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Renato Vallanzasca Achille Serra e il Rolex

Renato Vallanzasca 1972: l’orologio che “scottava”: sfida ad Achille Serra

Nella Milano che esplode c’è un orologio che scotta, quello di Renato di Vallanzasca. Un pezzo di gran lusso, e una sfida finita male.

Milano, primi anni ‘70. Quella città in cui siamo cresciuti e in cui abbiamo vissuto l’età dell’innocenza e quella della paura. Due facce di uno stesso mondo, talmente collegate che non si potevano separare. 

Renato Vallanzasca Achille Serra e il Rolex
Renato Vallenzasca e l’orologio che l’ha incastrato – Boomerissimo.it

Era la Milano in cui un bambino delle elementari come me se ne andava a scuola da solo, con la cartella di cavallino sulle spalle, del tutto ignaro di pericoli e minacce che qualche decennio dopo avrebbero reso impossibile anche solo pensare di far ripetere la stessa cosa ai miei figli. 

Era una Milano più tranquilla? Più serena? Nemmeno per idea. Era una Milano che le storie retrospettive paragonano a Chicago. La Milano dei 150 sequestri di persona in un decennio, dei 150 omicidi l’anno. Una Milano di scontri politici, in cui si poteva rischiare la pelle per una giacca o un paio di occhiali sbagliato. E in cui andare al ristorante era una vera avventura, che poteva farti finire in mezzo ad una rapina e ad un omicidio. Probabilità reali, non teoriche.

Era la Milano della guerriglia urbana ogni sabato, che ricordo ancora con i miei occhi. Una cosa strana: una vivida esplosione di colore in mezzo a ricordi in bianco e nero: il giallo e rosso vivace, quasi bello, di una molotov che esplode. Stavo uscendo dal buio della metropolitana, per mano di mio padre, con il mio cappottino. Ma senza cartellina, era sabato.

La mutazione mortale

Mentre io me ne andavo in giro ignaro, perfettamente incosciente, con libri e quaderni sulle spalle in quella Milano in crescita tumultuosa e in crisi devastante (le due cose in Italia non sono mai in contraddizione), stava crescendo un tumore mortale, una mutazione criminale che prendeva il posto della vecchia malavita milanese, la “ligera”. Quel sottomondo criminale che una persona perbene e normale poteva anche non incrociare per tutta la vita. La ligera era una faccenda per fuorilegge per prostitute, giocatori d’azzardo, pionieri degli stupefacenti forse, ladri, ricettatori. E ovviamente per la polizia che la inseguiva, la conteneva e quando possibile la metteva dietro le sbarre. 

Un Vallanzasca alle prime armi – Boomerissimo.it

Una malavita autoctona, che parla ancora un milanese da quartieri bassi, che vive la notte e negli angoli bui. Ma tutto sommato se ne sta al suo posto, senza preoccupare i cittadini per bene. Eppure in quella malavita abbastanza tranquilla, e in quella Milano che si appresta a diventare Beirut crescono prima Francis Turatello e poi Renato Vallanzasca, due storie simili e rivali. Che si scontrano, sia tra loro che con le mafie che hanno voglia di mettere le mani sulle città. La nuova Cosa Nostra della droga, le Camorre, la ‘ndrangheta.  Francis Turatello presiede un piccolo impero di bische e il ricco giro della prostituzione.

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Vallanzasca e la sua Banda della Comasina sono in ritardo, affamati. La loro specialità sono le rapine e i sequestri di persona. Finiranno per scontrarsi molto presto, e nell’inferno di fuoco che sommerge Milano, le mafie, quelle vere, finiscono in disparte. Forniscono materia prima al traffico della droga, si rintanano nel pizzo e negli ortomercati. Occasionalmente si sparano, ma senza dare troppo nell’occhio. Sanno che sta arrivando il loro momento.

Achille Serra, solo contro tutti

A contrastare tutto questo c’è un giovane dirigente di polizia: Achille Serra. Un romano trentenne, nato nel 1941. È arrivato a Milano alla fine degli anni ‘60, fresco di studi universitari. Quello che gli esplode in mano è l’incubo di una città sconvolta dove la violenza trionfa in tutte le dimensioni: criminali che si contendono la ricchezza del post boom, mentre il terrorismo lacera il tessuto politico e sociale. 

Vallanzasca, Serra e il Rolex
Renato Vallanzasca e Achille Serra, 1972 – Boomerissimo.it

La città è scossa da Piazza Fontana, ed è rosa da uno stillicidio di omicidi e di rapine, di sequestri e di crimine di cui Vallanzasca e Turatello sono le star, diverse, alleate, e in conflitto. Tutto insieme. La squadra anticrimine di Achille Serra deve combattere tutti, allo stesso tempo: impresa disperata e titanica. Impossibile, a vederla oggi. Ma che segna finalmente un colpo quando nei locali della Questura finisce, per la prima volta, proprio lui “Il bel René”. L’astro nascente della criminalità che ha fatto saltare tutti gli equilibri e trasformato la città in campo di battaglia.

Viale Monterosa, guerra in città

Il 14 febbraio 1972, i milanesi che leggono il giornale e portano a spasso il cane, si trovano coinvolti in una scena di guerra. Una banda di malviventi assalta un furgone di portavalori in Viale Monterosa, con l’efficienza di un commando. È un furgone di quelli particolarmente “grassi”, non è stato scelto a caso: è carico degli incassi dei supermercati di zona

Ma la polizia questa volta non si fa cogliere completamente impreparata, interviene sul luogo del misfatto, i malviventi rispondono sparando e fuggendo, scatenando un inseguimento da cinema ma con pallottole vere. Un conflitto a fuoco interminabile e ad alta velocità per le vie della città, alla fine del quale la Banda della Comasina guidata da Vallanzasca riesce a dileguarsi, lasciando la Mobile di Serra con un palmo di naso e un furgone svaligiato. 

Vallanzasca ha scritto un altro capitolo della sua leggenda nera, criminale sfacciato e imprendibile, che gioca con la polizia invertendo i ruoli tradizionali del gatto e del topo. Ma sarà proprio l’eccessiva sicurezza a sconfiggerlo. 

Il Rolex di Vallanzasca

La banda è in pieno delirio di onnipotenza. Anziché nascondere il bottino comincia a spenderlo e spanderlo. Auto di lusso sportive, abiti di sartoria. Il bel René non riesce a resistere al richiamo del massimo degli orologi, un Rolex in oro massiccio. 

Vallanzasca, Serra e il Rolex
L’arresto del 1972 – Boomerissimo.it

Quale Rolex? Il modello più elegante e ricercato dell’epoca, un tempo che non aveva ancora visto il trionfo dei cronografi (e di conseguenza del Rolex Daytona) è il Rolex Daydate Ref. 1803: un orologio da presidenti, capitani di industria, famiglie regnanti. Vallanzasca, che non è tipo che ambisce a passare inosservato lo vuole nel nobile metallo giallo. Un gioiellino che oggi ha un prezzo di listino di circa 40mila euro

Attirata dalla scia di spese folli, la polizia riprende l’inseguimento terminato con scorno in Viale Monterosa. Ma stavolta riesce a rintracciare la banda, e la ferma al completo, in un colpo solo.  Serra e Vallanzasca sono finalmente uno di fronte all’altro, negli uffici della questura, eppure Vallanzasca è ancora convinto di essere imprendibile. È stato fermato, ma non in flagrante. E in fondo un orologio da 40mila al polso, anche per uno che di lavori regolari non ne ha mai fatto uno, non è mica un delitto.

Vallanzasca e Serra: la sfida del Rolex

Vallanzasca è Vallanzasca, uno che non abbassa la testa. E in fondo il suo avversario della polizia gli sta pure simpatico (non siamo sicuri che la simpatia sia ricambiata). Lo ha condotto in Questura, ma è solo un “povero” funzionario di Stato. Non è come lui, il Re della Comasina.

Renato Vallanzasca Achille Serra e il Rolex
Renato Vallenzasca e il Rolex che scotta – Boomerissimo.it

Vallanzasca si sfila l’orologio da 40mila euro dal polso, lo appoggia sul tavolo, e lancia la sua sfida

“Caro Achille, se riesci ad arrestarmi ti regalo questo orologio d’oro”
–Renato Vallanzasca ad Achille Serra

Anche Serra è Serra. Un uomo quadrato, tutto d’un pezzo. Una colonna dello Stato, che non può lasciarsi provocare da quel criminale, perdipiù già mezzo sconfitto. Resta in silenzio, col sangue che ribolle, digrignando i denti e fissandolo in silenzio, con quella espressione inespressiva che lo ha reso famoso, e contro la quale molti criminali saranno destinati ad infrangersi. 

Il silenzio si spezza. Suona il telefono. Vallanzasca ghigna attendendo la sua risposta, Serra alza la cornetta, ascolta. La sua espressione si scioglie per un attimo in un sorriso. All’altro capo del filo c’è il Maresciallo Scuri, lasciato a ripulire il covo dove il Bel René e i suoi sono stati arrestati. 

Il Maresciallo Scuri ha appena finito di ricomporre un puzzle di pezzettini di carta trovati nel secchio dell’immondizia, proprio fuori da casa Vallanzasca. Rimessi insieme, i pezzettini formano le buste paga dei dipendenti del supermercato. Le prove che mancavano. 

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Serra allontana quel Rolex che scotta, e che non ha nessuna voglia di toccare. Lo spinge verso Vallanzasca, che comincia a capire che qualcosa questa volta non ha funzionato. 

“Ti arresto sì, ma l’orologio tienitelo pure tu”. È la fine del bandito. Almeno per il momento… Ne parleremo di nuovo su Boomerissimo.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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  2. Auto criminali, la 132 blu di Vallanzasca: quel maledetto giorno a Dalmine – Boomerissimo

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