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Vita e morte di Francis Turatello

Vita e morte di Francis Turatello: l’ascesa, gli strani rapporti con Vallanzasca, il mistero dell’assassinio

 Un viaggio nella vita, nella morte e tra i misteri che continuano a circondare la “Faccia d’Angelo” della malavita milanese.

Eravamo bambini negli spesso rimpianti anni ‘70. Anni creativi, anni in cui eravamo felici senza smartphone e internet, senza influencer e senza TikTok, senza tante scemenze che sembrano rendere insensata una vita ancora più moderna di quella che ci pareva già modernissima allora.

Vita e morte di Francis Turatello
Francis Turatello – Boomerissimo.it

Spesso dimentichiamo che in quegli anni meravigliosi e incantati, bar e pizzerie esplodevano più spesso dei mortaretti di Capodanno, o quantomeno lo facevano nel mio quartiere. Terroristi e famiglie mafiose abitavano in mezzo a noi (per la verità forse lo fanno ancora, ma delle loro attività tendiamo ad accorgerci meno, tra un 11 settembre e l’altro). In strada si sparava, al ristorante si moriva talvolta tra l’antipasto e il caffè. Abbiamo ricordato in diversi articoli l’attività di Renato Vallanzasca, uno dei monarchi di questo mondo che a ricordarlo bene sembra decisamente meno perfetto. Il suo è stato un regno sanguinoso e tutto sommato breve (almeno nelle parentesi a piede libero). Il suo alter ago, modello e rivale, l’altro monarca di un mondo oscuro, grondante di soldi sporchi e di sangue, è stato Francis Turatello. 

L’enigma Turatello

Conosciuto come “Faccia d’Angelo” per il suo aspetto bonario e  ingannevolmente innocente, Turatello ha scalato le gerarchie criminali partendo da un’origine che è già misteriosa e mai fino in fondo chiarita.  Di certo si sa che Francesco Turatello nacque ad Asiago, in provincia di Vicenza, il 4 aprile 1944, da una sarta veneta e da un padre ignoto, di cui molto si sarebbe parlato in seguito, senza arrivare a certezze conclusive.

Francis Turatello in un momento di relax – Boomerissimo.it

A guerra finita la giovane ragazza madre e il bambino si stabilirono a  Milano, in cerca di fortuna. La scelta del quartiere di Lambrate è una delle molte coincidenze che intrecciano una storia piena di domande irrisolte. Lambrate era lo stesso quartiere in cui pochi anni dopo sarebbe cresciuto il piccolo Vallanzasca. Due famiglie problematiche, in difficili condizioni economiche. Due strade verso il riscatto che si sarebbero rivelate molto simili, intrecciandosi drammaticamente.

Erano entrambi figli illegittimi. Ma se delle origini del “Bel René” si sa anagraficamente tutto, non altrettanto si può dire di quelle di Turatello. Il padre era ufficialmente ignoto ma secondo molti non del tutto assente: voci insistenti assegnano la paternità al boss italoamericano Frank “Tre Dita” Coppola, legato alla famiglia Gambino. È una parentela che non è mai stata ufficializzata, e che molti considerano leggendaria. Sicuramente è servita a Turatello nella sua ascesa nel mondo criminale. Forse lo ha aiutato anche in altri modi, garantendogli legami internazionali nella complicata diplomazia del crimine, ma questo probabilmente non lo sapremo mai. 

Da ladro d’auto a re delle bische

Molto si può rimproverare a Turatello, ma non di avere evitato una dura gavetta nella sua carriera criminale. Cominciò rubando auto in proprio, poi il senso imprenditoriale e le capacità organizzative lo portarono ad espandere gli affari. Sua fu l’intuizione di creare una banda di espatriati catanesi, un’origine lontana dalla sua, ma che avrebbe presto riprodotto la dinamica del clan, allungando i suoi tentacoli su una serie di attività ad alto rendimento come le bische clandestine e lo sfruttamento della prostituzione e infine il traffico di droga (quella fra le sue attività che suggerisce maggiormente un legame di alleanza con potenti organizzazioni criminali). Re della notte e delle sue attività illecite, Turatello traeva dalle sue attività non solo una notevole liquidità ma anche potere, contiguità, capacità di ricatto, che gli permisero di affermare sempre più un suo potere personale, curiosamente autonomo dalle grandi cosche.

Vita e morte di Francis Turatello
Francis Turatello e il suo alleato Albert Bergamelli della Gang dei Marsigliesi – Boomerissimo.it

Tra i suoi alleati diciamo così “tecnici”, Turatello scelse il clan dei Marsigliesi di Albert Bergamelli, col quale realizzò una joint venture finalizzata alle rapine e ai sequestri di persona. Due attività che esplosero improvvisamente: i sequestri di persona tra il 1972 e il 1981 raggiunsero la cifra incredibile di 161. Per quanto riguarda le rapine il conto è più difficile. Nessuno che avesse una gioielleria o un negozio anche solo minimamente di lusso aveva molte probabilità di evitare, prima o poi l’ingresso di uomini armati, e probabilmente una sparatoria. Eravamo toccati tutti, la pizzeria in cui pranzavi poteva esplodere, il bar prendere fuoco. Un mio amico, rapinato tre volte nel suo negozio decise di vendere tutto e  trasferirsi agli antipodi, in Australia (o meglio lo decise suo padre, stanco di vedersi spianare in faccia pistole).

In quella Milano da far west, Francis Turatello aveva imposto una sua legge, che riusciva a tenere ai margini organizzazioni potenti come Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Ma sarebbe servita da modello e presto da bersaglio per un’altra banda di cani sciolti, nata negli ambienti della Ligera, la tradizionale malavita milanese. La storia degli scontri tra la banda della Comasina di Vallanzasca e quella di Turatello l’abbiamo raccontata qui. Un lungo inseguimento dell’allievo verso il maestro, culminata dopo l’arresto di Turatello con la strage di Moncucco, quando ben otto membri della sua banda furono uccisi a colpi di arma da fuoco in un ristorante alla periferia di Milano. 

Le sorprese dopo l’arresto

Gli scontri fratricidi dissanguarono le due bande e spinsero le forze dell’ordine in overdrive, nel tentativo di mettere fine a un guerra in stile Chicago che nessuno poteva più ignorare. Vallanzasca cominciò il suo ciclo di arresti ed evasioni. Turatello fu preso e affidato alle patrie galere nel 1977, inaugurando l’ultima parte della sua carriera: la più sorprendente e tragica. Nel chiuso del carcere di Badu ‘e Carros quasi tutto stava per capovolgersi per lui. 

Vita e morte di Francis Turatello
La notizia dell’assassinio di Turatello a Badu ‘e Carros – Boomerissimo.it

Mentre il suo potere esterno si sgretola e le grandi organizzazioni criminali reclamano il ricco feudo di Milano, a sorpresa è lo Stato a chiedere il suo aiuto per risolvere il Caso Moro. Turatello non si piega, non viene a patti con chi lo ha arrestato, ma decide di giocare lo stesso la sua parte. 

Legato ai terroristi neri, con cui è rinchiuso insieme ai membri delle BR e ad un Vallanzasca curiosamente diventato “amico”, Turatello svolge la sua opera di pressione verso i brigatisti, con maltrattamenti brutali che rompono i delicati equilibri del carcere, e determinano lo stato di guerra con una composita alleanza di forze criminali. 

Le Br chiedono il sostegno di Cutolo e della sua Nuova Camorra, Cosa Nostra è già nemica da tempo. Misterioso rimane il ruolo di Vallanzasca, un amico pericoloso, con molti conti da regolare.

L’assassinio in carcere: la pagina più oscura

Per eliminare Turatello viene assemblata una rappresentativa di killer che provengono da organizzazioni diverse, che si aiutano, si coprono a vicenda e si assicurano di essere tutte coinvolte.

Vita e morte di Francis Turatello
Francis Turatello e Renato Vallanzasca, suo testimone di nozze in carcere. Un’amicizia come minimo complicata – Boomerissimo.it

Sono arruolati boia consumati delle carceri come Vincenzo Andraous, Pasquale Barra e seconde file come Antonino Faro e Salvatore Maltese, per cui l’omicidio eccellente rappresenta una specie di iniziazione. 

“Non sta succedendo niente. Pensa a te. Pensa che sia un infame”.
–Vincenzo Androus nel racconto di Pierluigi Concutelli

L’omicidio avviene sotto gli occhi di Concutelli, terrorista nero, amico di Turatello. La dinamica è convulsa, anni di indagini non riescono nemmeno a stabilire con certezza chi abbia vibrato i colpi mortali, che nel cortile del carcere tagliano la gola di Turatello da un orecchio all’altro e lo lasciano a terra con il ventre squarciato. Anni di indagini e di interrogatori non ne chiariranno né la dinamica, né i mandanti. E nemmeno gli esecutori effettivi. Chi è stato, chi è rimasto come spettatore, dovevano esserci altre vittime?

A oltre trent’anni da quel 17 agosto 1981 è chiaro soltanto che in quel momento finisce definitivamente il regno di “Faccia d’Angelo”, nato nel mistero e nel mistero tragicamente finito. Restano aperte quattro ipotesi, forse sovrapponibili. Ma sono un’altra storia e un’altra indagine, che ricostruiremo con tutta la pazienza che merita. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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