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Steve McQueen Le Mans

Steve McQueen, Le Mans, l’orologio: ricordo di una sconfitta drammatica

“Le Mans” era qualcosa più di un film per Steve McQueen. Era il coronamento di un sogno, come attore e come pilota. Doveva essere un capolavoro che avrebbe cambiato il cinema hollywoodiano. Fu un disastro creativo e finanziario. A ricordarlo restò un orologio, che ancora oggi è uno dei migliori acquisti possibili per gli appassionati di cronometri di alta gamma.

Steve McQueen è stato il fascinoso anti-eroe che tutto il mondo ha cominciato ad amare a metà degli anni ’60, e continua ad amare ancora oggi. Ogni suo film, da “Bullit” a “Il caso Thomas Crown” segnava record di incassi al botteghino. Ma quel ragazzo, nato in una baracca del Missouri per diventare una star del cinema e un’ icona di stile, aveva un altro amore, ancora più grande di quello per i film: le corse. In moto, in macchina, la velocità era la sua vera amante.

Steve McQueen Le Mans
Steve McQueen e il suo Tag Heuer Le Mans Monaco – Boomerissimo.it

Ben presto il molto denaro accumulato come attore avrebbe finito per rendere questa passione ancora più intensa e bruciante, facendo di lui un team manager, oltre che un pilota da corsa, McQueen sembrò realizzare finalmente il sogno partecipando con il suo team Porsche alla 12 ore di Sebring. Con un piede ingessato e fasciato al pedale, come un moderno Nuvolari. Ma presto sarebbe andato ancora oltre.

Da Sebring a Le Mans

Quella Porsche 908 che Steve McQueen aveva guidato a Sebring non si fermò al termine della corsa. L’attore aveva già in mente un piano molto più ambizioso: farne il veicolo per il più ambizioso e rivoluzionario film mai realizzato sul mondo delle corse. Un film che avrebbe fuso fiction e verità (ma con dosi da cavallo di quest’ultima) per mettere gli spettatori sul sedile di un’auto da corsa e trasportare sullo schermo la vera, genuina, drammatica, sconvolgente e pericolosa emozione dell’automobilismo sportivo.

L’idea era realizzare un film su Le Mans, girato in parte durante la vera 24 ore di Le Mans del 1970. La Porsche di Steve McQueen sarebbe scesa in pista, equipaggiata con una voluminosa cinepresa, avrebbe filmato la corsa dall’interno e tutto il materiale girato sarebbe stato montato nel nuovo film che Steve McQueen stava preparando per l’anno successivo: “Le Mans”. Ma l’opera che doveva essere il suo capolavoro diventò il fallimento più tragico della sua carriera, e forse contribuì anche al declino della sua salute.

Le Mans, un film-incubo

Come succede a chi ama troppo, Steve McQueen finì per perdere completamente lucidità e smarrire strada facendo il senso della sua impresa cinematografica.

La Porsche numero 20 guidata da Steve Mc Queen – Boomerissimo.it

Ci aveva scommesso tutto il suo denaro, in coproduzione con i giganti di Hollywood, metteva bocca in ogni aspetto della realizzazione. Era ossessionato dall’idea di trasmettere l’emozione della corsa e finì per dimenticare completamente che quello che stava facendo era un film. E che un film, per il pubblico è, innanzitutto una storia. Man mano che la produzione andava avanti, bruciava tempo e soldi in immagini di auto in corsa, senza produrre nessun coerente svolgimento drammatico, i collaboratori cominciarono a cadere come birilli, per molti fu la fine della loro carriera.

Licenziato il regista de “La Grande Fuga”

In origine il regista doveva essere John Sturges, un gigante di Hollywood che al suo attivo aveva capolavori totali, e difficili, come “I magnifici sette” e “La grande fuga“. Ma Sturges voleva fare fare un film, con una trama, una vicenda, magari amorosa, continuava a insistere per aggiungere pezzi di cinema all’opera che McQueen aveva in mente. I contrasti diventarono presto insanabili. Se ne andò con una frase che resta nelle cronache

“Sono troppo vecchio e troppo ricco per mangiare questa m…”

— John Sturges, sui motivi della rottura con McQueen

A sostiruirlo fu chiamato Harry Kleiner, una personalità più malleabile, ma che non avrebbe salvato il progetto da molti altri problemi.

Licenziato lo sceneggiatore di Bullit

A scrivere il film era stato chiamato Alan Trustman, un autore di enorme successo, già autore di numerosi successi di McQueen, tra cui “Bullit”. Trustman fece ogni possibile sforzo per trovare una linea comune con McQueen. Ma l’attore-autore era completamente perso nel suo sogno. Girava scene su scene con macchine da corsa sulla pista, inebriandosi del pericolo della velocità e dell’emozione che questa avrebbe trasmesso. Del resto, poco gli interessava. Si racconta che un giorno, tentando di mettere insieme qualche minimo nucleo di storia, Trustman, seduto al tavolo con McQueen gli abbia proposto di partire da qualcosa di elementare come “Tu entri in una stanza… la vedi… cosa le dici? Ciao”. Quando l’attore rispose “Non necessariamente” fu chiaro che tutta la carovana della produzione stava andandosi a schiantare. I rapporti con la star diventarono tesissimi, Trustman non voleva il peso di un fallimento addosso, ma fu esattamente quello che successe.

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La produzione, che era ancora in mano a McQueen lo licenziò in tronco. Non avrebbe mai più trovato un altro lavoro di spessore nel mondo del cinema.

Enzo Ferrari dice “no”

Il film doveva narrare della sfida tra le Ferrari e le Porsche, una delle quali pilotata da Steve McQueen. McQueen stesso non riusciva a decidere chi dovesse vincere tra i due. Aveva solo in mente corsa, corsa, corsa. La confusione costò quasi la vita a uno dei piloti di scena, che si schiantò e perse una gamba durante la ripetizione di una scena, necessaria per tenere il finale “aperto”.

Uno degli incidenti di scena. La Porsche distrutta è in realtà una Lola “rivestita” e molto più economica – Boomerissimo.it

Quando la decisione fu presa in favore della vittoria della Porsche, Enzo Ferrari ritirò immediatamente il suo sostegno al progetto. Le rosse sparirono e dovette fornirle il concessionario belga. L’ unico che in questa impresa abbia fatto fortuna.

Quasi licenziato anche Steve McQueen

A un certo punto “Cinema Center”, la produzione hollywoodiana che teneva in mano le chiavi del progetto decise di intervenire, prima che l’impresa finisse completamente fuori controllo, o ancora più fuori controllo di quanto era già.

“Stava diventando il documentario più costoso della storia”

–Funzionario Cinema Center

In un primo tempo si pensò di licenziare anche Steve McQueen e di strappargli del tutto di mano il progetto, sostituendolo con Robert Redford. Poi prevalsero la ragione e i vincoli contrattuali. Ma McQueen fu costretto a firmare un umiliante contratto nel quale rinunciava a qualunque ruolo nella regia, nella sceneggiatura e nella produzione. Doveva fare l’attore, punto e basta. E possibilmente guidare la sua dannata Porsche fino alla fine del film.

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In cambio Cinema Center acconsentì a mettere ulteriori soldi, necessari a finire il film, in incredibile ritardo e già pesantemente fuori budget (un passivo che non avrebbe mai recuperato).

La storia nella non-storia: l’orologio di Steve McQueen

Steve McQueen fu, oltre che un attore di enorme successo e un produttore sfortunato, anche un trend-setter lungimirante. Il suo stile, le sue auto, gli accessori di moda che sceglieva, dettano legge ancora oggi. In molti casi, come per i suoi occhiali da sole, restano protagonisti di campagne pubblicitarie postume, sul cui buon gusto occorrerebbe riflettere.

Steve McQueen e le difficoltà del film – Boomerissimo.it

Un’ altra “firma” che McQueen ha lasciato ai posteri è il suo orologio. Non ne aveva ovviamente solo uno, ma uno era quello che amava più di ogni altro, forse per il suo pedigree corsaiolo a per la sua immagine aggressiva, che ricordava le auto da corsa, per misurare le quali, del resto, era nato.

Tag Heuer Monaco: “L’ orologio di Steve McQueen”

Quando nasce, nel 1969, il leggendario “motore” che darà vita al “Monaco”, il mondo trattiene il fiato. Il suo nome è “Calibro 11”, il frutto di una collaborazione tra la stessa Tag Heuer, Breitling, Hamilton-Buren e Dubois-Dapraz. Non è solo un calibro di cronografo nato per le corse.

Tag Heuer Monaco Steve McQueen
Il Tag Heuer Monaco amato da Steve McQueen (photo Phillips)

È il risultato di una vera e propria corsa contro il tempo con le rivali Seiko e Zenith per lanciare un nuovo fondamentale avanzamento tecnologico: il cronografo con movimento automatico. Tutti e tre i competitor lottano fino al filo di lana per il primato. Ma Tag Heuer vuole qualcosa di ancora più avanzato: un cronografo automatico impermeabile, resistente fino ai 100 metri di profondità. Un sogno tecnologico estremo che, rivestito della sua iconica e rivoluzionaria cassa quadrata diventerà, il 3 marzo 1969 il Tag Heuer Monaco 1133B.

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Un orologio come nessuno aveva mai visto prima e di cui l’attore americano si innamora subito perdutamente. È l’orologio che simboleggia il suo sogno sportivo e che non solo porterà al polso nel film Le Mans, ma ne diventerà il simbolo. L’unico capitolo fortunato di una storia per altri versi tragica.

Un regalo da 2 milioni di dollari

Steve McQueen vuole quell’orologio al polso: glielo vediamo in numerose riprese del film. Diventerà il suo orologio-simbolo. Ma non solo. McQueen acquista numerosi esemplari del “Monaco” con l’intenzione di regalarli a qualcuno di quegli uomini che stanno dando vita alla sua impresa.

Tag Heuer Monaco Steve McQueen
Il Tag Heuer Monaco donato da Steve McQueen a Haig Altounian (photo Phillips)

Alla fine delle riprese uno andrà al meccanico del set: Haig Altounian. Proprio questo storico esemplare è stato recentemente venduto da Phillips per la cifra record di oltre due milioni di dollari. Il ricordo di un set disastroso è diventato un tesoro decisamente importante.

Un orologio su cui vale ancora la pena investire

Non è nostra intenzione “coprire” la follia del mercato orologiario, e i prezzi astronomici che molti degli strumenti da polso che hanno segnato un’ epoca riescono a staccare oggi nel mercato secondario. In tempi di scarsità di investimenti appetibili, gli orologi di lusso sono diventati uno strumento speculativo che si avvicina più alle criptomonete che al mondo dello stile.

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Ma esiste ancora qualche eccezione. Una di queste è proprio lui, l’orologio che Steve McQueen scelse per se stesso e per il suo film-capolavoro. il Tag Heuer Monaco, che nel frattempo si è segnalato anche al polso di Walther White, nella fortunatissime serie “Breaking Bad”.

Tag Heuer Monaco
Il Tag Heuer Monaco, oggi (sito Tag Heuer) Boomerissimo.it

Questo orologio fascinosissimo, secondo i siti specializzati, è rimasto uno dei migliori “Best Buy” per chi desidera acquistare un accessorio di lusso che tenga, o incrementi il suo valore nel tempo. Il suo prezzo di listino non è leggero, poco meno di 8000 euro. Ma nessun cronografo di marca si vende per pochi spiccioli. Chi non ha il budget farà meglio a ripiegare su segnatempo meno ambiziosi.

Gli happy few che invece possono aspirare a queste vette faranno bene a guardare con un occhio di grande riguardo l’orologio che Steve McQueeen scelse per sé. Non ancora gonfiato dalla “bolla”, un “normale” cronografo di questo tipo si può ancora acquistare sotto i 5mila euro. Non arriverà mai ai 2 milioni dell’esemplare appartenuto ad Altunian. Ma è un luogo molto sicuro dove mettere i propri soldi.

Se non ve lo fate strappare dal polso, e a meno di cataclismi che rendono inutile qualunque previsione in qualunque campo, il suo valore non diminuirà di sicuro. Un piccolo regalo che Steve McQueen potrebbe fare anche alle vostre finanze.

Antonio Pintér

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Comments (

2

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