The King of Cool aveva un rapporto speciale con i motori. Auto, moto lui le amava e loro amavano lui. Ma una che ha amato, alla fine gli è sfuggita.
Era un bad boy Steve McQueen e questo o poco più ha fatto anche al cinema. Un fuorilegge o uomo che segue delle regole che lui stesso si è forgiato a sua immagine e somiglianza. In nome di una giustizia superiore?

Forse ai suoi personaggi piaceva pensarlo, ma in fondo anche a lui.
L’icona
Ancora oggi McQueen è un’icona. Molti attori si sono avvicendati sugli schermi da quando lui era in auge, tanti bei faccini seguiti da bande di stylist, consulenti, gente che ti dice cosa mangiare per sembrare più giovane di un quarto d’ora.
The King of Cool era di un’altra generazione. Era di certo un uomo affascinante, sapeva di esserlo, ma la sua “coolness” era talento innato.
Ma la storia di McQueen l’abbiamo già raccontata, per i pochi che non lo sapessero, in molti articoli di Boomerissimo; abbiamo parlato del suo stile, dei suoi film anche di quelli fallimentari, del suo carattere ambizioso e poco condiscendente.
Oggi racconteremo la storia di una macchina, una Ford Mustang verde, protagonista di uno degli inseguimenti più belli della storia del cinema, quello in Bullitt.
Bullitt e la Mustang
Bullitt è uno dei film che ha costruito il mito McQueen. Diretto nel 1968 da Peter Yates vede al centro della trama il detective Frank Bullitt/McQueen nelle vesti dell’eroe stoico che lotta contro tutti, criminali ed establishment.
Al di là della trama, il valore del film è nella lunghissima scena di inseguimento in auto che vede McQueen alla guida di una Ford Mustang GT 390 Fastback Highland Green.
La sequenza dura dieci minuti e 53 secondi e, seppure non sia tra le più lunghe mai girate, è una delle più apprezzate per due motivi principalmente, il primo perché McQueen l’auto la guidava davvero (molto pre-Fast & Furious) e non c’era l’AI ad aiutarlo, il secondo per la bellezza della muscle car.
In verità le auto del film erano due, una veniva usata per le scene per così dire “regolari”, l’altra per quelle acrobatiche.
La sorte delle due “gemelle”
Al termine delle riprese, una delle due Mustang, quella che aveva patito di meno, passò ad un dipendente della Warner Bros che qualche anno dopo la mise in vendita. L’annuncio recitava: “1968 Bullett Mustang driven by Steve McQueen in the movie Bullett. British Racing Green, 4 speed, new tires, 19,000 miles, mint condition. Can be documented. Best offer!”
Da notare che l’incauto venditore sbagliò anche a scrivere il titolo del film. Insomma, l’auto fu acquistata per 6000 dollari nel 1974 da Bob Kiernan che la usò come una normale auto, salvo poi lasciarla in garage, per passare, negli anni ad auto più nuove.

Bob Kiernan nel 1977 ricevette una lettera da Steve McQueen in persona che desiderava riacquistare l’auto per ragioni sentimental/personali, ma gli fu risposto con un due di picche.
La storia della Mustang finì quasi dimenticata, fino a quando alla morte di Bob, il figlio Sean decise di restaurare quella vecchia auto. Il lignaggio di quella Ford verde ritornò alla luce e l’auto, restaurata e messa all’asta, fu battuta per la modica cifra di tre milioni e quattrocentomila dollari. Quisquilie.
E l’altra? Della seconda Mustang si erano completamente perse le tracce sino a quando il figlio di McQueen, Chad, nel tentativo di rintracciare una delle due auto, lanciò un sito web per raccogliere informazioni.
Arrivò in questo modo la notizia sensazionale, anche la seconda Mustang esisteva ancora, in Messico. Insomma esisteva, ne era rimasto lo scheletro e poco altro. Fu comunque identificata come originale ed avviata verso il restauro. Ad oggi non sappiamo ancora a che punto sia.
Ci piace immaginare che le due Mustang, finalmente insieme, forse di notte, si sfideranno ancora tra le strade di San Francisco come ai vecchi tempi. Steve McQueen se potesse vederle sarebbe sicuramente invidioso.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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