Prima di Dahmer c’è stato lui, il primo cannibale “mediatico” dell’era moderna. Dahmer è stato massacrato in carcere, Sagawa ci ha costruito la fama.
Sarebbe una questione di giustizia. Colui che commette atti di una crudeltà e di un orrore spropositati, per di più gratuiti, dovrebbe essere messo nella condizione di non nuocere. C’è anche la questione della pena, che dovrebbe essere, in relazione alla gravità dell’atto commesso, dell’intenzionalità, dell’atteggiamento del reo, congrua.

Messa in questo modo, qualora il meccanismo funzioni, ci sentiremmo tutti tranquilli. Ma si tratta di un meccanismo fragile e complesso, un ingranaggio fatto di persone e pertanto fallace. In certi casi, però, la piega che gli eventi prendono, non è solo ingiusta, ma raccapricciante. Prima di andare avanti, quindi, è necessaria un’ avvertenza.

Non solo Dahmer
Jeffrey Dahmer è il più noto. La copertura mediatica sull’orrenda vicenda del killer di Milwaukee è stata enorme. Anche il momento storico ha aiutato. Nei primi anni Novanta le notizie già viaggiano veloci, i media statunitensi si tuffano nella storia e ci regalano ogni possibile dettaglio. L’assassino, dopo parecchi errori della polizia, viene arrestato, processato e incarcerato. Ed in carcere finisce la sua vita, massacrato da un altro detenuto. E’ triste, è orrendo, ma è un percorso, più o meno lineare.
Destino completamente diverso ha avuto un altro cannibale, che un decennio prima di Dahmer, si è reso protagonista di una vicenda simile, ma con un destino completamente opposto. Parliamo di Issei Sagawa.
Issei Sagawa
Giapponese di Kobe, Issei nasce prematuro nel 1949. Alla nascita è talmente piccolo che può stare in una mano. La sua condizione gli provoca non pochi problemi fisici, che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
Suo padre era un uomo ricco ed influente. Presidente della Kurita Water Industries, che si occupa del trattamento delle acque, nonché editore di uno dei quotidiani più antichi ed influenti del paese, The Asahi Shimbun.
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Il giovane rampollo cresce nella consapevolezza dei suoi difetti fisici, nonostante l’estrema cura di sua madre per la sua alimentazione, Issei non arriverà al metro e cinquanta per 35 kg. Ha un carattere introverso e trova conforto nella letteratura. Si laurea in Giappone all’università di Wako e continua gli studi fino a prendere anche un master in letteratura inglese.

Ma il suo amore per la parola scritta lo spinge ad iscriversi alla Sorbona per ottenere un Ph.D.
Un’anima gentile e raffinata, a raccontarla così, ma l’individuo gracile e sensibile ha già dentro il demone. Sin dalle scuole medie matura pensieri sul cannibalismo. Ossessionato dalla figura di Grace Kelly, mentre è ancora all’università di Wako si introduce nella camera di una studentessa tedesca, molto alta, con l’intenzione di tagliarle pezzi di gluteo e fuggire. Per sua sfortuna, la ragazza si sveglia e lo atterra. Arrestato per tentato stupro non subirà nessun processo. Il padre pagherà una forte somma di denaro alla vittima.
Una volta a Parigi continua a fantasticare sul nutrirsi di donne, che devono essere alte, affascinanti e in salute, perché devono trasmettergli la loro energia. Ogni sera invita a casa sua donne, anche prostitute con l’intenzione di ucciderle, ma senza riuscire a farlo, fino all’11 giugno del 1981.
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Con la scusa di prepararsi per un esame, invita a casa sua la studentessa olandese Renée Hartevelt di soli 24 anni. Mentre lei è intenta a leggere poesie, lui la uccide con un colpo di carabina alla nuca. Prima abusa del corpo inerme, ne taglia parti del corpo (si parla di almeno 7 kg), ivi comprese le parti intime, nonostante la giovane avesse il ciclo e se ne ciba per 4 giorni, sia cucinandoli che crudi, documentando ampiamente con fotografie l’avanzamento del suo “rituale”. All’insorgere della decomposizione mette ciò che è rimasto in due valigie, chiama un taxi e si fa portare al lago nel Bois de Boulogne, dove le abbandona. Alcuni passanti notano le due grosse valigie sporche di sangue ed allertano la polizia.

I gendarmi lo rintracciano molto facilmente ed Issei non oppone resistenza, confessando il crimine. Qui la vicenda si arricchisce di un altro aggettivo. Dall’essere solo orrida e violenta diventa anche grottesca.
Dal Giappone il molto danaroso padre gli manda un avvocato. Gli psichiatri che lo esaminano non lo ritengono in grado di sostenere un processo. Viene mandato in un ospedale psichiatrico, mentre la famiglia tenta di far archiviare il caso. I familiari della vittima sono distrutti dal dolore. Intanto, la rivista Photo entra in possesso delle foto di Sagawa e le pubblica. Verranno vendute oltre centomila copie prima di bloccarne la diffusione.
Un epilogo assurdo
Grazie all’influenza del padre, Issei viene rimandato in Giappone. Gli psichiatri giapponesi lo certificano sano di mente, i francesi sigillano i documenti del processo e nulla verrà trasmesso al tribunale del Sol Levante che non può fare altro che rimetterlo in libertà.
In definitiva Sagawa ha scontato due anni di ospedale psichiatrico ma nessun giorno di galera.

Nel frattempo in patria è diventato una star. Lo scrittore Inuhiko Yomota ha tratto un romanzo sulla sua storia che diventa un best seller, appare spesso in televisione come commentatore e opinionista. Ha anche esperienze come attore di film d’exploitation, in cui interpreta un voyeur sadico-sessuale e scrive anche recensioni sui ristoranti (!). In un’intervista alla rivista Vice del 2009, confessa di avere ancora desiderio di mangiar giovani donne, questa volta però giapponesi. Il suo desiderio, dice, non è uccidere, ma cibarsi di carne umana, dando anche le sue preferenze sulle parti del corpo.
Sagawa morirà nel 2022 per le conseguenze di una polmonite, come uomo libero.
Antonietta Terraglia


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