Steve McQueen, un caposaldo dello stile che molti vorrebbero emulare, raramente riuscendoci. Molto denaro ed energie sono stati sprecati nell’impresa. Perché non esisteva la guida definitiva di Boomerissimo.
È difficile spiegare il fascino duraturo che Steve McQueen continua ad esercitare un paio di generazioni dopo la sua scomparsa, su una vasta platea di maschietti che gli anni ‘60 e ‘70 non li hanno vissuti. Che spesso non hanno il fisico né gli occhi azzuri, né le misure antropometriche adatte per essere considerati sosia di McQueen. E che pure continuano a investire in accessori che dovrebbero dargli quel certo “McQueen” flair. Con risultati non sempre ottimali, va detto.

Qui alla redazione moda e stile maschile di Boomerissimo abbiamo dunque pensato di fare un servizio ai nostri lettori che vogliano ispirarsi allo stile McQueen senza pretendere di diventare dei cloni (il che sarebbe di per sé poco elegante e poco, diciamo cos’, mcqueenesco).
Quale Steve McQueen?
Il ghigno e il portamento di Steve McQueen sono una chiave della sua riconoscibilità (i maligni potrebbero dire che l’espressività e l’elasticità delle sue espressioni non era esattamente il suo punto forte, ma lasciamo ai maligni queste affermazioni temerarie).

Resta il fatto che dal look prigioniero allo smart urban look in completo tre pezzi de “Il caso Thomas Crown”, alle tute da corsa di Le Mans, molti sono i mondi a cui ci si potrebbe ispirare. La chiave del successo potrebbe essere adottare l’approccio cool e informale che la star diffondeva quasi naturalmente e pensare allo Steve McQueen casual ma non troppo. Un guardaroba semplice, tutto sommato facile da riprodurre ma che darà qualche risultato solo a patto che il tutto venga indossato con almeno un po’ della innata naturalezza e faccia da schiaffi che McQueen possedeva.
Il migliore investimento non saranno tanto gli accessori ma il tempo speso allo specchio prendendo fiducia nel proprio inossidabile fascino. La fiducia che McQueen possedeva in quantità industriale e forse mai eguagliata. Che sia questo il vero segreto della sua “iconicità”?
Casual sì ma non troppo: Steve McQueen è uno stato d’animo
Seguire questa strada significa rifuggire dall’ossessione del clone e dal pensiero del tutto fallace che la stessa etichetta e lo stesso oggetto producano il risultato desiderato.
Steve McQueen è uno stato d’animo, prima di tutto. Quindi calma, relax e partenza dai concetti di base, che vanno ben assimilati, prima di prodursi in acquisti tanto forsennati quanto inutili. Prima camminare e poi correre, si dice. Quindi partiamo dai primissimi passi.
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- Pantaloni khaki, i cosiddetti chinos: questo capo di origine militare si potrebbe definire la testata d’angolo del McQueen look. Partendo da un bel paio di questi pantaloni in tela di colore chiaro neutro, si possono creare infinite variazioni con un forte stile comune. Camicia bianca button-down semplice e intramontabile, un cardigan (capo solo apparentemente di sapore vecchiotto, ma adorato da McQueen), oppure un blazer, la giacca sportiva che sfiora il concetto di eleganza senza perdere la casualità. Partendo da questa palette cominceremo già ad avvicinarci all’obiettivo desiderato
- Occhiali da sole: osservando un lookbook del nostro divo di riferimento, si potrebbe pensare che soffrisse di una grave forma di intolleranza alla luce, da tanto era regolare il suo uso di occhiali da sole. Inutile dire che l’occhiale da sole era invece solo un booster di quell’aria overconfident tipicamente sua. Se volete avere qualcosa di Steve McQueen sapete già che la sua marca preferita era Persol. Le foto in cui li indossa sono innumerevoli. Non sono occhiali molto economici ma è difficile pensare di avvicinarsi al look della star indossando tarocchi imbarazzanti da bancarella. Meglio investire almeno su questo, anche perché il resto del guardaroba non è proibitivo.
- Giubbotto corto: un classico di Steve McQueen in moltissime varianti: pelle, tela blu (preferibilmente Harrington, ma su questo si può transigere), bomber. In questo caso vanno evitate le scarpe da boscaiolo e la gommina nei capelli: riferimenti stilistici che ci porterebbero completamente fuoristrada, più davanti a un chiosco di hamburger di Baranzate che sul set di Bullit.
- Grigio e crema: il nostro eroe non aveva gusti complicati ed era un grande fan dei toni neutri. Con una T-shirt da 3 euro, un giubbotto di camoscio magari usato, un paio di jeans e delle Clark Desert Boot si può già puntare al successo (purché sia stato fatto il lavoro preparatorio a cui abbiamo accennato in partenza)
- Total denim: per chi quel lavoro l’ha fatto molto bene ed è ben certo di poter esibire una credibile approssimazione alla faccia e alla camminata, all’occhiata e al sopracciglio mcqueenesco, si apre anche la possibilità del doppio denim: jeans e giubbotto. Il vero Steve McQueen adorava questa combinazione e la indossava spesso. Se chi lo indossa ha il giusto spirito, la combinazione può funzionare molto bene. D’altra parte se non funziona per niente è segno che c’è qualcosa di importante da rivedere nel linguaggio del corpo. Il total denim è dunque un ottimo punto di partenza per saggiare le speranze di avvicinarsi al look desiderato con un minimo di credibilità. E probabilmente ce l’avete già in casa.
In conclusione, l’elemento più importante dello “stile Steve McQueen” è uno stile e un linguaggio del corpo che quantomeno non siano del tutto incompatibili.
Se questo punto è stato affrontato con successo, chinos, Persol, giubbotti assortiti e una palette di colori che abbondi nel grigio, nel beige, con tocchi di blu magari nel maglione o nei jeans, possono aiutare.
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Dopo potrete pensare agli ultimi tocchi, la Triumph, la Ferrari berlinetta e magari una bionda o mora mozzafiato accanto (o entrambe, se si vuole essere maggiormente filologici).
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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