Alberto Sordi e l’Avvocato Agnelli, due personaggi abituati a dominare la scena. Due numeri uno. Due re. Ma due re dallo stile e dal carattere completamente opposto, come dimostrò una cena a casa Agnelli.
Lasciamo stare le schede biografiche. Se ci sono personaggi che non hanno nessuno bisogno di essere presentati, specialmente a chi, come noi, è giovane da un bel po’ di tempo, sono Alberto Sordi e l’Avvocato Agnelli.

Per un lungo tratto della nostra storia, i due hanno rappresentato due facce diverse, opposte, ma alla fine complementari del nostro mondo, del nostro essere italiani.
Sordi e Agnelli: il sole e la luna, lo Yin e lo Yang
Alberto Sordi: lo specchio di tutti i nostri vizi, piccole miserie e difetti. Tutto quello di cui avremmo volentieri fatto a meno, ma da cui era impossibile separarsi. La piccineria, le nozze fatte con i fichi secchi, l’invidia, la debolezza mascherata da forza, il provincialismo, le scorie di una società arcaica e rurale che si affacciava al mondo, ben conoscendo la propria inadeguatezza. Una storia di figuracce, di sconfitte, di maschere e castelli di carta che cadono miseramente. E soprattutto di fame atavica.

Tutto l’opposto era Gianni Agnelli: l’uomo che rappresentava tutto quello che avremmo sempre voluto essere e non saremmo mai stati, nemmeno vincendo tutti i giorni alla lotteria (cosa che semmai ci avrebbe trasformato in albertisordi biturbo). Gianni Agnelli non invidiava, era invidiato. Aveva una vita che era il contrario di quella di ognuno di noi: non aveva fatto un tubo da giovane (salvo divertirsi come a noi non sarebbe capitato mai), per poi mettersi a lavorare quasi per noia, raggiunta la mezza età. Agnelli era un’ Italia che un po’ ci stava sulle scatole, perché guardava tutti dall’alto in basso con la famosa “sprezzatura”, e pure con qualche ragione. Era un’ Italia di classe immensa, e completamente italiana, non doveva fingere di essere americana. Non doveva odiare gli spaghetti per poterseli mangiare. L’ Avvocato era molto italiano anche per altri aspetti, come una certa furbizia che ci è costata non poco. Ma tutto sommato era un conto che pagavamo volentieri, come alla fiera, quando ti godi la scena di “carta vince, carta perde”, e quella che perde è ovviamente la tua, ma lo sapevi già e valeva la pena di godersi lo spettacolo dell’incantatore.
“L’ eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”
–Gianni Agnelli
Due volti dell’Italia completamente opposti, insomma. Ma i volti di due campioni, due primedonne, due re che regnavano su due universi completamente opposti. Ma come tutti i re, erano anche capaci di intendersi benissimo.
Una cena indimenticabile
Cosa sarebbe successo se quei due mondi fossero venuti in contatto? Quali risultati bizzarri avrebbe potuto avere un incontro del genere? Avremmo visto Alberto Sordi indossare una delle sue maschere, o l’Avvocato sarebbe sceso almeno per un attimo nel mondo di noi imperfetti mortali?
E’ una domanda su cui non occorre fantasticare troppo perché nel 1976, un Mike Bongiorno nelle inconsuete vesti di cronista e intervistatore incontrò Alberto Sordi. Quello che Albertone raccontò è appunto l’incontro tra due mondi sideralmente lontani.
Un invito a cena casa dall’ Avvocato. Cena leggera, offerta con tale squisita eleganza da risultare piuttosto incomprensibile e insoddisfacente per l’uomo che aveva fatto irruzione nel mondo del cinema con “Un americano a Roma”
“Avvocato, ma lei non mi aveva invitato a cena?”
— Alberto Sordi
Poteva nascere un incidente diplomatico da un incontro così? Forse, ma non certo in presenza di due monarchi autentici, capaci di riempire con una risata anche un momento di imbarazzo, come quello che segue a una cena esangue ed evidentemente poco gradita dall’ospite principale.
Finì appunto come nel film: “M’hai provocato e io ti distruggo…”. A colpi di maccherone. Ma fatevelo raccontare da Alberto Sordi, ne vale la pena.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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