Rolex Daytona è oggi l’orologio di lusso più ricercato del mondo. Avrebbe avuto lo stesso successo senza la donna molto speciale che sfidò le convenzioni e lo regalò a Paul Newman? C’è da dubitarne.
Quando Rolex comprese che i suoi orologi-strumento erano un’idea che funzionava bene, decise di provare a guardare a qualcosa che stava nel mezzo, tra i fondali marini del Submariner e i cieli in cui volavano i suoi recentissimi GMT Master.

C’era un luogo in cui la misurazione del tempo era a dir poco essenziale e si trovava, guarda caso sulla superficie terrestre, dove uomini a bordo di autovetture dalla motorizzazione ipertrofica si sfidavano uno con l’altro. Per vincere avevano bisogno di una esatta, anzi esattissima cognizione del tempo.
Una scommessa contro il mercato
Ma non era un’ idea facile a realizzarsi. Nel 1963, dopo alcuni tentativi preliminari, che oggi valgono cifre da capogiro, vide la luce il Rolex Cosmograph Daytona. Il suo nome diceva molto di quello che secondo la casa svizzera sarebbe potuto essere il suo mercato potenziale: l’America. Una terra delle opportunità più interessata al futuro della vecchia e conservatrice Europa, che continuava a rifiutare l’idea di segnatempo ingombranti e alquanto sgraziati.
Intorno al cronometro del Comograph Daytona c’era la lunetta con la scala che misurava la velocità in miglia o chilometri orari. Dalle variazioni apparentemente insignificanti di questi elementi sarabbe nata quella giungla di modelli che fa la passione, e talvolta la ricchezza, dei collezionisti. Ma perché Rolex scelse l’America? Perché quel nuovo cronografo sportivo dedicato agli sport motoristici non si chiamò Monza, o Silverstone o Le Mans, come sarebbe stato più logico?
Sembra incredibile a dirsi oggi, che i cronografi vistosi sono il bene più desiderato e più esibito in società. Ma quello tutto quadranti, bottoni e lancette, non è sempre stato un tipo di orologio popolare. In quei primissimi anni ‘60 in cui il marchio ginevrino decise di puntare sugli USA, i primi esperimenti Rolex soffrivano di scarsissime vendite, restavano sugli scaffali dei negozianti, senza che nessuno o quasi pensasse di acquistarli. Non c’erano liste di attesa, non c’era mercato secondario. Nessuno sembrava interessato al genere, che si produceva in numeri minuscoli (e per questo averne uno è il sogno proibito dei collezionisti di oggi). Eppure Rolex in quell’idea ci voleva credere, contro la testardaggine del mercato che continuava a richiedere elegantissimi orologi ultrapiatti. E fu per questo che decise di tentare la via di un mercato che si poteva sperare più aperto all’innovazione, come quello americano.
Per un orologio così ci voleva una donna speciale
Se c’era una cosa meno popolare dei cronografi erano i cronografi dal quadrante cosiddetto “esotico”, in colorazioni strane, con quegli accostamenti un po’ avventurosi che oggi si vendono come le nocciolini (sempre a patto di avere il cospicuo capitale necessario al loro acquisto e qualche anno di tempo prima della consegna).
Paul Newman, attore innamorato delle corse, oltre che americano purosangue, era probabilmente il personaggio ideale per testare la bizzarra idea Rolex di vendere a tutti i costi un cronografo di lusso. Ma per riuscire a vendere proprio quello che Newman ebbe in regalo, occorreva qualcosa di più che una azzeccata intuizione commerciale: serviva una personalità indipendente e anticonformista come l’orologio che avrebbe scelto. Un giorno del 1968 Joanne Woodward tornò a casa con un regalo per suo marito: un nuovissimo Rolex Daytona, perdipiù con indici rossi e vistosi quadranti neri, che gli davano un po’ l’aspetto di panda. Era il Daytona ref. 6239. Curiosamente un orologio leggermente diverso da quello che è diventato famoso tra gli appassionati come “Daytona Paul Newman”.
Ad ogni modo, il bizzarro (per allora) orologio colpì Newman al cuore. Ed è stato proprio il suo amore vero per questo oggetto, che ha portato per anni dovunque a dare una spinta decisiva al suo successo. Quello di Newman è stato un amore vero ed esclusivo. Vediamo il ref 6239 al suo polso in Nick Mano Fredda, in Butch Cassidy, e in tutte le foto d’epoca che lo ritraggono in famiglia o in occasioni mondane.
Tutto sommato a Ginevra avevano visto giusto. La testardaggine svizzera, l’eccentricità di Joanne Woodward, la passione sfrenata di Paul Newman, insieme avrebbero fatto del Daytona quella superstar di vendita che oggi conosciamo.

Dov’è finito quell’orologio? Nel 1983, acquistato un Daytona nuovo, Newman regalo l’orologio da cui tutto era cominciato a un fidanzato della figlia, John Cox. Quel regalo, dopo decenni, aveva acquisito un valore molto più che affettivo. Quando l’ex-ragazzo decisamente fortunato ha deciso di metterlo all’asta quel Daytona unico e leggendario è stato battuto alla cifra record di 17 milioni di dollari.
L’amore Mrs Newman jr. non ha avuto vita molto lunga. I dollari probabilmente dureranno molto di più.
Antonio Pintér


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