Il comandante si arrende e vende tutto. Il miraggio del ritorno. Poi la porta sbattuta in faccia per i conflitti con Mattia Binotto. Adesso il “comandante” vende tutto, per 31 milioni di euro. Buttali via. Ma sono abbastanza per pagare un sogno?
Jean Todt non è mai stato un uomo di particolare charme. Non è entrato nel cuore dei tifosi come altre personalità del circo Ferrari. E nemmeno negli occhi. Non era un uomo a cui volevi assomigliare.

Non aveva l’aspetto severo, pensoso, tormentato e profondo di un eroe della pista d’asfalto.
Nessuno amava Jean Todt
Assomigliava più a un puffo. Noi ferraristi lo deridevamo, in più ci stava sullo stomaco perché francese. Che cosa può avere mai da insegnare un francese alla rossa di Maranello? I francesi… perché non continuano a fare i loro secchi di zinco su ruote, invece che mettere il naso in cose che non li riguardano?
Così pensavamo. Abbiamo sbagliato, e abbiamo avuto modo di rendercene conto amaramente quando l’era di Todt è finita. Quando il grande team manager ha assunto il ruolo di una specie di Kofi Annan dell’automobilismo. Era finita un’epoca e non lo sapevamo. Dopo Todt la Ferrari non avrebbe vinto mai più. Non così, almeno.
Non c’è ritorno
Alla Ferrari qualcuno deve averci pensato se è vero come è vero che di un ritorno di Todt si è vociferato recentemente, come superconsulente. Un superconsulente che si temeva (o si sperava) avrebbe messo sotto tutela quel Mattia Binotto che, al contrario di Todt, di fascino ne ha da vendere ma di vittorie in bacheca un po’ meno.

Così non è stato, Binotto è rimasto al suo posto, senza angeli alle spalle a muovergli la manina. Buon per lui, un po’ meno (forse) per i tifosi della rossa, che aspettano da troppo tempo di stappare lo champagne riposto in frigo ormai troppo tempo fa.
Jean Todt si consola
Jean Todt non sembra averla presa troppo male. È un signore di quasi 77 anni, che gira il mondo senza scosse, come ambasciatore ONU per la sicurezza stradale. Di corse ne ha vinte, di soldi ne ha guadagnati, se adesso se la vogliono vedere un po’ anche gli altri, poco male.

Tra le molte cose che Todt ha accumulato in una vita di corse ci sono… no, non solo le coppe, i caschi, le latte di benzina, bulloni, pneumatici sfatti e olii esausti. C’è una collezione di orologi che fa letteralmente spavento. Pezzi unici, realizzati e spesso regalati da case adorate da tutti del mondo, ma desiderose di riflettere un po’ della luce abbagliante di Maranello.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Todt da uomo, pratico, poco incline alle passioni, insomma da Jean Todt, con tutti quegli adorabili tratti che lo hanno fatto vincere quasi sempre ma amare quasi mai, ha deciso di liberarsene.
For sale: 31 milioni di euro di orologi
Todt non è stato solo direttore sportivo. In Ferrari SpA ha ricoperto per lunghi anni la carica di Amministratore Delegato: il boss praticamente. Con tutte le varie cariche che ha ricoperto nell’ azienda più prestigiosa e più invidiata del mondo, Todt è riuscito ad accumulare una quantità mostrousa di cadeaux, prototipi, pezzi unici firmati e dimostrativi, che le più grandi case di orologi hanno realizzato per lui, moderno principe della velocità.

Anche, ma non solo, nella speranza di strappare un contrattino di sponsorizzazione (cioè la possibilità graziosamente concessa di versare altri soldi, molti, in cambio del privilegio di associare il proprio marchio a quello del Cavallino).
Il tesoro di Todt battuto da Christies
Gli orologi non erano poi molti: “solo” 111. Si contavano Girard Perregaux, Patek Philippe, Chopard, Baume et Mercier, Panerai, Ebel, Audemars Piguet. Oltre a marchi più schiettamente sportivi come Tag Heuer e Richard Mille (attualmente in carica come produttore degli orologi più costosi e più rapinati al mondo).

Alcune di queste meraviglie erano esercitazioni di stile o realizzazioni uniche mai mostrate prima a occhio “esterno”. Altri, piccoli capricci del proprietario che, non soddisfatto della ampia produzione del mercato mondiale, si era fatto produrre qualche pezzo su misura, monogrammato, ça va sans dire.
I danarosi nuovi proprietari hanno lasciato Todt senza più orologi, ma impegnato a contare il ricavato. Sarà un lungo lavoro: sono stati raccolti 31 milioni di euro.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Andranno a beneficio dell’impegno umanitario di Todt per l’incremento della sicurezza di guida nel mondo? E’ possibile. Ma non troppo probabile.
Antonio Pintér


Rispondi