Il capolavoro di Coppola non sarebbe tale senza l’apporto di Brando, ma l’attore al principio, non voleva saperne.
Un film leggenda Il padrino. Passato in dieci anni da numero tre a numero due nell’elenco dei migliori cento film statunitensi stilato dall ‘American Film Institute e primo nella categoria gangster, da molti รจ considerato come il miglior film di sempre.

Il film ha avuto una genesi piuttosto complicata cosรฌ come raccontato qualche anno fa da Vanity Fair. Come noto รจ tratto da un romanzo a soggetto mafia i cui diritti erano stati comprati dalla Paramount.
Il cast
Acquisiti i diritti, bisognava girare il film. Molti registi rifiutarono, film di mafia, soggetto complicato. Alla fine la major si orientรฒ verso un direttore giovane, che da perdere non aveva gran che e che era dotato di qualitร e belle speranze, Francis Ford Coppola.
Coppola, dopo aver letto il romanzo, aveva deciso quali attori avrebbe voluto per i ruoli cardine. Era pronta una lista con tanto di asterisco sui nomi scarsamente negoziabili. Tra questi c’erano James Caan, Robert Duvall, Al Pacino e… Marlon Brando.
Se per i primi tre non ci furono problemi, al nome di Brando la produzione eresse un muro, anzi di piรน, lanciรฒ anatemi contro la sua partecipazione al progetto.
Il protagonista di film entrati di diritto nella storia del cinema era noto come un grandissimo piantagrane, ritardatario, poco incline ad accettare le regole e last but not the least, dedito a sostanze e sessualmente bulimico.
Lontanissimo dall’immagine de Il selvaggio, Brando era ingrassato, imbolsito e viveva arroccato nella sua casa di Mulholland drive, dove aveva come vicino Jack Nicholson. Era un momento “no” della sua vita, sull’orlo dell’ennesimo divorzio e in procinto di perdere il diritto di vedere i suoi figli a causa delle dipendenze, era deciso a smetterla con il cinema. Attore? Mai piรน.
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Nel frattempo la lista dei potenziali don Vito Corleone si allungava. Tra i nomi che furono fatti dalla produzione c’erano Ernest Borgnine, Charles Bronson e… Carlo Ponti, sรฌ, proprio lui il produttore marito di Sofia Loren.
Tra quelli che aspiravano al ruolo c’era anche Danny Thomas, un attore molto noto in ambito televisivo, ricco abbastanza da comprarsi una fetta dei diritti pur di diventare don Vito. Terrorizzato dall’idea, Puzo scrisse personalmente a Brando per pregarlo di accettare il ruolo.
Non fu un amore a prima vista
Ma non era solo la produzione a non volere Brando, l’attore stesso non aveva nessuna intenzione di interpretare un boss della mafia. Nello stesso tempo, come ha scritto nel suo libro di memorie l’allora assistente di Brando, Alice Marchak, il mito di una generazione stava annegando nei debiti. Il suo cattivo carattere lo aveva reso inviso come attore e i suoi molteplici divorzi e conseguenti alimenti lo stavano portando in bancarotta. Poteva salvarsi solo tornando a recitare, cosa di cui non aveva alcuna intenzione.
Coppola nel frattempo aveva lavorato ai fianchi della produzione, sfinendo tutti e ottenendo il benestare per Brando a tre condizioni: lโattore doveva versare una cauzione di 1 milione di dollari, come garanzia che le sue intemperanze non rallentassero il film, ridimensionare il suo abituale cachet e, forse la cosa piรน difficile da ottenere, fare un provino.
A questo punto bisognava solo convincere Brando, una passeggiata di salute. Fu la sua assistente, Marchak, ad avere l’idea vincente. Dove non era riuscito il miraggio dei soldi, di una fama rinnovata, di una grande interpretazione, potรฉ l’invidia.
Cominciรฒ a circolare nell’ambiente che la parte sarebbe stata proposta a quello che era considerato il miglior attore vivente e ancora recitante, english-speaking, originario dell’altra parte dell’oceano, Sir Laurence Olivier.
Tratteniamo il sorriso pensando ad un very british Olivier nei panni di un padrino siciliano, ma l’idea era che quel ruolo era intepretabile solo da un attore di grande spessore ed Olivier, in questo senso, aveva le carte in regola. Era anche nell’etร giusta per interpretarlo, aveva passato la sessantina, mentre Brando non ne aveva ancora compiuti cinquanta.

Alice Marchak, segretaria di Brando, “conosceva i suoi polli”. Si fece scappare l’indiscrezione in presenza del suo capo, il quale esclamรฒ: โLaurence Olivier! He canโt play a Mafia don!โ Punto, game, match. Benvenuto Don Vito.
Antonietta Terraglia (Copyright Boomerissimoยฎ)


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