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Marlon Brando

Superman, domare Brando: la vera impresa da supereroi

Il vero supereroe della saga di Superman è stato il padre, Marlon Brando

Marlon Brando ha attraversato la storia del cinema, spaziando tra i generi, raccogliendo l’ammirazione del pubblico.

Marlon Brando
SuperMarlon – Boomerissimo.it

Anche molti colleghi lo veneravano. La sua applicazione del metodo, il suo diventare qualcun altro, la sua applicazione del “come se” hanno fatto di lui una leggenda.

Brando non cercava di “recitare” il personaggio, ma di vivere autenticamente le circostanze immaginarie del copione.

Brando, l’uomo

E’ stato un uomo complicato e discutibile. Difficile stargli accanto. La famiglia, i figli per questo hanno pagato un prezzo altissimo.

Era un essere ingombrante. In ogni senso.

Brando giovane e atletico – Boomerissimo.it

Da ragazzo aveva dovuto gestire i problemi di alcol di entrambi i genitori, sviluppando una personalità narcisistica. Cercava di compensare l’abbandono emotivo con comportamenti di eccessiva sicurezza, sviluppando una grandiosa immagine si sé.

Brando ha avuto centinaia di relazioni ma temeva l’intimità emotiva. La sua assistente Alice Marchack riferiva che quando una donna era devastata dal suo trattamento sprezzante, Brando diceva: “Riesci a credere che pensasse davvero che fossi innamorato di lei?”

Era però un amante degli animali, tra cui il suo procione domestico, Russell.

Sui set cinematografici, Brando era deliberatamente distruttivo. Se qualcosa non andava come lui si aspettava, come lui voleva, si metteva davanti alla telecamera e non recitava.

Come padre, fu emotivamente assente e a dir poco negligente. Sua figlia Cheyenne, si suicidò nel 1995. 

Il suo senso di superiorità era tale da rifiutare qualsiasi aiuto e critica. Negli ultimi anni si chiuse nell’isolamento, divenne ossessivo e sempre più incapace di costruire relazioni durature e paritarie.

Dodici, remuneratissimi giorni

Avere il nome “Marlon Brando” in cartellone voleva dire avere un’ottima percentuale di successo in un qualsiasi film. Sempre che il regista riuscisse a “domarne” il carattere eccessivo.

A metà degli anni Settanta nessuno credeva nei film di supereroi. Erano storie per serie televisive a basso costo, che, quando andava bene, facevano sorridere.

Ilya Salkind, che aveva comprato i diritti dell’eroe volante, voleva coinvolgere la Warner Bros nel progetto, ma per farlo voleva una star conclamata.

Brando Jor-el con la sua “S” e Christopher Reeve – Boomerissimo.it

Brando era all’apice del suo successo. Osannato per il suo ruolo ne Il Padrino e al centro delle polemiche per Ultimo tango a Parigi, il suo nome valeva l’investimento. E come tale fu considerato. Brando firmò un contratto per interpretare Jor-el, il padre di Superman per un ammontare di 3,7 milioni di dollari più l’11,75% degli incassi del film. L’impegno era per dodici giorni.

Christopher Reeve percepì, come attore principale, solo duecentocinquantamila dollari. Appena si sparse la voce che Marlon aveva firmato, fu facile avere altri attori di rilievo, tra cui Gene Hackman come Lex Luthor. 

L’intenzione era quella di girare Superman I e II in contemporanea. Alla fine l’idea venne accantonata, ma non prima di aver girato le scene con Brando. Scene che poi non furono utilizzate nel secondo film. Perché? Perché i produttori non avevano nessuna intenzione di pagare una seconda percentuale allo scaltro Marlon.

Marlon Brando, il vero Superman – Boomerissimo.it

Ma ancora prima ancora di iniziare le riprese, Brando diede un assaggio della sua eccentricità. Propose al regista, Richard Donner, di rendere Jor-El una sorta di bagel parlante. Per lui avrebbe reso il film assolutamente originale. E su questo possiamo essere d’accordo. 

Sul set cominciarono i veri problemi. Brando non era puntuale e non aveva alcun interesse ad esserlo. Il suo agente aveva fatto mettere una clausola, per cui ogni giorno di ritardo, sul tempo concordato, avrebbe fruttato all’ex Selvaggio un milione di dollari.

La famiglia El su Krypton – Boomerissimo.it

Donner dovette ricorrere a strategie creative per convincere Brando a uscire dalla sua roulotte e farlo lavorare. Molte volte ricorrevano al cibo. Brando era lussurioso e goloso . Bastava proporgli qualcosa di particolarmente prelibato, soprattutto dolci e l’attore diventava più mansueto. 

Il metodo Brando prevedeva che non memorizzasse le battute. Questo significa che il set era disseminato di bigliettini, posizionati strategicamente, in modo che Jor-el potesse dire quanto previsto dal copione. Alcuni furono posizionati anche sul pannolino del neonato che interpretava Superman infante.

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Ma il suo massimo lo raggiunse quando pretese di avere anche lui una bella “S” campeggiare sul costume. In origine avrebbe dovuto indossare una tunica verde con un disegno a caso. Marlon puntò i piedi e volle la “S”. Per spiegarla nel contesto, gli sceneggiatori la vendettero come simbolo della stirpe degli El.

Un divo capriccioso, bisognoso di soldi e megalomane. In una parola, Brando.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it® 

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