo e lussuoso. Pininfarina gli aveva disegnato un abitacolo decisamente jazz, tutto sbilanciato sul posteriore. Gli interni erano una meraviglioso contrappunto di strumenti rotondi a lancetta che indicavano livelli e pressione di tutto quello che c’era da tenere sotto controllo, in un trionfo di pelle, di cromo e di legno. Sotto il cofano rombava il possente V12 Maranello, che si entusiasmava e cantava alla pressione dell’acceleratore e si rinfrescava grazie alle generose griglie previste dal designer torinese.
Miles guidava con una passione molto diversa da quella con cui suonava la tromba. Era controllato e misurato e cool con lo strumento. Focoso e “piedone” a bordo della sua Ferrari. Amava prendere suo figlio, uscire dalla città, e fare lunghe guidate a tutta velocità per le strade curvilinee del Connecticut. La frenata non era il punto forte della sua macchina: i freni della 275 GTB sono passati alla storia per essere sottodimensionati e poco efficienti. Ma forse Davis era davvero dotato al volante, perché al contrario di altri illustri clienti riuscì a non schiantarsi, per tutta la durata della sua lunga e passionale relazione col bolide rosso del Cavallino.
Un incidente quasi fatale
Il vero incidente con la sua macchina, Miles lo ebbe nel 1969 all’uscita di un jazz club di Brooklyn, nel quale aveva appena finito di suonare.

Con la tracotanza che gli era propria, Davis era arrivato, aveva parcheggiato la Ferrari all’ingresso del locale e l’aveva lasciata lì per tre ore, mentre suonava sul palco. Era appena rientrato in macchina per tornare a casa quando un taxi pirata inchiodò accanto a lui: ne uscirono tre uomini armati che gli esplosero contro cinque colpi di pistola. Il trombettista ne ricavò una ferita al bacino, ma la Ferrari assorbì gli altri quattro colpi, salvandogli la vita. Secondo Davis il problema era nato da un conflitto tra agenti musicali. Quella sera era stato assunto da quello sbagliato, e nella New York del 1969 la cosa poteva costare cara.
Dopo questo spiacevole episodio Miles Davis prese la decisione di salire sulla sua Ferrari accompagnato da una Smith & Wesson .357 Magnum (quella dell’ispettore Callaghan) a cui aggiunse per maggior sicurezza un set di tirapugni. Una combinazione di accessori con cui fu arrestato a bordo della sua GTB solo un anno dopo.
Fine ingloriosa
Non sappiamo se siano stati questi ripetuti incidenti a indurre Davis a vendere la sua amata Ferrari (e non certo perché desse troppo nell’occhio, come vedremo prossimamente). Fatto sta che quella 257 GTB/4 finì sul mercato dell’usato e sparì per una trentina d’anni.
La sua fine è purtroppo ingloriosa: acquistata nel 2002 da un collezionista, è stata affidata a due noti carrozzieri per un restauro che certo non si può definire conservativo. Decapitata e convertita in spider, sarebbe senz’altro una macchina spettacolare, se fosse originale e non un costosissimo tarocco.
Magari si venderà ancora a prezzi d’affezione, ma non sarà mai più la macchina di quel ringhioso genio che è stato Miles Davis. Pace all’anima sua.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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