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Brenda Spencer e Bob Geldof

Brenda, la prima strage scolastica: “non mi piace il lunedì”

Nessuno, tranne i pensionati, ama il lunedì. Ma questa ragazza ha davvero esagerato

Nessuno ama andare a scuola. Siamo seri, nessuno studente, volontariamente, si alzerebbe ad ore antelucane per trascorrere gran parte del giorno, per nove mesi, in un luogo brutto, malsano, con gente che magari non ti sta neanche simpatica e per di più per essere valutato.

Brenda Spencer e Bob Geldof
Brenda Spencer e Bob Geldof – Boomerissimo.it

La scuola democratica ha un po’ temperato la questione valutativa barattandola con la comprensione e l’inclusione. Ma il disagio resta. Resta per chi a vario titolo è oggetto di scherno, siano essi studenti o insegnanti. Non si riesce a trovare la quadra, che, con molta probabilità, non esiste. Non siamo immuni da ragazzi che si pestano e/o pestano gli insegnanti coadiuvati dai genitori. L’unica cosa che ci salva dalle stragi scolastiche stile Columbine è la difficoltà per i ragazzini a reperire armi da fuoco. 

Sparatorie nelle scuole, un fenomeno USA

Le statistiche sulle stragi scolastiche negli Stati Uniti  hanno numeri da  epidemia. Dal 1997 al 2022, gli Stati Uniti hanno registrato 1.453 sparatorie a scuola, con un drammatico aumento negli ultimi cinque anni. Il fenomeno è quadruplicato da cinquant’anni a questa parte. In quest’arco di tempo le vittime sono state più di tremila, due terzi delle quali erano bambini. Si tratta di un fenomeno prevalentemente americano. Gli Stati Uniti hanno avuto 57 volte più sparatorie scolastiche di tutte le altre principali nazioni industrializzate messe insieme tra il 2009 e il 2018. 

Columbine
Gli autori del massacro di Columbine (By Columbine High School – https://archives.jeffco.us/repositories/2/archival_objects/745, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=145208837) – Boomerissimo.it

Le motivazioni di questo fenomeno sono molte. La facilità con cui si reperiscono le armi è una di queste. Gli Stati Uniti hanno il tasso di possesso di armi da fuoco più alto al mondo.

La gran parte dei responsabili di queste sparatorie hanno reperito pistole e fucili a casa, o le hanno ottenute da parenti e amici.  Tra i fattori culturali alla base del fenomeno, le ricerche mostrano un certo tipo di mascolinità che definiremmo tossica. Non è un caso che quasi il 98% delle stragi in ambito scolastico è perpetrato da maschi. E’ arduo demolire costrutti sociali che spingono gli uomini a sopprimere le emozioni, dimostrare la propria virilità attraverso l’aggressività, usare la violenza come strumento di risoluzione dei conflitti.

La cultura americana delle armi combina la tradizione della caccia con quella del Far West, ma nei tempi moderni è dominata dall’idea  che possedere armi sia un’espressione di libertà, individualità, e autoprotezione.

L’esplosione di rabbia che termina con un bagno di sangue a scuola è anche correlato al bullismo. Uno studio del Secret Service rivela che l’80% dei colpevoli era stato una vittima del fenomeno. Una persona bulllizzata tende ad isolarsi, si sente rifiutato, sviluppando, in molti casi, stati depressivi e in qualche caso desiderio di vendetta.

Ma sul banco degli imputati è tutta la società americana e i suoi valori fondanti: l’individualismo, l’idea del sogno americano che innesta aspettative irrealistiche, l’alienazione sociale promossa dal capitalismo “spinto”, le abissali disuguaglianze di reddito e la cultura della violenza diffusa dai media. 

Ma quando e dove è cominciato tutto questo? Difficile trovare una data precisa. Molti però ricordano il caso di Brenda Spencer, grazie ad una canzone dei Boomtown Rats. 

Brenda Spencer

Brenda era la più piccola di tre figli in una famiglia che presto finì in pezzi. Quando aveva nove anni i suoi genitori divorziarono. Il padre era stato un po’ troppo amichevole con altre donne.

Brenda, da piccola – Boomerissimo.it

La bambina rimase con il padre in condizioni di vita a dir poco disagiate. La loro casa era sporca, cosparsa di bottiglie di alcol vuote. Padre e figlia dormivano sullo stesso materasso steso sul pavimento del soggiorno. Brenda in seguito avrebbe accusato il padre di abusi sessuali e la madre di totale negligenza. A sedici anni Brenda era ormai una ragazza arrabbiata, isolata e ostile verso ogni forma di autorità. Non era difficile sentirle dire che voleva sparare a un poliziotto o  fare qualcosa di abbastanza violento da finire in televisione. I compagni di classe la descrivevano come “pazza” ed avevano paura di lei. 

Era una studentessa passiva, marinava la scuola. Le sue assenze finirono per costringere le autorità a trasferirla in una struttura per studenti problematici.

I segnali d’allarme 

Nell’estate del 1978, la ragazzina fu arrestata per aver sparato alle finestre della Cleveland Elementary School con una pistola ad aria compressa. Verso la fine dell’anno, le fu fatta una valutazione psicologica. L’esito fu spaventoso. Il referto raccomandava il ricovero in un ospedale psichiatrico per depressione e tendenze suicide. Il padre non acconsentì.

Brenda Spencer dopo l’arresto – Boomerissimo.it

Per Natale Brenda chiese al padre, come regalo, una radio. Ma l’attento papà le fece trovare sotto l’albero un fucile semiautomatico Ruger 10/22 calibro .22 con mirino telescopico e 500 cartucce. Brenda pensò che suo padre volesse che si suicidasse.

Continuava a ripetere a tutti quelli che la conoscevano frasi come: “Una di queste mattine verrete a cercarmi”,  “Non dovrete aspettare molto per vedere cosa mi sta succedendo”. Ma nessuno la prese sul serio.

29 gennaio 1979

La mattina di lunedì 29 gennaio 1979, verso le 8:30, Brenda aprì la finestra della sua camera da letto. Da quella finestra vedeva chiaramente la Cleveland Elementary School. Mise in posizione il fucile e quando il preside Burton Wragg aprì il cancello per far entrare gli studenti, iniziò a sparare.

La camera di Brenda – Boomerissimo.it

Il primo bambino colpito fu Charles “Cam” Miller, di nove anni. Cam  indossava un giubbotto azzurro, il colore preferito di Brenda. La pallottola lo attraversò da parte a parte. Brenda mirava ai bambini che indossavano giubbotti colorati perché le piaceva “vedere le piume volare” quando venivano colpiti.

Il preside fu ucciso mentre cercava di aiutare i bambini feriti. Anche l’insegnante Daryl Barnes e il custode Michael “Mike” Suchar, veterano della Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, furono colpiti. L’agente di polizia Robert Robb  fu ferito al collo. In totale, Spencer sparò trentasei colpi in meno di venti minuti. Il bilancio totale fu di due morti e nove feriti.

Le vittime – Boomerissimo.it

Per portare via le persone a terra, gli agenti di polizia Ted Kasinak e Sharon Amos Newberry utilizzarono un camion della spazzatura come scudo. Intanto Brenda si era barricata in casa. L’assedio durò circa sette ore. Un giornalista del San Diego Tribune, Steve Weegan, riuscì a contattarla telefonicamente. Quando le fu chiesto perché avesse compiuto l’attacco, Spencer rispose con la frase che sarebbe diventata tristemente famosa: “Non mi piacciono i lunedì. Questo ravviva la giornata”.

Provò a chiarire il concetto con frasi sempre più agghiaccianti: “L’ho fatto solo per divertimento”, “Era come sparare alle anatre in uno stagno”, e riferendosi ai bambini: “Sembravano un branco di mucche in piedi lì intorno; erano davvero facili da colpire”. L’agente Paul Olson, il negoziatore, parlò con lei  per ore. Le promise un Whopper di Burger King quando si fosse arresa. Finalmente, alle 14:30, Spencer aprì la porta di casa, depose il fucile e si fece catturare.

Il processo e la condanna

Nonostante avesse solo sedici anni fu processata come una adulta. Durante le udienze, emerse che l’imputata aveva subito un incidente in bicicletta che aveva causato danni a uno dei lobi temporali del cervello. Le fu anche diagnosticata l’epilessia e la depressione. Si dichiarò colpevole di due capi d’accusa per omicidio di primo grado e aggressione con arma letale. Fu condannata a 25 anni di carcere con la possibilità di chiedere la libertà condizionale. 

Brenda Spencer
Una foto recente di Brenda Spencer (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Brenda Spencer ha fatto richiesta di libertà condizionale dal 1993, ma è stata respinta in tutti i suoi tentativi: oltre al 1993, nel 2001, 2005, 2009, 2022 e più recentemente nel febbraio 2025.

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Nel corso degli anni la sua versione dei fatti è cambiata. Ha accusato il padre di abusi, ha affermato di essere affetta da sindrome dello spettro autistico. Ha anche giurato che durante la sparatoria  mirava oltre le teste dei bambini e che voleva farsi solo uccidere dalla polizia. 

Brenda e Bob Geldof – Boomerissimo.it

Ma il procuratore distrettuale ha smontato il suo tardo pentimento. I bambini furono colpiti anche agli arti inferiori, il che vuol dire che Spencer  sparava per ferire e uccidere.  Brenda sarebbe solo una delle tante detenute con poche speranze di libertà se la sua storia non fosse diventata una canzone. Bob Geldof, leader dei Boomtown Rats, poi promotore di Band Aid e Live Aid, lesse la notizia mentre era alla stazione radio del campus della Georgia State University. Fu colpito dalla spiegazione completamente assurda di quella ragazzina e scrisse “I Don’t Like Mondays”. La canzone raggiunse il primo posto nelle classifiche britanniche. I genitori di Brenda tentarono senza successo di vietarla negli Stati Uniti. Un tentativo tardivo di prendersi cura della loro figlia. 

They can see no reasons
′Cause there are no reasons 
What reasons do you need,?
(Tell me why)
I don’t like Mondays…

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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