George Lazenby avrebbe potuto essere un grande James Bond? Per riuscire aveva tutto, compreso un Rolex che era un po’ come lui. Arrivò troppo presto per durare.
Oltre sessant’anni dopo il debutto di Sean Connery in Dr. No gli appassionati di Bond restano divisi in due partiti, quello di Connery e quello di Roger Moore. Poco spazio resta per gli altri interpreti della ormai quasi immortale saga. Pierce Brosnan è considerato dai più la versione minore di Roger Moore (una parentela che lo stesso Brosnan non ha mai nascosto). Qualche consenso, specie ora che la sua parabola si è conclusa, va a Daniel Craig, il James Bond più muscolare e atletico della franchise.

Buon ultimo, dimenticato, o semmai ricordato per la sua inadeguatezza, viene George Lazenby, il grande (fisicamente) australiano, che regnò per un solo film, prima di scomparire nell’oblio, per il sollievo di molti. Ma non di tutti.
Lazenby, un James Bond in anticipo sui tempi
Può essere che sia quell’innato vizio ad andare sempre e comunque contro corrente, eppure qui, negli uffici di Boomerissimo®, durante le nostre riunioni di briefing, riguardando vecchi spezzoni sui nostri Brionvega, mentre sorseggiamo Martini ghiacciati, è emerso un giudizio molto più articolato di quello che ha semplicemente condannato il povero australiano alla damnatio memoriae.
È vero che il ragazzo non è Laurence Olivier e in certe finezze interpretative mostra la corda e tende a sbandare peggio di una Miura guidata da Miles Davis in un momento di scarsa lucidità. Ma Lazenby aveva qualcosa che in Bond sarebbe stato scoperto e affinato molto dopo, proprio da Daniel Craig. Lazenby è uno 007 da action movie, a suo agio nello scontro fisico e nella scazzottata, molto più di altri “colleghi”. È uno 007 futuribile, per cui il pubblico non era ancora pronto. Ci sarebbero voluti ancora molti anni di britishness felpata per arrivarci. La nostra opinione è che se avesse avuto qualche film in più, la ruvidezza attoriale del modello australiano avrebbe potuto smussarsi, e Daniel Craig sarebbe arrivato qualche decennio prima. Complicate vicende che racconteremo in un prossimo articolo lo impedirono. E Roger Moore fu.
Il Rolex Pre-Daytona di George Lazenby
Se la saga di Bond ha avuto uno sviluppo lungo, e con qualche svolta imprevista, lo stesso si può dire dell’orologio che Lazenby porta al polso nella movimentata (e unica) pellicola di cui è stato protagonista.
Si tratta di un cronografo Rolex, ma non ancora il cronografo Rolex per eccellenza. La storia del Daytona l’abbiamo raccontata in questo articolo dedicato a Paul Newman, l’uomo a cui più di tutti si deve il successo di questo orologio-strumento leggendario. Nel 1969, l’anno in cui uscì “Al Servizio di Sua Maestà” i cronografi erano ancora orologi specialistici, che pochi avrebbero portato al polso. Orologi ingombranti, giudicati complicati e poco eleganti. La loro moda era ancora tutta da venire, e Rolex combatteva (incredibile a dirsi) con le scarse vendite, continuando a elaborare un suo cronografo, con tutta una serie di referenze oggi rarissime (e costosissime) proprio a causa dello scarso successo commerciale che incontravano. Al polso di Lazenby, i più fini conoscitori di Rolex hanno individuato una delle versioni pre-Daytona meno fortunate (e di conseguenza oggi più preziose). Si tratta della Ref 6238, che precede la 6239: la prima che ebbe nel tempo una certa, seppur moderata, fortuna.
Muscolare e in anticipo sui tempi
Con il suo sfortunato portatore, il Rolex “quasi Daytona” 6238 condivide la propensione sportiva per quei tempi estrema, e financo eccessiva. Gli esperti lo considerano un ponte tra i primissimi cronografi Rolex, tecnicamente acerbi e stilisticamente (almeno a nostro avviso) irrisolti, e il primo Daytona vero e proprio, segnato dalla ref 6239. Quello, appunto, che scelse Paul Newman.

Prodotto tra il 1963 e il 1967, il Rolex “Lazenby”, un cronografo Oyster con cassa da 36mm, proponeva al pubblico una scala tachimetrica stampata sul quadrante, non ancora sulla corona (la caratteristica distintiva dei Daytona veri e propri). Molto molto sportivo, ma anche molto molto confuso da leggere e utilizzare, questo cronografo era prodotto in acciaio o in metalli preziosi, con quadranti in vari colori (come succederà anche nei primi Daytona, talvolta bizzarri) e raramente con fondo dorato in color champagne. Dopo essere stato trascurato e dimenticato per decenni, dopo aver rappresentato il Calimero di una collezione orologiaria che si rispettasse, questo Rolex un po’ alter ego di Lazenby, nato troppo presto per ottenere il successo che avrebbe anche potuto meritare, si è preso la rivincita su tutti i fratelli “maggiori”, ben più apprezzati e famosi.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
I pochi esemplari in circolazione stanno raggiungendo quotazioni impressionanti e recentemente un 6238 in oro 14k con quadrante nero è stato venduto per oltre 300.000 dollari. Era il 2015, molto prima che i prezzi Rolex, e specialmente degli usati storici, schizzassero letteralmente alle stelle. Oggi un Rolex pre Daytona ref 6238 è quasi sicuramente il pezzo più pregiato, costoso e apprezzato della collezione. Succederà lo stesso anche a George Lazenby, prima o poi?
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


Rispondi